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Il caffè come metafora del cambiamento e della capacità di trasformare le criticità in risorse: l'esperienza della Cooperativa Lazzarelle

01/04/2019
di EPALE Italia
Lingua: IT

"Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Era stanca di lottare. Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro.
Suo padre riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco. Quando l’acqua delle tre pentole stava bollendo, in una collocò alcune carote, in un’altra collocò delle uova e nell’ultima collocò dei grani di caffè.
Lasciò bollire l’acqua senza dire parola e dopo venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in un piatto. Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, colò il caffè e lo mise in una scodella. Guardando sua figlia le disse: “Cara figlia mia, carote, uova o caffè?” La fece avvicinare e le chiese di toccare le carote, ella lo fece e notò che erano soffici; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo, mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l’uovo sodo.
Le chiese di provare a bere il caffè, ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò: “Cosa significa questo, padre?” Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente”, ma avevano reagito in maniera differente. La carota era arrivata all’acqua forte, dura, superba; ma dopo essere stata nell’acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare. L’uovo era arrivato all’acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito. Invece, i grani di caffè, erano unici: dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l’acqua. “Quale sei tu figlia?” le disse. “Quando l’avversità suona alla tua porta; come rispondi?
Sei una carota che sembra forte ma quando i problemi ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza?. Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, un licenziamento, un ostacolo durante il tragitto, diventa duro e rigido?
O sei come un chicco di caffè? Il caffè cambia l’acqua, l’elemento che gli causa dolore. Quando l’acqua arriva al punto di ebollizione il caffè raggiunge il suo migliore sapore.
Se sei come il chicco di caffè, quando le cose si mettono peggio, tu reagisci in forma positiva, senza lasciarti vincere, e fai si che le cose che ti succedono migliorino, che esista sempre una luce che, davanti all’avversità, illumini la tua strada e quella della gente che ti circonda”.
Per questo motivo non mancare mai di diffondere la tua forza e la tua positività come il “dolce aroma del caffè
.

Il desiderio di inserire questo breve racconto come introduzione all’articolo nasce da un frase di Stella Scialpi, direttore della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli, contenuta all’interno dell’intervento di Fausta Minale, docente del Corso di Scuola nella CCF, sulla rivista “Le due Città”.
Scalpi, infatti, riporta che “il caffè sia in sé metafora del cambiamento o, addirittura, della capacità di trasformare le criticità in risorse, che poi è la vera essenza e la grande scommessa del trattamento rieducativo”.
Questo racconto, dunque, consente di dare una lettura più profonda del progetto della Cooperativa Lazzarelle, che dal 2010 produce caffè artigianale all’interno della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli.

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Il progetto della Cooperativa Lazzarelle, nato all’interno del carcere femminile di Pozzuoli, risale al 2007, anno in cui è stato stipulato un protocollo di partenariato con l’associazione Il Pioppo Onlus, l’associazione Giancarlo Siani e la cooperativa Officinae ECS. Ma solo nel febbraio 2010 l’attività produttiva vera e propria prende avvio. Il progetto, infatti, si è scontrato con le difficili procedure burocratiche presenti all’interno del sistema penitenziario.
Nelle fasi iniziali è stata costituita la Cooperativa Lazzarelle per poter svolgere l’attività imprenditiva all’interno della Casa Circondariale ed è stato strutturato un corso di formazione, composto da una fase teorica e una fase pratica, rivolto alle detenute che consentisse di far acquisire le competenze necessarie per l’avvio dell’attività.

Principale attività della Cooperativa Lazzarelle è la produzione del caffè artigianale, seguendo l’antica tradizione di Napoli.
Valore aggiunto della Cooperativa è quello di coinvolgere due soggetti deboli: da una parte le donne detenute e dall’altra i piccoli produttori di caffè del sud del mondo. I grani di caffè sono acquistati dalla Cooperativa Shadhilly, che promuove progetti di cooperazione con i piccoli produttori.
Attualmente alla produzione del caffè è stata affiancata la produzione di tè, infusi e tisane e ad essi si aggiunge l’attività di catering e il bistrot Lazzarelle, dove è possibile comprare e degustare prodotti provenienti dall’economia carceraria. Il bistrot, inoltre, organizza eventi volti a raccontare il carcere in maniera differente e si pone l’obiettivo di essere un punto di “distribuzione culturale e commerciale di una rete di imprese sociali italiane impegnate in progetti che coinvolgono detenuti ed ex detenuti in percorsi di formazione”.
I prodotti della Cooperativa possono essere acquistati presso i punti vendita, presenti in diversi regioni italiane e anche all’estero, presso i gruppi di acquisto solidali e online seguendo le indicazioni fornite sul sito della Cooperativa. Inoltre, è possibile gustare il caffè prodotto dalla Cooperative in bar, gelaterie, ristorante e bed & breackfast, di cui è fornita una lista su una pagina dedicata del sito.
Questo progetto, dunque, offre una nuova opportunità per le donne recluse e un percorso di crescita professionale da utilizzare una volta tornate libere. A questi due elementi si aggiunge anche un forte impatto sulle detenute in termini di riduzione di ansia e aumento dell’autostima e del rispetto che l’attività imprenditiva, come attività responsabilizzante, consente di far raggiungere.

Sul sito della Cooperativa si legge che le detenute che fino ad adesso sono state coinvolte all’interno del progetto sono 56. L’impatto del progetto sulle donne è stato decisamente importante e positivo per il loro futuro non solo professionale, ma anche personale. A conclusione, si riportano alcune testimonianze contenute nell’intervento di Fausta Minale, citato all’inizio, che consentono di confermare quanto finora sostenuto:

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P. V. – “Qualcosa di positivo per la prima volta nella mia vita”.

R. S. – “Quando ritorno in cella ho la polvere di caffè fin nei calzini, però sono contenta”.

F. G. – “Questo lavoro mi fa sentire piena di speranza in un futuro diverso”.

C. C. – “Se dovessi definire questa esperienza con un aggettivo userei “appagante” perché mi fa sentire libera”.

V. M. – “Spero che questa esperienza mi faccia cambiare vita”.

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C. V. – “Mi sveglio e vado a lavoro. Mi sento normale, fuori di qui, fuori dal carcere”.

G. V. – “A colloquio ho parlato di questa esperienza e ho visto mia figlia, mia madre e mia nonna orgogliose di me”.

I. R. – “Quando lavoro il caffè, dimentico proprio di essere qui”.

L. I. – “Non pensavo di essere in grado di fare una cosa così impegnativa, di riuscire a imparare un lavoro”.

C. S. – “Mi ha colpito la frase di don Palmese: Chi dice donna, dice dono. Questo è il primo dono che ho fatto a me stessa”.   

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di Letizia Gamberi

Laureanda in Scienze dell'educazione degli adulti, formazione continua e scienze pedagogiche dell'Università di Firenze e tirocinante presso l'Unità EPALE Italia

Per il materiale e le testimonianze si ringrazia Fausta Minale, docente presso la Casa Circondariale femminile di Pozzuoli (NA) e Ambasciatrice EPALE

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  • Ritratto di giovanna murrazzu
    Ho scoperto per caso il progetto di "Caffè Lazzarelle" e ho potuto assaggiare alcuni dei loro prodotti...che dire? Caffè ottimo, dal gusto intenso e gradevole al palato...buonissime le tisane, gli infusi e la camomilla...davvero una bella iniziativa che premia il grande impegno di tutte le persone che hanno fortemente voluto realizzare un progetto molto apprezzato e che meriterebbe ulteriore diffusione a livello nazione...complimenti!
  • Ritratto di Giorgio Rini
    Lavorare con "materiale" umano significa anche questo: saper lavorare per trasformare in positivo. Il valore del lavoro, del saper fare è impareggiabile. Trovo di una bellezza incredibile la storia del caffè e di come reagisce all'acqua che bolle. Grazie per il valore trasmesso.