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Che cos'è l'educazione ambientale?

05/09/2016
di EPALE Italia
Lingua: IT

La crescente preoccupazione per la devastazione ambientale ha le sue radici nel decennio degli anni 70. Innumerevoli sforzi sono stati intentati per richiamare l'attenzione delle popolazioni sopra questo tema. Tra questi tentativi vengono fuori differenti approcci come lo sviluppo sostenibile che utilizza come strumenti l'educazione ambientale e la sostenibilità locale.
Il presente articolo cerca di stabilire la relazione tra l'educazione ambientale e la sostenibilità locale, ponendo in evidenza la necessita di sviluppare processi di gestione che includano queste due componenti.

E' necessario prima di tutto conoscere i riferimenti teorici che sostengono l'educazione ambientale, per poi successivamente delimitarla nel termine di sostenibilità locale da un concetto più ampio di sviluppo sostenibile, quello che finalmente ci porterà a relazionare questi suddetti concetti e l'importanza della loro relazione.

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Cominciamo domandandoci: perché l'educazione ambientale? Questa nuova disciplina, che è andata acquisendo sempre maggiore rilevanza nelle ultime decadi, contiene due parole che risponderebbero alla nostra domanda iniziale. La prima è la componente educativa, la quale ci dà gli strumenti di comunicazione con le comunità, che ci permette di trasformare linguaggi scientifici in linguaggi semplici che possano essere appropriati e compresi dai differenti gruppi sociali, la seconda la componente ambientale cerca di ricostruire queste relazioni create dall'uomo con la natura, però attraverso parametri culturali.  

Possiamo dire che l'Educazione ambientale è stata concepita come una strategia per offrire nuove modalità capaci di generare nelle persone e nelle società umane cambi significativi di comportamento e di riassegnare una nuova importanza a valori culturali, sociali, politici, economici e  relativi alla natura. Al tempo stesso cerca  di facilitare i meccanismi di acquisizione delle abilità intellettuali e fisiche, promuovendo la partecipazione attiva e decisa degli individui in maniera permanente; riflettendosi in un miglior intervento umano per l'ambiente e di conseguenza una adeguata qualità di vita. Con questa concezione, negli ultimi decenni, si è riposta fiducia nel processo educativo per contribuire alla risposta di problemi ambientali.

La concezione di educazione ambientale è andata modificandosi nel tempo, legata ai momenti storici e alla relazione che l'uomo ha stabilito con l'ambiente, ciò nonostante conservando sempre una stessa preoccupazione: la distruzione ambientale.
L'espressione educazione ambientale è storicamente collocata alla fine del secolo XX. Gli apporti di Scienze dell'Educazione e di Scienze ambientali sono il suo fondamento concettuale. Probabilmente la filosofia e le idee di J. J. Rousseau (1712-1778), contenute nel suo discorso sopra il naturalismo pedagogico, possono considerarsi come il più chiaro riferimento storico della educazione ambientale. Rousseau manifesta che la natura è l'unica e vera maestra per gli alunni. La natura era intesa come una fonte di saggezza dalla quale i soggetti dovevano apprendere.


Nel 1948 l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (UICN) creatasi in Francia, si riferisce, per la prima volta, all'educazione ambientale come “un approccio educativo della sintesi tra le Scienze Naturali e le Scienze Sociali”.
Con la creazione del programma Uomo e Biosfera, l'UNESCO nel 1971 diede importanza all'insegnamento e all'informazione riguardo la questione ambientale; si riporta:
“Portare a termine un programma interdisciplinare di ricerca che attribuisca una speciale importanza al metodo ecologico nello studio delle relazioni tra l'uomo e l'ambiente, considerando che il progetto sia incentrato nelle attività di insegnamento e informazione circa questi problemi”.


Nell'anno 1972 si celebra la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente Umano a Stoccolma, durante la suddetta conferenza si riconosce l'importanza dell'educazione concernente temi ambientali e indirizzata verso i differenti attori sociali che contribuiscono alla devastazione dell'ambiente.

Principio 19: è indispensabile un lavoro di educazione sulle questioni ambientali, alle generazioni giovani come agli adulti, che dia la dovuta attenzione alle popolazioni meno privilegiate, per creare le basi di una opinione pubblica ben informata e di un comportamento degli individui, delle imprese e delle collettività ispirata al senso di una propria responsabilità riguardo la protezione e il miglioramento dell'ambiente in tutta la sua dimensione umana. É anche fondamentale che i mezzi di comunicazione di massa evitino di contribuire alla distruzione dell'ambiente umano e diffondano, al contrario, informazione di carattere educativo sulla necessità di proteggerlo e migliorarlo, affinché l'uomo possa svilupparsi in tutti i suoi aspetti.

Tra i risultati più significativi degli accordi presi durante la Conferenza di Stoccolma si possono annoverare la creazione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (PNUA) e il Programma Interdisciplinare di Educazione Ambientale (PIEA), impegno preso da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).
Il PNUA è il programma delle Nazioni Unite che si incarica di coordinare i lavori relativi all’implementazione di strategie e politiche attente all’ambiente, indirizzate verso uno sviluppo sostenibile.

Nell’anno 1975 si realizzò il seminario internazionale di educazione ambientale a Belgrado per valutare i progressi che il PIEA aveva realizzato in materia di educazione ambientale e lì si diede il punto di riferimento per l’educazione ambientale chiamata “La Carta di Belgrado”.
Uno dei risultati ottenuti fu la definizione degli obiettivi del lavoro in educazione ambientale:
1. Per ciascuna nazione, in accordo con la propria cultura, chiarificare a se stessa il significato di concetti basilari, come la “qualità della vita” e la “felicità umana”, nel contesto dell’ambiente globale, sforzandosi anche di precisare e comprendere queste nozioni come sono intese da altre culture più in là delle proprie frontiere nazionali.
2. Identificare le azioni che garantiscono la preservazione e il miglioramento delle potenzialità umane e che favoriscano il benessere sociale e individuale , in armonia con l’ambiente biofisico e con l’ambiente creato dall’uomo.
Due anni dopo la dichiarazione della carta di Belgrado, si tenne a Tbilisi, Georgia, una delle conferenze più importanti in materia di Educazione ambientale e durante questa si definirono principi, scopi e obiettivi della Educazione ambientale. Questa conferenza apportò anche gli strumenti necessari per integrare gli aspetti naturali, sociali e culturali al tema ambientale.

Nel 1984 nasce il concetto di “sviluppo sostenibile”. A partire della commissione Brundtland, gruppo stabilito dalla Organizzazione delle Nazioni Unite ONU, la cui finalità fu la realizzazione di studi e tavoli di lavoro concernenti l’ambiente e lo sviluppo, nell’anno 1987 si pubblica il risultato di suddette ricerche sotto il nome “Nostro Futuro Comune”, dove si chiarifica il ruolo degli esseri umani nella conservazione delle risorse in una maniera sostenibile:
PRINCIPIO 27. Sta in mano dell’umanità far che lo sviluppo sia sostenibile, ossia, assicurare che soddisfi le necessità del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni per soddisfare le proprie. Il concetto di sviluppo sostenibile implica limiti – non limiti assoluti, se non limitazioni che lo stato attuale della tecnologia o della organizzazione sociale impongono alle risorse dell’ambiente e la capacità della biosfera di assorbire gli effetti dell’attività umane -, però tanto la tecnologia come l’organizzazione sociale possono essere ordinati e migliorati in maniera che aprano la strada a una nuova era di crescita economica. La commissione crede che la povertà non solo è un male in se stessa. Lo sviluppo sostenibile esige che si soddisfino le necessità basiche di tutti e che si estenda a tutti la opportunità di colmare le proprie aspirazioni a una vita migliore. Un mondo dove la povertà è endemica sarà sempre propenso a soffrire una catastrofe ecologica o di altro tipo.


Nel 1992 si tiene la Conferenza di Rio de Janeiro – Brasile, chiamata anche “La Conferenza della Terra”, durante la quale si rimarca la importanza dell’educazione ambientale come strategia per realizzare lo sviluppo sostenibile, questo rimane proclamato nella “Agenda 21”.


ARTICOLO 36: Ri-orientamento dell’educazione verso lo sviluppo sostenibile
Basi per l’azione. Si deve riconoscere che la educazione – incluso l’insegnamento accademico -, la presa di coscienza del pubblico, configurano un processo che permette agli esseri umani e alle società di sviluppare pienamente la sua capacità latente. L’educazione ambientale è di importanza critica per promuovere lo sviluppo sostenibile e per aumentare la capacità delle popolazioni per affrontare questioni ambientali e di sviluppo. Sebbene la educazione basica serve da fondamento per la educazione in materia di ambiente e sviluppo, questa ultima deve incorporarsi come parte fondamentale dell’apprendimento. Per essere efficace, la educazione in materia di ambiente e sviluppo, deve occuparsi della dinamica dell’ambiente fisico/biologico e dell’ambiente socioeconomico e dello sviluppo (che potrebbe comprendere lo sviluppo spirituale), integrarsi in tutte le discipline e utilizzare metodi accademici e non accademici  e metodi effettivi di comunicazione.

L'Agenda 21 divenne come la carta di navigazione dell’educazione ambientale, giacché lascia i principi di lavoro a ciascuno Stato.


Dieci anni dopo la Conferenza della Terra, si realizzò la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo sostenibile, il 26 agosto a Johannesburg, Sudafrica. In questa riunione i partecipanti, in maggioranza capi di Stato, valutarono gli scopi e gli esiti dell’Agenda 21 e si compromisero nel continuare lavorando ai principi lì proclamati.


Tra le molte definizioni di educazione ambientale, si segnala quella proposta da Maritza Torres, che considera la educazione ambientale “come il processo che permette all’individuo di comprendere le relazioni di interdipendenza con il suo ambiente, a partire dal conoscimento riflessivo e critico della sua realtà biofisica, sociale, politica economica e culturale, affinché partendo dall’appropriazione della realtà concreta, si possano generare in lui e nella sua comunità, attitudini di avvaloramento e rispetto per l’ambiente”.
Un evento molto importante è rappresentato dalla presentazione del Rapporto Brundtland, elaborato nel 1987 dalla commissione sull’ambiente e lo sviluppo. In suddetto documento si definisce formalmente il concetto di sviluppo sostenibile, e si evidenzia come per parlare di sostenibilità locale sia necessario prima collocarla nel contesto storico dello sviluppo sostenibile.
Il termine "sviluppo sostenibile" fa riferimento, secondo il rapporto Brundtland, a: “lo sviluppo che soddisfa le necessità del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie necessità e si basa sulla capacità di mantenimento dell’ambiente naturale”.
Le possibilità che offre lo sviluppo sostenibile hanno portato a un rinnovato interesse per il tema della sostenibilità delle comunità e della sostenibilità locale. Di fronte alla sostenibilità globale, le cui condizioni sono state esposte da ecologi sistemici e da macroeconomisti, sorge la sostenibilità di luoghi specifici del pianeta le cui condizioni sono oggetto di studio dell’ecologia del paesaggio, dell’economia ecologica, dell’antropologia culturale, della sociologia ambientale e, naturalmente, dell’ambientalismo radicale.
È così che il tema della sostenibilità locale deve essere affrontato dalla comunità; una comunità che deve essere capace e organizzata per far fronte ai problemi ambientali locali e che li riguardano direttamente. Il lavoro sulla sostenibilità locale ha due obiettivi principali: la gestione delle risorse e la partecipazione comunitaria.
Questi due aspetti si uniscono nel concetto di educazione ambientale, dove si può dar forma a progetti che diano una risposta favorevole alla risoluzione dei problemi ambientali, in maniera interdisciplinare.
I processi di sostenibilità locale richiedono dall’educazione ambientale l’elaborazione di una serie di indicatori, che aiutino a visualizzare i risultati tanto nella gestione delle risorse come nella partecipazione comunitaria, per la risoluzione di un problema ambientale in uno spazio e tempo determinati. Questi indicatori devono avere come riferimento le seguenti riflessioni:
a. L’ambiente inteso come risultato delle interazioni tra la natura e la società.
b. La situazione ambientale vista come lo stato dell’ambiente specifico, che si dinamizza in spazi non solamente fisici, se non geografici, ecologici e ambientali attraverso il tempo.
c. La situazione ambientale intesa come una elaborazione della realtà che permette agli individui e alle collettività, di una comunità specifica, di relazionarsi con il proprio ambiente.
d. Il problema ambientale visualizzato come la disarmonia prodotta nel sistema ambientale, attraverso gli impatti delle interazioni: società- natura- cultura.
e. Le risorse (R), le popolazioni (P) e le società (S), analizzate attraverso delle relazioni che si stabiliscono tra esse, aspettando spazi e tempi specifici nei quali sviluppare le proprie dinamiche.


Attraverso un problema ambientale, quindi, si possono fare letture sulla qualità delle relazioni dei gruppi umani, con i sistemi naturali dei quali fanno parte e attraverso i quali sviluppano le proprie dinamiche sociali e culturali. Allo stesso modo, per comprendere l’origine di una determinata problematica ambientale e le sue conseguenze, è necessario prendere come riferimento la situazione ambientale nella quale si colloca. Comprendendo che il problema ambientale è il risultato degli impatti prodotti per trasformazioni o modificazioni dell’attività umana per soddisfare le proprie necessità e come espressione della sua evoluzione, questa partecipa direttamente alla distruzione delle componenti dell’ambiente e quindi della qualità della vita delle popolazioni che vivono in quella stessa realtà ambientale.
Per concludere possiamo dire che la sostenibilità locale genera processi partecipativi, che originano una nuova gestione delle risorse ambientali, dove l'educazione ambientale è lo strumento di lavoro che dà la possibilità di nuove visioni del futuro e di un disegno strategico di azione, concernenti problemi ambientali sentiti dalla comunità.
Adesso il compito non è solo generare indicatori di sostenibilità locale, che già in molti paesi si stanno sviluppando, ma anche strategie di implementazione comunitaria, affinché siano questi uno strumento reale di gestione sostenibile e amichevole con l’ambiente. Esiste anche un’altra preoccupazione riguardo la sostenibilità locale e urbana, dibattito che deve essere considerato tra le comunità e le reti che si stabiliscono tra i due settori e non solamente dagli uffici del governo.

 

Adela Vélez Rolón, Dottore in biologia Università di Barcellona

Fonte: www.ecoportal.net
 

 

Leggi anche:

Il percorso internazionale dell'educazione ambientale, dal sito del Ministero dell'Ambiente

 

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