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Lotta al covid e concorso del carcere nei confronti della società libera. Prodotti al Cavadonna di Siracusa nuovi dispositivi di protezione

22/12/2020
objavil Wilma Greco
Jezik: IT

In altre occasioni abbiamo parlato della tessitoria della Casa Circondariale Cavadonna di Siracusa, un laboratorio che produce ordinariamente dall'anno 2014 federe e lenzuola per le scuole di formazione dell'amministrazione penitenziaria.

Vi lavorano sei detenuti, che dopo un periodo di formazione vengono assunti per la produzione. Per alcuni di loro si tratta della prima occasione di lavoro in un contesto di legalità, per altri l’opportunità di apprendere competenze da sfruttare sul mercato del lavoro una volta fuori dal carcere.

In un momento storico e sociale in cui la pandemia costringe tutte le aziende a “navigare a vista”, imponendo la trasformazione di tanti scenari lavorativi, anche la tessitoria di Cavadonna è stata parzialmente convertita per la produzione di dispositivi di protezione, prima solo le mascherine e ora anche le  tute, destinate ad altri Istituti Penitenziari e agli enti esterni.

«Un modo per dare il nostro contributo alla lotta al Covid – afferma il direttore dott. Aldo Tiralongo in un’intervista ad un’emittente locale – oltre che un segno del concorso del carcere nei confronti della società libera».

La produzione delle mascherine chirurgiche è ormai a regime da diversi mesi, mentre il prototipo delle tute è stato da poco sperimentato. L’obiettivo è di produrne 1000 al mese, assicurando uno specifico protocollo a garanzia delle condizioni di igiene e sanità. 

Non si tratta di un lavoro come un altro, ma di un modo per sottolineare quanto, nell’ottica della rieducazione del detenuto sancita dalla Costituzione, sia importante il ponte tra società esterna e carcere, l’accompagnamento verso il fine pena in un contesto formativo in cui si sostiene l’innovazione, si ricercano nuove strategie di produzione, si esaminano nuove soluzioni a problemi insoliti, si promuovono opportunità di empowerment della persona ristretta che, per ovvie ragioni, vive la quotidianità con un alto grado di disorientamento, frustrazione, incertezza, senso di inadeguatezza.

Per questo ci piace sottolineare che la conversione della tessitoria in laboratorio di produzione di DPI rappresenta non solo un aiuto al Paese, ma anche una scommessa in termini di formazione dei detenuti, nell'ottica del reinserimento in una società sempre più "liquida", in cui il vecchio motto "impara l'arte e mettila da parte", viene sostituito dal Workplace Learning: apprendere e produrre nuova conoscenza nei contesti di lavoro.

Wilma Greco

Ambasciatrice Epale Sicilia

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