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La pietra nera del ricordo. I primi 20 anni della Giornata della Memoria

"La pietra nera del ricordo. I primi 20 anni della Giornata della Memoria", il libro raccoglie una scelta di articoli di Giulio Busi, con un contributo di Silvana Greco su Liliana Segre, apparsi negli ultimi due decenni sul Domenicale del Sole 24 Ore. Si tratta di un itinerario critico costruito attraverso episodi del presente e del passato che raccontano in retrospettiva un momento della storia da non dimenticare, oggi più attuale che mai, attraverso la narrazione intensa e puntuale del massimo ebraista italiano.

Vent'anni – da tanto dura il Giorno della memoria. La raccolta permette di misurare quanto, in questi anni, è stato fatto e di rendersi conto dell’impatto straordinario che la cultura della memoria ha avuto sulla coscienza e sulla società europea. Non solo nel ricordo della Shoah. Persecuzione dei rom, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. I testi spaziano dalla storia alla letteratura, dalla poesia alla musica e alle arti visive, e cercano di catturare la complessità e le contraddizioni di questo esercizio di scavo collettivo. Numerose anche le testimonianze dei sopravvissuti, ebrei ed ebree italiani, per portare in primo piano la voce dei protagonisti. Infine, il discorso che Busi ha tenuto all'ambasciata italiana a Berlino, in occasione dell'assunzione della presidenza dell'International Holocaust Remembrance Alliance da parte dell'Italia, dipana il filo che, dalle leggi razziali, conduce  fino alle deportazioni e alla morte.

«Vent'anni fa – ricorda Giulio Busi nella prefazione al volume - ho scelto per il mio primo intervento una citazione inconsueta, che avevo trovato in un vecchio testo di mistica ebraica. Mi affascinava il richiamo alla “pietra del buio e della tenebra”, e il giudizio, così profondo e lapidario, su cosa sia la condanna più amara per un uomo. Ancor più della sofferenza e della morte, la vera fine, l'ultima catastrofe è l'assenza di ricordo». 

 

I 13 sopravvissuti italiani custodi della memoria

 

In Italia sono 13 gli ultimi sopravvissuti alla Shoah. La testimonianza diretta è essenziale: ma la memoria deve resistere, così dice Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz, dove fu deportata a soli 13 anni, con il padre, la madre e altri familiari. Non è vero che con la generazione dei testimoni, che inesorabilmente ci lascia, anche il ricordo sia destinato ad affievolirsi: il ricordo è una cosa viva, che passa da una generazione all’altra, come una candela serve ad accenderne un’altra.

 

 

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