chevron-down chevron-left chevron-right chevron-up home circle comment double-caret-left double-caret-right like like2 twitter epale-arrow-up text-bubble cloud stop caret-down caret-up caret-left caret-right file-text

EPALE - Elektronisch platform voor volwasseneneducatie in Europa

Blogs

EPALE approfondimenti: Costruire una casa dal successo. Intervista sul teatro in carcere con la regista Hannele Martikainen

23/10/2018
door Rumen HALACHEV
Taal: IT
Document available also in: EN DE LV FI SV SL HU EL FR ES PL

/nl/file/prison-education-theatrePrison education theatre

Prison education theatre

 

Secondo Hannele Martikainen, regista impegnata nel teatro in carcere, partecipare e avere successo in una produzione teatrale può essere un’esperienza rivoluzionaria per un detenuto. Uno dei presupposti di tale successo è il processo volto a favorire l'impegno con una ripida curva di apprendimento.

 

"Credo che la maggior parte dei detenuti si senta senza casa. Non parlo di una casa fisica o di una casa legata all’infanzia. Intendo una profonda sensazione di non avere una casa, che li ha portati nella situazione in cui si trovano."

La registra teatrale Hannele Martikainen negli ultimi dieci anni ha lavorato a progetti teatrali in carcere con i detenuti. Anche se inizialmente non aveva l’intenzione di crearsi una carriera nel campo del teatro applicato, la regista si trova adesso in prima fila tra i drammaturghi che si dedicano al teatro in carcere nel suo paese d’origine, la Finlandia. L’aver accettato un incarico di regia presso un istituto penitenziario dieci anni fa ha avuto come risultato un notevole catalogo di produzioni teatrali in carcere e la comprensione del processo di apprendimento che rende questa attività uno strumento estremamente efficace per la riabilitazione e l’apprendimento.

"I detenuti non hanno una casa, ma il nostro lavoro può darne loro una", continua. "Riuscire in qualcosa, spesso per la prima volta, è come avere una casa a cui tornare."

/nl/file/hannele-martikainenHannele Martikainen

Hannele Martikainen

La regista teatrale Hannele Martikainen dirige detenuti in progetti teatrali in carcere da oltre dieci anni. Credit: Jukka Kotkanen

 

Il teatro costruisce competenze trasferibili nella società

Il teatro in carcere è un processo nel quale un gruppo di reclusi si dedica volontariamente alle prove e alla messa in scena di un’opera o di una performance teatrale sotto la guida di professionisti del settore. Questi progetti sono spesso finanziati con fondi pubblici e ovviamente si svolgono in stretta collaborazione con le autorità carcerarie. Martikainen lavora attraverso la ONG per il teatro in carcere Taittuu, sostenuta dall’Agenzia finlandese per le sanzioni penali.

In questo momento Hannele Martikainen è di nuovo impegnata nelle prove, questa volta con i detenuti di un’unità penitenziaria chiusa nella Finlandia orientale. I detenuti stanno scrivendo da soli il copione usando come base i racconti popolari finlandesi. Il soggetto prescelto sono gli idioti del villaggio e la prima è in programma per settembre.

Di tutte le forme di riabilitazione e apprendimento per i detenuti, cosa rende significativo il teatro secondo Martikainen?

"Collaborazione, comunicazione e capacità di scendere a compromessi sono i fondamenti del teatro. Chiunque partecipi a una produzione teatrale si trova inevitabilmente a fare i conti con questi temi, che nel caso dei detenuti sono importanti capacità che possono essere trasferite nella vita civile", dice la regista.

Queste competenze non sono facili da acquisire. Ci vuole dedizione da parte dei detenuti-attori verso tutta la produzione, il che a sua volta richiede fiducia, una cosa che può risultare loro difficile. Per fortuna è anche una capacità che si può allenare, provare.

"Anche il coraggio di fallire è una parte essenziale del processo artistico. Si tratta di imparare facendo. A questo riguardo seguo John Dewey e il suo pensiero sull’istruzione sperimentale", aggiunge Martikainen.

 

Una rivoluzione dell’immagine di sé

Cooperazione, comunicazione, fiducia, sono queste le competenze che preparano il terreno per riuscire a rientrare nella società dopo un periodo di detenzione. Ma secondo l’esperienza di Martikainen l’impatto del teatro è ancora più profondo.

Nelle sue produzioni, Martikainen ha visto che molti detenuti hanno definito la loro persona sulla base dei difetti del passato. Molti hanno adottato la mentalità del "Non ce la faccio, non sono capace, non so come farlo". La fase delle prove di un lavoro teatrale ha lo scopo di dimostrare che quando si lavora scrupolosamente su qualcosa, alla fine si ottengono dei risultati. Un’incapacità si trasforma gradualmente in una capacità, se il detenuto si impegna veramente. È una vera e propria rivoluzione dell’autostima del detenuto.

 

Il metodo delle tre lealtà

Martikainen lavora seguendo un metodo che definisce delle “tre lealtà”. All’inizio si pone dalla parte dell’individuo, ciascun individuo del gruppo. Questo è il primo passo.

"Devo intuire quale attore ha bisogno di un sostegno emotivo, quale di una spinta e quale deve acquisire capacità tecniche di scena. Un regista deve sempre essere un pedagogo a questo riguardo".

Una volta costruito questo primo livello di fiducia, Martikainen amplia la sua lealtà a tutto il gruppo. Questo è il secondo passo.

"Promuovo lo spirito di gruppo, proteggo il gruppo nella sua totalità e deduco di che cosa ha bisogno il gruppo per costruire lo spettacolo".

Il terzo passo precede di poco l'alzarsi del sipario per la prima.

"Nella fase finale, la mia lealtà si sposta sul pubblico. Questo è il momento in cui pretendo che l’attore-detenuto colga la sfida e non deluda il pubblico. Le lacrime versate devono rimanere nel passato, adesso è il momento di mettere su uno spettacolo!"

L’impegno necessario perché questo processo venga completato, e in definitiva perché lo spettacolo abbia successo si svolge attraverso questi tre passi e uno spettacolo di successo può costruire una casa per chi non ce l’ha.

 

Le molte facce del teatro in carcere in Europa

Il teatro in carcere può essere visto come parte delle varie attività di istruzione che si svolgono negli istituti penitenziari, dati i suoi obiettivi riabilitativi e riformativi. Il caso finlandese che abbiamo descritto non è che un esempio di queste iniziative in Europa, che assumono varie forme e approcci.

Il teatro in carcere è presente in molti paesi europei e programmi dell’UE come Socrates, Leonardo, Grundtvig e poi Erasmus +, hanno spesso finanziato le attività artistiche che coinvolgono i detenuti.

"I metodi seguiti per fare teatro in carcere variano molto in Europa e penso che questo campo sia abbastanza sviluppato", dice Hannele Martikainen.

"Ciò che distingue un po’ le mie produzioni rispetto a quelle dei colleghi europei è il fatto che, per quanto ne so, siamo gli unici a uscire dalle mura del carcere per portare i nostri spettacoli in veri teatri".

Secondo Martikainen, lasciare la prigione è un aspetto importante della riabilitazione. Recitare in un contesto civile è particolarmente importante per i detenuti perché costituisce un modo di affrontare la vergogna e la stigmatizzazione legate a una pena detentiva, per diventare visibili a tutta la comunità, affrontare questi sentimenti e in definitiva superarli.

 

Organizzazioni di teatro in carcere in Europa

  • Il Regno Unito ha sviluppato le iniziative di teatro in carcere con vari gruppi attivi e organizzazioni come TiPPGeese Theatre Company e Clean Break. Per informazioni sull’impatto dei progetti artistici rivolti ai detenuti, può essere utile la Evidence Library della rete dedicata ai progetti artistici in contesti penitenziari del Regno Unito.
  • In Germania, il gruppo di teatro in carcere Aufbruch ha recentemente messo in scena un’opera in collaborazione con studenti di musica. La compagnia Aufbruch ha anche compilato un compendio di buone pratiche per il teatro in carcere, nell’ambito di un progetto europeo.
  • In Italia i progetti di teatro in carcere hanno attirato l’attenzione dei media nel paese, quando per esempio ex-membri della mafia hanno calcato le scene come attori. Un esempio di un gruppo che lavora con i detenuti è il progetto Teatro dei Venti.
  • Il Teatro Yeses in Spagna lavora da decenni con le detenute a Madrid.

 

Hai sentito parlare o hai partecipato ad altri progetti di formazione in carcere? Condividi la tua storia nei commenti qui sotto!


Markus Palmen è giornalista, scrittore e produttore audiovisivo, nonché freelance. Da agosto 2017 è coordinatore tematico di EPALE per le politiche. Markus è stato per otto anni direttore di redazione e caporedattore della rivista European Lifelong Learning Magazine

Share on Facebook Share on Twitter Epale SoundCloud Share on LinkedIn Share on email
Refresh comments Enable auto refresh

1 - 2 van 2 weergegeven
  • afbeelding van Karolina Hoza
    Bardzo ciekawy, dający do myślenia wpis. Zawsze wiedziałam, że teatr rozwija, edukuje, a nawet resocjalizuje. Jednak nie zdawałam sobie sprawy, że więzienne produkcje teatralne wnoszą do życia osadzonych tyle dobrego… od nabywania umiejętności potrzebnych do życia w społeczeństwie, przez nauczenie się zaufania, aż po umiejętność ponoszenia porażek i przełamanie w postrzeganiu siebie. 
    Myślę, że to cudowna inicjatywa, która mogłaby być szerzona w Polsce (nie do końca orientuje się, w jakim stopniu rozpowszechniona jest idea teatru dla osadzonych w Polsce). Cieszę się, że mogłam przeczytać ten wpis!
  • afbeelding van Maruša Mohorič
    Zaporniško gledališče? Gledališka predstava, v kateri so glavni igralci osebe na prestajanju zaporne kazni? Moram priznati, da sem bila nemalo presenečena, ko sem prebrala uvodnik, saj ljudje stereotipno zapornikov ne povezujemo z nekim kulturnim udejstvovanje. A konec koncev, vsi mi smo le ljudje, kajne? Vsak s svojo zgodbo...
    Ne vem, kako je v Sloveniji poskrbljeno za "učne" in prostočasne dejavnosti zaprtih oseb, zato bi bila vesela, če bi izobraževalci odraslih, ki delate s to ciljno skupino, delili svoje izkušnje!