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Apprendimento online: oseremo prendere il toro per le corna? (Prima parte)

17/12/2015
door Jodie Crossley
Taal: IT
Document available also in: EN PL ET DE FR ES

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Negli ultimi dieci anni, l’impatto della rivoluzione digitale sull’istruzione superiore è stato straordinario. Si potrebbe persino affermare che, nel corso della sua storia, il settore dell’istruzione non abbia mai dovuto fare i conti con fenomeni di portata analoga all’introduzione dell’offerta formativa online. Ѐ innegabile che le tecnologie precedenti abbiano trovato applicazione nei contesti più disparati, ad esempio per migliorare il processo di insegnamento, distribuire materiali didattici, raccogliere le risposte degli studenti, garantire trasparenza nella valutazione e favorire la condivisione delle migliori pratiche. Tuttavia le nuove tecnologie hanno fatto tutto questo e molto di più; la rivoluzione digitale ha avviato un dibattito universale, che ha coinvolto operatori del mondo dell’istruzione a tutti i livelli. Tale dibattito è stato alimentato da un’ampia gamma di reazioni, che spaziano dall’emotivo al razionale, dal filosofico al pratico, dalle considerazioni economiche all’opposizione testarda. Non sorprende che la posizione degli educatori oscilli tra un’accettazione entusiasta delle opportunità percepite e una paura enorme del passaggio alla didattica online.

Forse una tale varietà di atteggiamenti deriva dal fatto che questa “rivoluzione” è stata di basso profilo, caratterizzata più dalla diffusione capillare che da scarti dinamici.

In sostanza, abbiamo permesso alla modalità online di infiltrarsi nelle nostre istituzioni in maniera incrementale, procedendo per gradi, anziché stravolgere l’architettura complessiva. Si potrebbe affermare che la didattica online, nello specifico, sia stata introdotta da due categorie, intese in senso lato: coloro che hanno riconosciuto il potere della tecnologia per favorire cambiamenti positivi e coloro che mirano ad aumentare il numero degli iscritti senza doversi fare carico dei costi per la creazione di nuove infrastrutture fisiche. Né gli uni, né gli altri sono pienamente consapevoli delle insidie potenziali a medio e lungo termine. Di conseguenza, tra i professionisti del settore dell’istruzione si è creata un’atmosfera pregna in egual misura di entusiasmo e incertezza, soprattutto per quanto riguarda la pedagogia, in continua evoluzione, che sarà alla base dell’apprendimento online.

Non c’è dubbio che il ricorso alle tecnologie digitali con finalità didattiche abbia introdotto fattori prima inimmaginabili nel dibattito teso a stabilire in cosa consista un’esperienza formativa efficace. Tali fattori comprendono aspetti pratici, ad esempio il livello di padronanza tecnica necessario per avvalersi dei ritrovati dell’informatica più adatti. Tuttavia, al singolo individuo si richiede anche una partecipazione a livello più personale, che può investire la sua stessa percezione del proprio ruolo di professionista dell’istruzione.

Plausibilmente, per la prima volta nella loro carriera, gli educatori saranno chiamati a porsi domande difficili e a mettere in questione la loro didattica. Le risposte a tali interrogativi dovrebbero ispirare la loro filosofia educativa, la loro etica professionale e i loro valori personali. L’impatto potenziale di un riesame del genere implica che gli educatori non saranno tenuti solo ad affrontare questioni astratte con possibili ricadute sulla loro filosofia educativa, ma a chiedersi come i risultati di questa revisione possano trovare applicazione anche nella loro metodologia didattica.

In sostanza, l’effetto dell’applicazione di queste nuove tecnologie nello svolgimento dei programmi didattici potrebbe essere radicale e ad ampio raggio; in tal caso, sarà necessario un approccio del tutto nuovo ai contenuti, alle modalità e ai risultati attesi.
Tuttavia, le opportunità offerte dal nuovo mondo digitale sono controbilanciate dalla portata dei sospetti che provoca.

Le idee radicali vengono raramente accettate in blocco, pertanto l’introduzione di modalità online per lo svolgimento dei corsi, la valutazione e il supporto nei nostri istituti di istruzione è stata frammentaria e graduale. Al fine di integrare l’offerta formativa online nelle infrastrutture e metodologie esistenti (quelle che determinano la pratica attuale e ne sono a loro volta determinate) è stato necessario trovare dei compromessi. Di conseguenza, abbiamo assistito all’introduzione dei MOOC (Massive Open Online Courses), di varie forme di blended learning (apprendimento misto) e sistemi di valutazione sul web, a scelta multipla, in cui basta apporre una crocetta sulla risposta corretta. Si tratta di semplici concessioni tese a rabbonire quanti mettono in discussione il valore della modalità online pura, un mezzo formativo in grado di rivoluzionare l’insegnamento e l’apprendimento? Forse. Sicuramente la strada intrapresa condurrà all’accettazione diffusa del modello interamente online e prima o poi esso rappresenterà una metodologia alternativa alla didattica in presenza, con pari dignità rispetto ad essa. Al momento, tuttavia, stiamo attraversando una fase di transizione.

Clicca qui per leggere la versione completa di quest’articolo.

Michael Stewart vanta una vasta esperienza nell’elaborazione, direzione e attuazione di programmi di istruzione con una pluralità di mezzi. Di recente, in qualità di membro del consiglio di amministrazione e del team direttivo dell’Interactive Design Institute, Michael ha ricoperto vari ruoli, dalla messa a punto di una pedagogia pensata per la didattica online, alla stesura e revisione di materiale didattico concepito per la fruizione sul web, passando per il business development a livello sia nazionale, sia internazionale, la creazione di contenuti e le relazioni con enti esterni, come Scottish Enterprise, Scottish Development International e l’azionariato dell’IDI.

 

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1 - 1 van 1 weergegeven
  • afbeelding van Rubén ALONSO

    Creo que es lógico pasar por este periodo de transición, como en muchos otros estamentos de la vida. En el caso de la enseñanza online creo que se está avanzando a pasos agigantados y como bien se comenta en el artículo, más bien de forma generalizada (y menos mal, añadiría yo).

    Lo que está claro es que en esta sociedad al final muchos de los avances vienen de forma generalizada en "revolución", sin esperar a que se establezcan criterios que, por otro lado, vete tú a saber quién dicta y con qué experiencia...

     

    En mi experiencia personal, habiendo recibido y ofrecido formación online, creo que hoy en día es mucho más fácil y barato aprender con un modelo que no sólo tiene por qué centrarse en evaluaciones multiopción.

    Y además creo que facilitar la posibilidad de que cualquiera pueda ser un educador del siglo XXI y crear su propia plataforma de enseñanza (algo en lo que creo y pretendo precisamente con este artículo sobre cómo hacer cursos online), es la mejor forma de avanzar en esta transición, haciendo de la enseñanza online algo natural y "normal". Que acabe convenciendo a los que aún cuestionan la veracidad de esta forma de enseñar.

    Gracias, un saludo.