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Quando la ripresa post Covid in carcere ha il sapore di una pizza

10/08/2020
door Wilma Greco
Taal: IT

L’istituto Penitenziario di Piazza Armerina (Enna) conta circa 50 detenuti ed è situato nell’entroterra siciliano.

Un carcere di piccole dimensioni, dunque, di cui poco si è parlato sinora. Diretto da poco più di un anno dal dott. Antonio Gelardi, che i detenuti definiscono “Il miglior direttore d’Italia”, è in questi giorni alla ribalta della scena per aver realizzato uno dei primi eventi dopo la fase di maggiore emergenza covid: la “Pizza Galeotta. Metti una Pizza a Piazza”.

 

 

Uno dei punti di forza di questa direzione  è l’ ottimismo e la volontà di condividere idee e progetti con le persone recluse, con tutti gli operatori penitenziari e soprattutto con la comunità civile, chiamata a collaborare, trovare soluzioni per un reale riscatto del detenuto.

L’occasione è stata la giornata conclusiva del corso di formazione per pizzaiolo, realizzato da Cisi: un percorso della durata di  45 ore tra impasti e condimenti, per creare possibilità di reinserimento sociale a chi, scontata la pena, non avrà imparato solo l’arte ma conseguito anche una qualifica con attestato per una delle professioni più ricercate e meglio retribuite nel campo della ristorazione.

I primi di agosto, otto detenuti, guidati dai maestri pizzaioli, hanno mostrato che imparare un mestiere si può, e che l’‹oltre › il carcere si  prepara  ‹nel› carcere; questo in fondo ci dice l’art. 27 della Costituzione a proposito della rieducazione del reo.

La festa, cui sono state invitate anche le autorità cittadine, si è svolta nella biblioteca dell’istituto, ancora in fase di allestimento per diventare un luogo di aggregazione, di incontri culturali oltre che di lettura. 

Gli scaffali per i libri sono stati realizzati dai detenuti, in attesa di altri arredi che saranno integrati  grazie alla donazione di alcune cassette in legno da parte  dell’azienda  Cantine Planeta e del ristorante siracusano Don Camillo, consegnate nel corso dell’evento.

Cassette che diventano scaffali, sgabelli, banchi: i materiali di riciclo evocano la possibilità che tutto si rigeneri, pervenendo ad una forma nuova. Tutto e tutti, anche le persone.

Tra una degustazione e l’altra, letture scelte e sottofondo musicale, gli allievi pizzaioli hanno ricevuto gli attestati finali del corso.

L’evento sarà replicato nei giorni successivi per i loro familiari, che avranno così la possibilità di gustare le pizze e trascorrere, pur nel rispetto delle misure precauzionali, delle ore diverse da quelle dei normali colloqui.

 

 

 

fonte: vivienna.it

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