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Una mobilità Erasmus raccontata in videochiamata: “Non è mai troppo tardi per imparare. Noi studentesse straniere"

25/05/2020
door CPIA PALERMO 2
Taal: IT

Intervista a più voci di Vanna Di Mari, Rosa Antonina Gioè e Luisella Catania con la partecipazione di Roberta Compagno.

Nell’ambito del progetto SICILIA chiama EUROPA: lingue, nuove tecnologie, comunicazione interculturale e integrazione sociale di migranti nei CPIA, in relazione al programma europeo Erasmus+Key Action-KA1: LearnMobility of individuals-Action: mobility of learner and staff-Action Type: Adulte ducation staff mobility, tre le rappresentanti del Cpia di Caltanissetta/Enna nel viaggio organizzato con destinazione Irlanda- Galway.

In tempi di Covid-19 cambia la modalità di confronto e di  scambio di idee. Le piattaforme ci aiutano. Contatto ed intervisto tramite devices Vanna Di Mari, docente di alfabetizzazione a Caltanissetta, Rosa Antonina Gioè e Luisella Catania, al tempo assistenti amministrative presso la sede “San Giusto” di Caltanissetta.

Una scelta importante e condivisa all’unanimità, quella di rivolgere l’esperienza Erasmus non solo a docenti e dirigenti, ma anche agli assistenti amministrativi interessati.

Nella redazione e nella gestione del progetto infatti i responsabili hanno condiviso il pensiero comune dell’importanza, nella mission della scuola e ancor più della scuola per adulti, della sinergia tra le componenti docente e amministrativa, della importanza della crescita di ogni suo membro, certi della unicità dell' Istituzione scolastica e del valore la differenza di ruoli e compiti.

“Ciascuno di voi ha vissuto questa esperienza secondo la propria ottica personale e professionale. Tutte però siete tornate tra i banchi, proprio come gli studenti che frequentano i nostri corsi e le nostre classi. Che sensazioni avete provato?”

Ascoltando Rosa, assistente amministrativa, percepisco entusiasmo per l’occasione di formazione professionale unica ed irripetibile e una leggera preoccupazione per il viaggio in un paese straniero. Infatti afferma: “Non conoscendo la lingua se non a livello elementare, avevo paura di trovare delle difficoltà e di non essere capace di imparare qualcosa in così poco tempo”.

Luisella, assistente amministrativa si è sentita, per la prima volta, parte di quel variegato ed enorme mondo degli studenti “Erasmus” che girano l’Europa in cerca di nuove esperienze e nuovi incontri. Percepisco nostalgia quando alle sue riflessioni aggiunge: “E’ stata un’esperienza veramente unica, stimolante e formativa. Purtroppo breve!”.

Starebbero a parlarne per ore ma chiedo loro come si è svolta la settimana e Vanna, docente di alfabetizzazione, prontamente interviene: “Il centro di formazione ed istruzione, l’International House Galway si è occupato di formarci per l’intera settimana; dopo un primo giorno dedicato alla presentazione ed alla valutazione del nostro livello di conoscenza della lingua inglese, siamo stati suddivisi in due gruppi di livello ai quali sono stati assegnati dei docenti. Siamo diventati, di fatto, alunni stranieri!”

“Difficoltà?” domando.

“Ovvio!” interviene Luisella in un attimo. Ridiamo tutte. “All’inizio la comunicazione non era molto scorrevole, un po’ il disagio di un nuovo contesto, un po’ la full immersion in lingua diversa ma con il trascorrere dei giorni è stato evidente il progresso ed un sempre maggiore interesse per l’apprendimento della lingua”. Miglioramento della conoscenza della lingua straniera, confronto sulle metodologie e analisi delle best practice adottate nell’insegnamento della lingua L2 agli adulti ciò che emerge dall’intervista corale. 

Mi rivolgo al personale amministrativo:Quale ricaduta nel vostro quotidiano?”

Luisella immediatamente mi sottolinea quanto sia stato utile aver avuto la possibilità di osservare in presenza le pratiche e le abitudini organizzative-amministrative e didattiche della scuola irlandese, alcune delle quali è riuscita a trasferire nel suo contesto lavorativo.

“Sicuramente - si intromette Rosa - ho raggiunto obiettivi ad un livello più che soddisfacente, quello principale era il miglioramento della conoscenza della lingua inglese ma di fatto, per il mio lavoro organizzativo e amministrativo, essenziali l’acquisizione di nuove abilità e competenze”.

Vanna da docente ha una prospettiva, per ovvie ragioni, diversa. Le chiedo: Quanto interscambio di pratiche educative/formative e di accoglienza c’è stato?”

“E’ stato un confronto proficuo e ricco di tanti spunti di riflessione; abbiamo avuto modo di comprendere come molte problematiche insite nell’insegnamento-apprendimento e nell’accoglienza degli alunni adulti e adulti-stranieri siano comuni e trasversali; abbiamo riflettuto insieme e la socializzazione di dubbi ed esperienza personali ci ha aiutati anche a trovare soluzioni condivise, oltre che a realizzare un interscambio di quelle già sperimentate”.

E’ un fiume in piena e la lascio parlare.

“Ho avuto modo di appurare che le strategie metodologico/didattiche utilizzate sono pressoché simili alle nostre: cooperative learning, peer to peer, role playing; l’organizzazione dell’ambiente di apprendimento essenziale e l’approccio delle insegnanti cordiale, aperto e costruttivo. Mi sono rivista in loro. Una parte degli incontri veniva realizzato attraverso compiti di realtà svolti nei luoghi della città che ci hanno permesso di conoscere la cultura e le tradizioni locali e di capire come le istituzioni locali si occupino dell’accoglienza degli stranieri. In queste occasioni ho notato un alto grado di inclusione ed una serena convivenza tra la popolazione autoctona e gli stranieri”.

“Quale il bagaglio di ritorno?”. Pongo questa domanda e mi rendo conto che non è semplice darvi risposta. Esitano. Riflettono. Hanno ruoli diversi eppure sono accomunate dallo stesso spirito di solidarietà e dalla stessa voglia di far bene il lavoro.

Rosa rompe il silenzio: “Questa esperienza mi ha fatto immedesimare negli stranieri che vengono a vivere in Italia senza conoscere la lingua e mi ha permesso di comprenderne paure e difficoltà. Ho capito quanto sia importante l’accoglienza e l’aiuto che la segreteria può offrire loro, incoraggiandoli ad imparare ed a cogliere l’opportunità di migliorare la propria vita mediante l’istruzione scolastica”.

“A conclusione del corso – sottolinea Vanna - ci siamo salutati con la certezza di rimanere in contatto per sperimentare, anche a distanza, metodi e strategie di inclusione, accoglienza ed insegnamento/apprendimento per gli adulti. Probabilmente mantenere i contatti con una realtà altra e diversa dalla nostra rappresenta il vero bagaglio di questa nostra esperienza Erasmus: possiamo continuare un confronto che in una sola settimana ci ha rese migliori!”

“Verissimo! Condivido il pensiero di Rosa e Vanna ma credo sia importante che la scuola italiana si impegni sempre più a realizzare un piano di miglioramento che miri maggiormente alla crescita professionale del personale docente ed amministrativo per un conseguente sviluppo dell’istituto nel suo complesso sia a livello locale sia internazionale”.

È Luisella ad aver tirato le somme. Tre risposte diverse, tre risposte complementari.

Il viaggio verso l’Irlanda è stato vissuto da tutte loro con un carico positivo di aspettative che al termine di questa intervista mi rendo conto non essere stato disatteso. Hanno condiviso con il D.S., i colleghi ed il personale amministrativo la loro esperienza rendendola momento formativo all’interno dell’istituzione scolastica. In definitiva per citare Vanna, questa avventura ha permesso loro “di aprirsi ulteriormente a nuovi orizzonti e di rivalutare, migliorandole, pratiche e conoscenze personali e professionali già acquisite o poco praticate!  It was amazing!”

 

Intervista di Roberta Compagno

alla docente di alfabetizzazione Vanna Di Mari e alle assistenti amministrative Luisella Catania e Rosa Antonina Gioe’

 

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