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Analfabetismo Funzionale

Secondo una ricerca del Piaac (Programme for International Assessment of Adult Competencies), un programma dell'Ocse che valuta le competenze della popolazione, il 28% dei cittadini italiani hanno low skills' cioè basse competenze. Ciò vuol dire che riescono a comprendere solo brevi testi su argomenti familiari.

Secondo una ricerca del Piaac (Programme for International Assessment of Adult Competencies), un programma dell'Ocse che valuta le competenze della popolazione, il 28% dei cittadini italiani hanno low skills cioè basse competenze. Ciò vuol dire che riescono a comprendere solo brevi testi su argomenti familiari. Sui 33 Paesi Ocse, l'Italia si piazza al 29esimo posto alla pari con la Spagna e prima di Turchia e Cile.

Con il termine analfabetismo funzionale si indica l’incapacità di un individuo di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana; non è in grado di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità. Un' analfabeta funzionale, anche se apparentemente autonomo, non capisce ad esempio il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico. Non è capace, quindi, di leggere e comprendere la società complessa nella quale si trova a vivere.

Gli economisti Luigi Spaventa e Tito Boeri hanno dichiarato che l'analfabetismo funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese ed è responsabile del grave ristagno economico presente in Italia. Secondo il linguista Tullio De Mauro è a rischio anche la democrazia. L’analfabetismo funzionale è un problema che non può più essere ignorato perchè è anche la conseguenza degli episodi di razzismo nella vita di tutti i giorni. Sempre secondo gli studi del linguista Tullio De Mauro, l’unica possibilità per modificare un quadro così allarmante è potenziare l'istruzione e investire risorse nel futuro dei cittadini cambiando il modo di fare scuola. Al centro dell'azione didattica va posto l'individuo e non il programma.

L'Italia è tra i fanalini di coda dell'Ocse anche per quanto riguarda il life long learning, manca cioè la spinta a proseguire nello studio e nell'aggiornamento lungo tutto l'arco di una vita. Il problema non è più legato alla necessità di alfabetizzare in senso stretto la popolazione, quanto piuttosto all’incapacità di portare quest’ultima a padroneggiare il processo di acquisizione di informazioni e competenze per generare processi di comunicazione sociale, di benessere socio-economico e di accrescimento culturale. L’analfabetismo religioso contribuisce ad acuire queste problematiche all’interno di società plurali multi-confessionali e multi-religiose, rallentando i meccanismi di integrazione, di partecipazione alla cittadinanza e di condivisione dello spazio pubblico. 

 

Mariella Ciani

Associazione Askii Brainery per l'educazione permanente, Udine

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