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Emuārs

Obiettivo inclusione: abili al lavoro, e non solo. Impara l’arte e mettila da parte, in Bottega si va a scuola di vita

21/08/2019
by Annalisa Fabris
Valoda: IT

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Un luogo che sa di tradizione, che accoglie per trasmettere antiche e nuove professioni, da sempre praticate nell’operosa Brianza, e insieme per apprendere il mestiere più difficile, il mestiere di vivere e saper vivere bene.

Questo luogo, che si chiama Società Cooperativa Sociale S.r.l. Onlus La Bottega, nasce nel 1993, su iniziativa dell’Associazione Stefania, a Lissone (MB), per promuovere l’inserimento lavorativo di giovani e adulti, svantaggiati e disabili, in uscita da servizi formativi e d’istruzione secondaria. Da subito la cooperativa, dove oggi è ospitato un servizio sperimentale che presto si trasformerà in un Servizio Formazione Autonomia, si distingue come realtà produttiva, solidale e sostenibile dove affinare le capacità di soggetti fragili, in un ambiente protetto, per preparare all’ingresso nel mondo lavorativo. Soggetti con disagio personale-relazionale, con disabilità intellettiva e/o psicofisica, affetti da dipendenze, stranieri ed individui fragili che faticano a definirsi rispetto ad una prospettiva lavorativa e al ruolo di cittadino con vari livelli di autonomia e di responsabilità.

LA DIVERSITA', DALLE ORIGINI UNA RISORSA

Come i monili e le opere artigianali del laboratorio di gioielleria e ceramica sono pezzi unici ed irripetibili, così anche le persone che animano la Bottega sono differenti, caratterizzate da qualità e storie personali, con quell’immenso valore singolare di cui ogni individuo è portatore. Qui la diversità è all’origine ed è risorsa nel crescere insieme: in Bottega niente e nessuno è sbagliato, da buttare! Tutto infatti può essere riparato, aggiustato, riutilizzato e persino arricchito di valore aggiunto, dalle biciclette alle persone.

Lo conferma Andrea Burberi, coordinatore educativo, e lo si legge nero su bianco sul sito della cooperativa: “Bottega anticamente significava ‘luogo ove riporre ogni specie di oggetti’. Abbiamo creato uno spazio di co-working fatto di laboratori e reparti di lavoro, dove ragazzi (e non solo) con disabilità e volontari lavorano fianco a fianco, imparando gli uni dagli altri”.

Dai primi 20 pionieri, la composizione si è evoluta fino all’attuale che comprende la presenza di dipendenti, tirocini lavorativi, di inclusione sociale, terapeutici, studenti in alternanza scuola-lavoro, volontari, gruppi esterni di disabili adulti provenienti da altri Centri vicini; di questi sono solo 14 gli assunti di cui n. 2 risorse cosiddette ‘normodotate’, n. 12 persone di categorie protetta e n. 3 in convenzione ex art. 14 con aziende.

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L'ATTIVITA' EDUCATIVA' CON L'APPRENDIMENTO ESPERIENZIALE 

In visita ai locali della cooperativa, si ha l’impressione di entrare in una vera e propria manifattura, dove si aprono spazi dedicati ai laboratori formativi o, meglio, ai reparti di lavoro, come li chiamano loro. In ogni locale c’è un’attività coordinata da maestri d’arte e volontari esperti nei diversi settori: assemblaggio; ceramica; monili; cuoio; falegnameria; riparazione biciclette; laboratori per l’orientamento socio-lavorativo, falegnameria, ciclofficina e restauro. L’apparato produttivo comprende un’ampia gamma di settori: dall’assemblaggio di materiali plastici, idoneo per soggetti che necessitano di attività strutturate, al lavoro artigianale, variabile in base alle richieste del cliente, alla creatività e gusto personali (Richard Sennett, L'uomo artigiano). La produzione si autosostiene con il lavoro in conto terzi: come in un normale negozio, si entra in contatto con cliente e territorio, si attivano collaborazioni con le aziende dell’hinterland milanese e con la municipalità, si sperimenta come se si fosse dei professionisti e apprendisti veri e propri.

Così l’apprendimento è esperienziale, un ‘fare’ che si coniuga ad un ‘saper fare’ per arrivare ad un ‘saper essere’ che conduce alla scoperta di sé e alla maggiore consapevolezza/padronanza delle proprie competenze, trasversali e specialistiche. In Bottega lo stile educativo si contraddistingue per l’attenzione alle diverse fragilità, in percorsi formativi individualizzati e di accompagnamento professionale. A questo si unisce la cura degli aspetti più prettamente quotidiani, cadenzati in momenti formali, informali e non formali attraverso cui si esplica la crescita personale. Oltre ai reparti produttivi sono previsti anche laboratori e momenti formativi sulle autonomie di base che devono essere esperienziate ed assimilate nell’ambiente domestico, nel tempo libero, ecc..

 

OLTRE IL LAVORO, LA VITA

L’uomo non è ad una dimensione, il lavoro non gli basta. Per una buona qualità della vita, oltre allo sviluppo delle abilità settoriali, occorre maturare quelle life skills che rendono l’individuo capace di rispondere efficacemente alle sfide di tutti i giorni: il supporto nel costruire la rete delle relazioni sociali, la supervisione costante con colloqui individuali, il rispetto dei tempi diversi per ciascuno, la progressiva responsabilizzazione verso una maggiore autonomia nel tempo libero e sul lavoro. Tutti elementi fondamentali del processo di individuazione al centro dell’agire pedagogico dell’equipe che punta, per ogni utente, ad una capacità di valutazione e rappresentazione realistica di sé rispetto a risorse e limiti ed aperta al futuro.

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Andrea Burberi e Franco Dell’Olio, supervisore pedagogico, sottolineano che più spesso si presentano persone, in uscita dal sistema di istruzione e formazione, segnate da esperienze di insuccesso, percorsi disparati e, a volte, disperati, sia nella sfera sociale, con l’incontro di ‘cattive compagnie’, sia nel mondo lavorativo, con i primi ‘fallimenti professionali’. Percorsi che non sono stati in grado di sviluppare, in modo compiuto, quel processo di individuazione che porta la crescita personale alla piena consapevolezza della propria identità, dei punti di forza e debolezza e, di conseguenza, all’autostima.

IL SERVIZIO SELF

Per venire incontro a questi vissuti, dal 2013, è stato avviato il servizio sperimentale SELF (della Fondazione Stefania) rivolto allo sviluppo delle attitudini sociali e lavorative in giovani adulti che hanno già compiuto esperienze formative post-obbligo e che si dimostrano non del tutto attrezzati per un eventuale inserimento professionale. L’obiettivo resta l’inclusione con la verifica delle possibilità di evoluzione verso una convinta assunzione di ruolo lavorativo.  I percorsi SELF si avvalgono di strategie di accoglienza ed accompagnamento-ingresso-attivazione in più contesti di apprendimento attraverso un tutoring focalizzato sulle competenze nell’area operativo produttiva e nell’area relazione e dell’autonomia. Il soggetto deve essere inserito in un sistema di rapporti sociali che danno consistenza al vivere e che permettono di riconoscersi e definire il sé in un contesto relazionale, il classico approccio terapeutico non risolve.  E nel ‘fare’, che caratterizza la pratica educativa in Bottega, si instaurano le relazioni che fanno crescere e che sostengono nell’approcciarsi alle nuove richieste del ruolo lavorativo, grazie al supporto fornito dagli educatori. L’offerta è ampia, dai gruppi di orientamento guidato tra tirocinanti, agli spazi di colloquio, fino alle fasi di consolidamento e monitoraggio in entrata ed uscita dei tirocini.

 

ESSERE OPPORTUNITA' PER IL TERRITORIO

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Burberi esprime ottimismo rispetto al tessuto imprenditoriale che manifesta diversi livelli di sensibilità e, oggi, è più incline ad inserire nel proprio organico individui fragili. Tuttavia, ribadisce, le aziende hanno bisogno di non essere abbandonate nell’avventura dell’inclusione. Come? Grazie alla collaborazione con intermediari qualificati per assicurare il supporto ai soggetti svantaggiati, anche ad assunzione avvenuta. Significativa l’esperienza di Marco, nome di fantasia, che dopo aver terminato la scuola superiore ha svolto un tirocinio presso una piccola azienda di falegnameria, a conduzione familiare. Alla conclusione, non è seguita l’assunzione. Marco, a casa, cade in depressione ed impiega un anno ad ottenere la patente di guida. Intercettato dalla cooperativa, comincia un percorso di rinascita che riporta ottimismo e fiducia, tanto che avviato il nuovo tirocinio, l’azienda lo valorizza e pensa di assumerlo. Storie di vita come queste insegnano che le cooperative sociali e, così anche la Bottega, possono e vogliono essere sì un punto di riferimento per gli utenti affidati ma anche una risorsa positiva per il territorio con cui ci deve essere un interscambio continuo.

Un po’ officina e un po’ comunità educativa, la Bottega vuole offrire tante occasioni di sviluppo ai suoi ragazzi e al territorio per costituire, in un reciproco abbraccio, opportunità inclusive gli uni per gli altri, rigenerare spazi collettivi e co-costruire comunità civiche fatte a regola d’arte.

 

 

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