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La bussola del cuore

09/04/2020
Martina Blasi
Kalba: IT

"L’essenziale è invisibile agli occhi.
Un lungo silenzio, poi continuò: “I nostri sensi amano ingannarci, e gli occhi sono i più ingannevoli di tutti. 
Ci inducono ad avere troppa fiducia in loro.
Crediamo di vedere quello che c’è intorno, ma quello che percepiamo è solo la superficie.
Dobbiamo imparare a comprendere l’essenza delle cose, la loro sostanza, e per fare questo gli occhi ci sono più d’impedimento che altro.
Ci inducono a distrarci, e noi ci lasciamo abbagliare.
Chi si fida troppo dei propri occhi trascura gli altri sensi e non intendo solo le orecchie o il naso.
Parlo di quell’organo che è dentro di noi e per il quale non c’è un nome.
Chiamiamolo la bussola del cuore”

("L'arte di ascoltare i battiti del nostro cuore", Jan PHilip Sendker)


In questi giorni la parola "distanza" assume significati diversi, che a volte spaventano, perchè associati alla separazione, una separazione non naturale, ma imposta dall'attuale situazione di emergenza.


In un recente articolo di Antonio Montanaro, apparso sul Corriere della sera di sabato 4 aprile ("La distanza che ci ravvicina"), il linguista Marco Biffi e la psicoterapeuta Cecilia Iannaco, riflettono proprio sul significato chiave di questa parola che i dizionari indicano come: "spazio che intercorre tra due luoghi, due cose, due persone e simili", ma che va considerata anche in termini psicologici, perchè solo così può essere annullata.

Per annullare la "distanza psichica", quella che fa ammalare e fa sentire soli, bisogna ricorrere alla parola, sia scritta, che verbale. 

Sembra un paradosso! In questo periodo parliamo molto di rete, di social network  e di piattaforme per la comunicazione a distanza, strumenti certamente fondamentali per la didattica a distanza e per il lavoro, ma non sufficienti per ricordarci che, in un mondo recente e non globalizzato, il linguaggio verbale non era subordinato all'immagine, che spesso rischia di sminuire il valore della parola.

Attenzione però, la responsabilità con cui ne esercitiamo e usiamo il potere è nostra. Utilizzarla per creare, costruire, condividere, accarezzare o abbracciare, invece che per aggredire o allontanare, è una nostra scelta.  


Ma ancora, la parola compie la sua missione solo attraverso la presenza dell’altro ed è solo nel dialogo con l'altro che rivela la sua essenza. Parliamo quindi per mantenere i rapporti vissuti, scriviamo, riscopriamo la classica telefonata, chiudiamo i nostri occhi, immaginiamo la persona che ci parla, ma soprattutto ascoltiamo!

L'immagine spesso ci rende pigri perchè si impone ai nostri occhi, allontanandoci da un ascolto più attento, limitando la nostra immaginazione e recettività.


E, se invece vogliamo leggere lettere di un mondo lontano, sul sito web della Biblioteca Italiana è possibile trovare gli epistolari dei più grandi autori della letteratura italiana.


Buona lettura e buon ascolto! 

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Immagine: Marc Chagall, Coq rouge dans la nuit, 1944 

 

 

 

 

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