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Come semi in viaggio

25/02/2020
chiara DAMIANI
Kalba: IT

Sala Riunioni, Musei Statali di Berlino, Germania, 14 giugno 2019. Se fosse un film inizierebbe, con una serie di primi piani: quasi tutte donne, alcune con tratti esplicitamente nordici, altre evidentemente mediterranei, due giovani rifugiati siriani e, fra gli altri invitati, inaspettatamente, la mia collega ed io.
È il primo incontro di un gruppo di educatrici museali provenienti da tutta Europa impegnate in programmi di inclusione dei nuovi cittadini attraverso il patrimonio culturale e artistico.

Tutto inizia simbolicamente 21 mesi prima, il 14, 15 e 16 settembre 2017 a La Spezia in occasione del seminario EPALE “La formazione accogliente: condivisione di pratiche e scenari di collaborazione”. In una giornata tipica settembrina tra pioggia e sprazzi di sole tiepido visitiamo il Parco delle Cinque Terre per conoscere il progetto "Sciasci dii pozi tià su a secu" ("Sassi dei muretti costruiti a secco") che ha formato un gruppo di migranti da affiancare ai contadini di Manarola nella manutenzione dei tradizionali muretti a secco.
È stata una rivelazione, limpida nella sua semplicità: non c’è inclusione sociale se non tramite il lavoro e la partecipazione attiva, tramite cui passano il riconoscimento sociale e il diritto a raccontare la propria storia.
Quello che con un gruppo di educatori e mediatori museali stiamo sperimentando, grazie al progetto Erasmus+ Ka1 EMME - Education, museums and migrants’ experiences, finalizzato a sviluppare programmi di educazione museale per e con nuovi cittadini, è qualcosa di analogo: azioni che vedono i migranti come soggetti autonomi, attori del cambiamento sociale che stiamo vivendo, non  più cause o vittime inconsapevoli, ma individui capaci di costruire e stimolare una narrativa originale sul tema delle migrazioni, della transcultura, della ricchezza che nasce dalla diversità, persone capaci sviluppare identità nuove, voci ancora poco ascoltate per raccontare il “nostro” stesso patrimonio artistico.  

Sulla scia delle più recenti ricerche nell’ambito della museologia sociale, infatti, i musei in tutta Europa e recentemente anche in Italia stanno sperimentando forme innovative di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini stranieri migranti e/o con un passato di migrazione, non solo come destinatari, ma come soggetti attivi capaci di sviluppare una narrativa autonoma e di arricchire di contenuti e di esperienze originali i musei e la loro presenza nelle città. L’esito di questi percorsi, che condividono le sfide di ogni sperimentazione, è di aver dato vita in poco tempo a progettualità innovative, arrivando a pubblici nuovi, accrescendo le competenze e la consapevolezza sulla propria responsabilità sociale negli operatori museali che conducono i programmi di educazione e mediazione e infine aver favorito un legame più stretto e significativo fra patrimonio culturale immateriale e materiale e nuovi cittadini.

Siamo oltre la metà della durata del progetto, nel frattempo grazie a EMME è nato AMIR accoglienza musei inclusione relazione, un progetto sostenuto da Regione Toscana e Fondazione CRF, promosso da 7 musei di Firenze e Fiesole e che propone visite per scuole, adulti, stranieri, accompagnati da un gruppo di mediatori, spesso giovanissimi, afgani, tunisini, egiziani, maliani, gambiani, marocchini, camerunensi, colombiani, nigeriani, venezuelani, senegalesi, ivoriani, peruviani, ghanènsi, romeni, guineani, pakistani, cinesi, italiani, fra di loro 10 donne e un detenuto presso il carcere di Sollicciano che ha ottenuto uno speciale permesso del Magistrato.

AMIR, oltre ad arricchire la lettura transculturale del patrimonio artistico si sta dimostrando un potente dispositivo  di apprendimento sul campo per un gruppo di migranti che in pochi mesi hanno migliorato sensibilmente le loro competenze linguistiche, le competenze relazionali, la capacità di comprensione della società in cui vivono, e non ultimo i contenuti storico-artistici e il pensiero critico. Il progetto ha ricevuto numerosi riconoscimenti fra cui il primo premio internazionale MUSACCES come migliore iniziativa museale di inclusione sociale e allargamento dei nuovi pubblici ed è rientrato fra le attività dell’Anno europeo del Patrimonio culturale 2018.

In occasione dell’Estate fiorentina 2019, il progetto AMIR è cresciuto ancora e insieme ai mediatori, ha sviluppato nuovi percorsi nei giardini storici fiorentini dedicati alle straordinarie collezioni botaniche che, hanno varcato mari e attraversato i continenti arricchendo la flora dei nostri paesi. Un modo originale per esplorare la diversità ripercorrendo la storia delle specie vegetali che tanto hanno influenzato la nostra arte, la cultura e la cucina. Scoprendo che le nostre città, come accade al Giardino di Boboli per le piante esotiche, possono funzionare come luoghi di acclimatazione, spazi di accoglienza in cui lentamente adattarsi, in un processo trasformativo e deliberato in cui l’ibridazione/mescolanza produce varietà, ricchezza, complessità.

Prossima tappa: esplorare con le visite Amir i tesori culturali della periferia urbana...

Così insieme, in pochi mesi come piante rustiche che si propagano in maniera spontanea, stanno germogliando progettualità condivise, collaborazioni, amicizie, pratiche, piccole azioni, intuite da qualcuno, sviluppate da altri, riadattate ciascuno al proprio contesto e alla propria storia. Perché tutt* siamo semi in viaggio.

 

Chiara Damiani

Ambasciatrice Epale per la Toscana.

#EpaleAmbassador


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