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Le potenzialità andragogiche del FabLab: riflessioni a margine del seminario EPALE dell’8 luglio 2015

A seguito della giornata EPALE su innovazione e alfabetizzazione digitale, dell’8 luglio scorso, e delle belle discussioni che ha generato,  ho cercato di individuare quali sono gli aspetti più interessanti per chi lavora nel campo dell’educazione degli adulti (o EDA), in modo da proporli come spunti per nuove attività, soprattutto nel campo dell’apprendimento non formale.

Sintetizzando al massimo, questi aspetti sono essenzialmente 3, e tutti e tre strettamente intrecciati tra loro:

  1. La praticità
  2. La collaboratività
  3. Il divertimento

Possiamo dire qualcosa a proposito di ciascuno di questi punti, soprattutto per quanto riguarda le possibili applicazioni. In generale, però, possiamo partire da un assunto: gli adulti hanno delle resistenze specifiche all’apprendimento, diverse dunque da quelle dei giovani. Queste resistenze sono fatte anche di paure e pregiudizi: di non essere più capaci di imparare, di non essere più in grado di concentrarsi, di stancarsi facilmente.

La paura di non essere più capaci di imparare va smontata scientificamente: l’insegnante – che con gli adulti deve giocare il ruolo dell’amico/collega/supervisore/tecnico – deve trovare il modo per spiegare, dati alla mano, che ormai i neuroscienziati hanno dimostrato che il cervello non-giovane funziona come quello giovane, e se uno non impara è solo perché non vuole. Stop. La paura di non essere (più) capaci di seguire lezioni tradizionali rimanendo adeguatamente concentrati si elimina alla radice, e cioè eliminando le lezioni tradizionali.

Ecco dunque dove il FabLab diventa il luogo ideale per fare EDA. In un FabLab non c’è una cattedra e non ci sono banchi. Ci sono macchine e ci si muove intorno alle macchine. Lo spazio, come insegnano i nostri lontani amici finlandesi, non è un elemento neutro della didattica, ma, insieme agli arredi, modifica radicalmente il modo di insegnare e imparare.

Così come ci si muove intorno alle macchine, e si sta spesso in piedi e non seduti – e il muoversi favorisce l’attenzione e anche lo scambio di idee e battute (e qui arriviamo direttamente al terzo punto, cioè al divertirsi) – nel FabLab ci si muove intorno a problemi pratici, esigenze ed urgenze. Da “Come si pulisce il piatto della stampante?” a “Come modifico il file di programmazione?”, il punto di partenza e quello di arrivo sono oggetti, risultati, soluzioni che vengono raggiunte tutti insieme, ognuno aggiungendo un pezzo di idea, di lavoro e, perché no, di pane e qualcosa da mangiare. Incastrati nelle azioni, quasi inosservati, ci sono i momenti di spiegazione e le definizioni. La teoria è generata dalla pratica, diventa essenziale per andare avanti e, nella sua necessità, cattura l’attenzione e fa dimenticare il tuo essere astratta.

Ultimo, ma non ultimo, il divertimento.

Non c’è apprendimento senza divertimento – quello puro e intellettuale della conquista della comprensione di un concetto che si pensava arduo, quello misto della esibizione della propria bravura, quello dell’allegria di un momento di lavoro vissuto insieme come compagni di avventura.

In questo, finalmente, gli apprendenti di ogni età hanno il diritto di sentirsi giovani e audaci, affamati visionari alla ricerca di un Sacro Graal di polimero rosso. Nel FabLab ognuno può sentirsi Steve Jobs per (almeno) 15 minuti di gloria.

 

Link utili:

- La condivisione delle tecnologie digitali nell’educazione degli adulti (presentazione prezi), A. Cacchione

- The Adult Learning Theory: Andragogy, C. Pappas

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