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Risorsa

Risorse per contrastare l'analfabetismo funzionale

Lingua: IT

Inviato da Daniela Ermini

Lo scorso 3 maggio, l’Unità Epale ha avuto il piacere di partecipare alla giornata di studi Analfabetismo funzionale: perché? organizzata a Udine dall’Associazione Askii Braineri per l’educazione permanente, con il patrocinio dell’Università degli studi di Udine, della Regione FVG e della Provincia di Udine.

Il fenomeno dell’analfabetismo funzionale è insidioso e complesso. Ha la sua causa principale da una parte nella scarsa scolarizzazione di base degli individui e dall’altra nell’incapacità di tenere aggiornate le proprie conoscenze e competenze che possono portare ad un pericoloso analfabetismo di ritorno. I recenti dati Piaac parlano chiaro: oltre il 28% dei cittadini italiani è low skilled, ovvero possiede bassi livelli di competenze e conoscenze.

Ma come si affronta questo problema? Secondo il linguista Tullio De Mauro, l’unica possibilità per modificare un quadro così allarmante è potenziare l’istruzione e investire risorse nel futuro dei cittadini cambiando il modo di fare scuola. Ponendo al centro dell’azione didattica non solo il "programma" ma soprattutto l’individuo.

Gli interventi della giornata di studi hanno affrontato la problematica dell’analfabetismo funzionale da molte prospettive diverse e hanno generato un dibattito e uno scambio di idee interessante e stimolante di cui vogliamo rendervi partecipi: da pochi giorni tutti gli interventi sono stati raccolti e pubblicati nell’ultimo numero di Social News, rivista mensile di promozione sociale fondata da Massimiliano Fanni Canelles e patrocinata dalla RAI che vi invitiamo calorosamente a leggere e a commentare.

Leggi qui la rivista

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Collegamenti:

Analfabetismo funzionale, di Mariella Ciani

Analfabetismo funzionale perché, di Mariella Ciani

Autore/i della risorsa: 
http://www.socialnews.it/
Data di pubblicazione:
Giovedì, 9 Agosto, 2018
Tipo di risorsa: 
Studi e relazioni
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  • Ritratto di Filomena Montella
    Le riflessioni sono da me condivise in toto. Soprattutto concordo con quanto sosteneva  il linguista Tullio De Mauro, secondo il quale l’unica possibilità per modificare un quadro così allarmante era ed è  necessario potenziare l’istruzione e investire risorse nel futuro dei cittadini, cambiando il modo di fare scuola e ponendo al centro dell’azione didattica non solo il "programma", ma in primo luogo l’individuo. E' quello che tento di fare io insegnando Lingua e Letteratura italiana (3 ore a settimana) e Storia (due ore a settimana) nei percorsi di secondo livello (soprattutto secondo e terzo periodo didattico), in previsione anche delle prove dell'Esame di stato per conseguire l'agognato diploma. Per la lingua parto dall'errore: non è possibile usare il metodo "prima insegno la regola e poi la faccio applicare", ma lavoro direttamente sullo scritto e sul "modus parlandi"  dello studente, sì da limare errori di lessico e morfologici, che riguardano soprattutto la sintassi (maledetta la relativa....). Sul testo letterario lavoro per far venir fuori sensibilità, condivisione e confronti. La storia della letteratura e la lettura con analisi dei testi porta lo studente a sviluppare quella "competenza letteraria", che, citando il prof. Corrado Bologna, ti fa vedere che 2 + 2 non da 4, ma 5. Per la storia punto a far venir fuori la consapevolezza di essere cittadini del mondo, limando pregiudizi e contraddizioni. Gli adulti hanno tante competenze, acquisite in maniera informale e non formale, ma la scuola serve proprio perché l'individuo ritrovi se stesso come persona, che insieme ad altri costruisce il proprio futuro con chi gli sta accanto.