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L'integrazione dei migranti secondo la Corte europea

Lingua: IT

Inviato da Ada Maurizio

Nelle scorse settimane la Corte dei conti europea ha pubblicato il documento L’integrazione dei migranti che provengono da paesi non appartenenti all’UE  (giugno 2018). La Corte ha voluto evidenziare il supporto economico e politico a favore di coloro che vivono legalmente nei paesi UE. In tal senso, sono illustrate le principali fonti di finanziamento della UE nel settennio 2014/2020. Secondo Eurostat, a marzo 2018 oltre ventuno milioni di persone provenienti da paesi extra UE, sono legalmente residenti nei paesi UE (il 4% della popolazione totale) ma non sono cittadini europei.

Al di là del motivo della migrazione, infatti, i paesi UE sono impegnati nell’integrazione di persone che in alcuni paesi (Italia, Spagna, Francia e Germania) raggiungono il 5% della popolazione totale. Inoltre, emerge che l’82% delle misure di integrazione sono dirette al settore dell’istruzione e dell’inclusione.

La lettura del documento risulta molto utile anche per fare chiarezza sui diversi canali di migrazione verso i paesi UE, sull’uso della terminologia per descrivere il fenomeno migratorio, sui dati circa le presenze e l’incidenza sulla popolazione totale, sulla cronistoria del quadro UE per l’integrazione dei migranti, con i riferimenti alle principali fonti normative a partire dal 1999 con il trattato di Amsterdam, fino alle direttive del 2018.

Nel documento la Corte dei Conti europea evidenzia che i fenomeni della migrazione e dell’integrazione sono interdipendenti: Le attuali direttive UE in materia di migrazione prevedono un insieme di condizioni minime di ingresso e di soggiorno nonché diritti alla parità di trattamento. Gli Stati membri godono di una certa discrezionalità nel recepire queste direttive all’interno della legislazione nazionale, per cui le norme applicate ai migranti non sono identiche in tutti gli Stati membri. Tali differenze inducono i migranti, fra cui richiedenti asilo e rifugiati, a spostarsi da un paese all’altro, ritardando l’avvio del processo di integrazione. Un altro fattore che incide sull’integrazione è la durata del trattamento delle domande che richiede talvolta tempi lunghi.

Dalla lettura e dall’analisi di una vasta documentazione e dai report dei sondaggi che la Corte dei Conti ha realizzato, risultano ampi spazi che necessitano di miglioramento, sia a livello locale che europeo. Nella consapevolezza che una migliore integrazione dei migranti dà luogo, nel lungo periodo, a maggiori benefici economici, sociali e di bilancio per il paese in cui si stabiliscono, la Corte dei conti europea ha individuato alcune priorità per realizzare una efficace politica di integrazione che ha tradotto in sette sfide:

  1. ridurre i ritardi nell’avvio del processo di integrazione
  2. garantire la parità di diritti e la non discriminazione
  3. valutazione solida ed esaustiva dei bisogni e finanziamenti adeguati
  4. impegno degli Stati membri ad attuare il piano d’azione
  5. offrire sostegno a tutti i migranti in tutti gli ambiti di intervento pertinenti
  6. eseguire un monitoraggio efficace degli effetti dell’integrazione per misurare i progressi compiuti e, se necessario, adeguare le politiche
  7. assicurare un coordinamento efficace dei finanziamenti a livello nazionale e dell’UE

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Per una lettura integrale, è disponibile i documento.

Autore/i della risorsa: 
Corte dei conti europea
Data di pubblicazione:
Venerdì, 13 Luglio, 2018
Lingua del documento
Tipo di risorsa: 
Studi e relazioni
Paese:
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