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RISORSA

La categorizzazione sociale della conoscenza: contro ogni fenomenologia del razzismo nella scuola pubblica

Nella consapevolezza dell’attenzione attivata con la presentazione delle linee guida del Piano nazionale per l’Educazione al Rispetto non rimane che chiedersi quali possono essere le premesse culturali su cui le scuole devono interrogarsi, prima ancora di implementare le azioni educative volte ad assicurare la promozione e lo sviluppo delle competenze trasversali, sociali e civiche che delimitano le competenze connesse all’educazione alla cittadinanza globale e attiva. Chi siamo e che Paese abitiamo? Come si confronta la scuola italiana con il tema della “razza – etnia” e come possiamo intendere il concetto di diversità, in termini di elementi costitutivi morfologici piuttosto di differenze altre? In un contesto sociale dato produciamo una costruzione sociale della conoscenza. E’ indubbio perciò che nell’aula scolastica ci sia l’incontro/scontro tra la cultura specifica della famiglia di provenienza commisurata alla cultura delle istituzioni. Il mondo scolastico è sostanzialmente allineato alla matrice aristotelica: ciò che è vero è collegato all’enunciato. In effetti non esiste conoscenza senza generalizzazione e se questa è la considerazione pacifica a cui si può giungere, è altrettanto indiscutibile asserire che alcuni gruppi sociali hanno un accesso privilegiato alla conoscenza perché detengono l’abilità linguistica dell’enunciazione. Nella storia del razzismo, così come ricostruita dal pensiero occidentale, la scuola può permettersi oggi di dire qualcosa? E se sì, che cosa? La complessità politico-istituzionale si affida alla Linee guida, piuttosto che ai Piani di sviluppo sui temi più scottanti, che stanno peraltro scuotendo il complesso della società civile. E’ sentore comune che il giudizio culturale della scuola in generale e dei docenti in particolare, sia stato delegittimato perché di questo la società ha paura. Si è verificata una procedura di depotenziamento del giudizio culturale, perché si tarda a “prendere posizione”. Il problema vero è tessere la conoscenza scolastica con i fili dell’incontro tra culture ed appartenenze differenti, nella prospettiva della visione multiculturale e nella consapevolezza che l’azione di fondo deve essere l’interazione, prima ancora che l’integrazione. In quest'ottica la aule "esperte" (quali per esempio i gruppi di livello dei CIPIA) potrebbero fare molto per le aule scolastiche frequentate dalle giovani generazioni, gettando la basi per quell'allenaza culturale che molti vanno cercando, ma che spesso non appare scontata. 

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Autore della risorsa
Mariacristina Grazioli
Tipo di risorsa
Articoli
Paese
Italia
Data di pubblicazione
Lingua del documento
Italiano
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