Salta al contenuto principale
Blog
Blog

Fare scuola Fare Giustizia - un Vademecum per il dialogo 

Nasce "Un Vademecum per il dialogo", frutto del lavoro sinergico tra il mondo della scuola e quello dell’amministrazione penitenziaria.

Gli Uffici Scolastici Regionali per la Liguria e per il Piemonte in collaborazione con i Provveditorati per l’Amministrazione Penitenziaria Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta, hanno realizzato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 (Verbania 6/7 novembre 2019 e Cairo Montenotte 22/23 gennaio 2020) un percorso formativo congiunto rivolto al personale dei CPIA e dei corsi di secondo livello con sezioni di scuola in carcere, alla polizia penitenziaria e ai funzionari giuridico pedagogici.

Dal lavoro sinergico tra le due amministrazioni è nato Fare scuola Fare Giustizia - Un Vademecum per il dialogo

Il 13 aprile 2021, alla presenza degli Uffici Scolastici e dei Provveditorati coinvolti, di numerosi docenti e dirigenti e del Garante Nazionale Mauro Palma, si è svolto – in modalità online- il convegno di presentazione del lavoro: un’importante occasione per rinnovare il confronto sui temi dell’istruzione in carcere anche in considerazione delle questioni più stringenti ed attuali imposte dalle limitazioni connesse all’emergenza sanitaria tuttora in corso.

Il vademecum è stato presentato da Ada Maurizio, dirigente scolastico del CPIA 3 di Roma e ambasciatrice EPALE, che ha coordinato il gruppo di lavoro. Lo strumento, attualmente disponibile in versione ebook, presenta tutte le informazioni utili per chi lavora in carcere o per chi si sta avvicinando per la prima volta ai “luoghi e ai tempi per apprendere in carcere”, come spiega Ada Maurizio in questa intervista di Martina Blasi per Epale.

aula

1. Come è strutturato il Vademecum?  

Il Vademecum è il risultato di un lavoro corale al quale hanno partecipato 121 persone appartenenti al mondo della scuola in carcere e a quello dell’amministrazione penitenziaria. Nel corso dei due seminari ho raccolto i contributi dei lavori di gruppo e ho organizzato il testo del Vademecum per aree tematiche, trattando quelle essenziali e basilari per chi opera quotidianamente in carcere. Ho poi approfondito ogni tema consultando le fonti ufficiali di entrambi i Ministeri coinvolti e, laddove possibile, ho inserito il link al documento originale (circolari, decreti, atti vari e bibliografia).  Abbiamo realizzato due versioni: una più agile in formato e-book e già disponibile, l’altra in formato pdf e in versione integrale che sarà pubblicata a breve sui siti dei rispettivi Uffici Scolastici Regionali. 

2. Come è stato organizzato il lavoro?

I due seminari sono stati il momento più intenso e produttivo dell’intero percorso che è partito molto prima con la stipula dei Protocolli tra il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Piemonte, Liguria e Valle d’Osta (PRAP) e i rispettivi Uffici Scolastici Regionali.

I partecipanti sono stati divisi in gruppi di lavoro eterogeni di 10/15 persone. In ogni gruppo erano presenti tutti i profili professionali. Abbiamo cercato di non inserire nello stesso gruppo persone appartenenti alla stessa sede di lavoro, per favorire il confronto di esperienze e lo scambio di idee.

Ogni gruppo ha lavorato in due ampie sessioni, una pomeridiana e l’altra la mattina successiva. Ho consegnato a ogni gruppo una scheda di lavoro sui alcuni tra i temi del Protocollo nazionale tra il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Istruzione.

Ho replicato il format dei seminari EPALE perché ho verificato in più occasioni che permetteva a tutti di partecipare attivamente e di produrre risultati. Sono certa, inoltre, che la decisione di svolgere i lavori nelle rispettive Scuole di formazione della polizia penitenziaria, abbia avuto un peso positivo determinante. Mi spiego meglio: il personale della scuola, forse per la prima volta, ha ‘respirato’ un’aria diversa, ha conosciuto il luogo della formazione degli agenti. Dal canto loro, questi ultimi, si sono sentiti particolarmente a proprio agio. Ciò ha reso possibile superare eventuali barriere nella comunicazione.

La professionalità e la cortesia delle due scuole è stato un valore aggiunto che tutti abbiamo apprezzato. Mi preme anche sottolineare che il team composto dal personale dei due Uffici Scolastici Regionali e del PRAP ha gestito in piena armonia ed efficienza tutti gli aspetti organizzativi e amministrativi. Grazie a tutti loro è stato possibile realizzare il Vademecum e, soprattutto, dimostrare che le dichiarazioni di intenti dei protocolli si possono tradurre in azioni.

3. Il Vademecum comprende una sezione chiamata “Decalogo delle norme di comportamento”, quanto sono importanti le regole “non scritte” e i comportamenti adeguati in un’istituzione come il carcere?

Come tutti quelli che ci lavorano, sono importantissime. Su questo tema ho raccolto molto materiale scaturito dal confronto vivace e intenso tra i partecipanti ai seminari.

Nel decalogo ho sintetizzato le regole essenziali ma sappiamo che ce ne sono molte da aggiungere, alcune ‘non scritte’ che dovrebbero emergere per facilitare le relazioni interne tra i vari ruoli professionali.  Nelle ricerche che ho svolto nella fase di redazione del Vademecum non ho trovato altre pubblicazioni che abbiano trattato in modo diretto il tema delle regole di comportamento, nonostante sia il primo dubbio che hanno tutti i professori che entrano per la prima volta in carcere: come mi devo comportare? Cosa posso o non posso fare/dire?

In assenza di regole chiare e condivise, l’unica risorsa disponibile è il ‘tutoraggio’ dei colleghi esperti. In questo, però, vedo un rischio: il docente veterano, spesso, finisce per fare propri alcuni modi di agire e persino il linguaggio del personale interno agli istituti, a discapito della propria identità professionale che, non a caso, è molto fragile. Su questo ho avviato una ricerca con l’Università degli Studi Roma Tre.

4. La vita del carcere è descritta tramite un glossario emotivo e relazionale, una raccolta di parole che riguardano i sentimenti e il vissuto dei detenuti, ce ne vuole parlare?

Si tratta, secondo me, del capitolo più originale del Vademecum. L’idea è nata da un gruppo di lavoro del Seminario di Cairo Montenotte. Ci siamo chiesti: quali glossari?  Tutti erano d’accordo sulla utilità di elaborare un primo glossario tecnico che riguardasse gli schemi organizzativi e informativi degl’istituti penitenziari e degli enti formativi coinvolti nei percorsi scolastici.

Parallelamente, è emersa la necessità di tracciare una sorta di “glossario relazionale” con il quale indicare alcuni luoghi educativi e relazionali fondamentali per l’ingresso e il lavoro educativo di tutti gli attori coinvolti. È stato molto interessante esplorare l’uso dei termini che descrivono la vita emotiva e affettiva all’interno del carcere. Spesso in alcuni testi che parlano della vita intramuraria, c’è una descrizione retorica del detenuto che alimenta immagini stereotipate della reclusione.

5. Durante il convegno il garante Mauro Palma ha evidenziato tre aspetti fondamentali dell’educazione e l’istruzione in carcere: la necessità di costruire per il detenuto una rete di saperi modulare e non strettamente legata alle discipline; il rafforzamento delle competenze tecnologiche e la necessaria pianificazione territoriale dell’offerta formativa delle amministrazioni penitenziarie. Quanto sono importanti le azioni di sistema e l’integrazione delle intenzioni di tutti gli attori del settore per raggiungere questi obiettivi?

L’intervento di Mauro Palma ha centrato con grande lucidità, ancora una volta, il cuore delle numerose criticità che riguardano l’istruzione in carcere.

I segnali che arrivano sono, purtroppo, tutti chiari e volgono verso una direzione precisa: non esiste un governo dell’istruzione in carcere. Infatti, se la scuola in carcere entra a pieno titolo nella riforma dell’istruzione degli adulti, dopo sei anni non è più sufficiente la previsione normativa del DPR 263/2012. Intendo dire che i tempi sono maturi per definire Linee guida per l’istruzione in carcere, mettendo a sistema il settore con le sue peculiarità e specificità che non possono essere più comprese nello spazio ridotto che ha attualmente nei dispositivi normativi. Sappiamo che per raggiungere il fine ultimo dettato dalla Costituzione, alla gestione del trattamento, come definito dall’ordinamento penitenziario, concorrono molteplici attori istituzionali, agiscono più profili professionali e ha uno spazio rilevante il mondo del volontariato. È urgente, quindi, la presa in carico del sistema attraverso una governance congiunta e condivisa, non facile ma necessaria.


Link alla versione ebook del Vademecum 

vademecum.copertina

 

Nel testo e in copertina: murales realizzato dagli studenti della sezione carceraria  dell'I.I.S. Soleri Bertoni di Saluzzo (CN)

Login (1)

Want to write a blog post ?

Don't hesitate to do so! Click the link below and start posting a new article!

Ultime discussioni

Discussione EPALE: come incrementare l'educazione delle persone adulte con disabilità

Come parte del focus EPALE di Giugno dedicato al tema delle persone con disabilità, vorremmo conoscere i vostri punti di vista su come valorizzare ed incrementare l'educazione degli adulti con disabilità. La discussione è in programma il giorno 8 giugno alle ore 14:00 CEST.
Altro