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Voi mi odiate e io per dispetto vi amo tutti: Arte Musica e Caffè Cooperativa Sociale

18/01/2016
di EPALE Italia
Lingua: IT

SINOSSI

Da molti anni ormai dedico la mia vita alla cooperativa sociale Arte Musica e Caffè.

Negli anni molte persone mi hanno chiesto di raccontare la nostra storia per molti motivi: uno è la maggiore divulgazione di un’esperienza innovativa, sia dal punto di vista sociale che imprenditoriale, l’altro è per denunciare ciò che ancora oggi, dopo più di trenta anni dalla legge Basaglia, si tenta di nascondere: la salute mentale.

In questo scritto cerco di parlare della nostra iniziativa raccontando la mia esperienza, un’esperienza attraversata da tanti ripensamenti e tante vicissitudini dovute alla società in cui ci troviamo, alla mia classe sociale, a Napoli, la mia città, alla mia età e alle mie aspirazioni di vita. Forse non riuscirò a dir tutto con estrema chiarezza, ma la nostra vicenda potrebbe rivelarsi un paradigma, un metodo da cui trarre spunto per i tanti che come noi si trovano in questa situazione, consapevoli o meno.

Ho chiesto a tutti soci della cooperativa di raccontare la propria storia e di un catering che abbiamo organizzato e, a chi volesse, di inserire una propria espressione artistica.

Spesso ho riscontrato un po’ di resistenza nel rispondere, come se fosse un argomento che, nonostante tutti ne siamo investiti in pieno, non possa essere espresso a parole. Forse è timidezza o forse è la reticenza a rendere pubblico il proprio sentire.

Questo capita sempre nella nostra cooperativa, all’inizio nessuno ci crede e ha paura a mettersi in gioco, ma poi ne vuole far parte!

Qui di seguito sarà dedicato, in ordine alfabetico, un paragrafo a ogni socio che ha scelto di dare il proprio contributo, scrivendo in prima persona (al computer, il che è una piccola vittoria per molti di loro) della propria esperienza.

Tutte le foto di cui parlo sono visibili sul profilo facebook della cooperativa e sul mio personale, Carlo Falcone.

Carlo Falcone

Presidente di Arte Musica e Caffè Cooperativa Sociale

Per acquistare l’ebook:

http://www.amazon.it/gp/product/B017JIPSMA?%2AVersion%2A=1&%2Aentries%2A=0

 

Estratti:

Primo

Recentemente ho scritto una lettera, che ho pubblicato. Ha avuto un ottimo riscontro tra chi l’ha ascoltata quando l’ho letta in pubblico e chi l’ha letta su facebook. L’ho scritta mentre stavo allo Sfizzicariello.

Ecco la lettera:

Oggi pensavo a come descrivere a qualcuno estraneo al mio mondo una persona con disagio psichico e di getto ho scritto questa paginetta.

Mi racconto ad un normodotato…

Caro normodotato, vorrei raccontarti perché mi sento diverso da te.

  • Ho avuto un infanzia felice, ho festeggiato il Natale, il Carnevale e la Pasqua.
  • Sono andato a scuola, alcune materie andavo bene altre no, però alla fine sono riuscito a prendere il diploma e poi con difficoltà a laurearmi.
  • Ho avuto momenti in cui dubitavo della mia sessualità ma alla fine mi sentito più attratto dalle donne. A volte mi andava bene altre volte “prendevo di pali”.
  • Mi piacevano i film di fantascienza, i cartoni animati, le serie TV e i gruppi musicali rock.
  • Volevo stare in una comitiva, alla fine ho fatto amicizia con pochi ragazzi ma stavo bene.
  • Non avevo grandi vizi, forse bevevo un po’ troppa birra e qualche volta mi son fatto le canne. Mai però ne sono stato dipendente.
  • La mia famiglia e alcuni amici mi vedevano parlare da solo. Rispondevo loro che ragionavo a voce alta.
  • Inizia a girare da solo a piedi, a volte parlando normalmente con amici che poi mi rendevo conto che gli altri non vedevano.
  • Sentivo gli altri dire delle cose, ma loro negavano di averle dette.
  • Più persone mi dicevano che ero strano e si incazzavano con me.
  • Un giorno inizia a prendermi a schiaffi e a gridare. Spiegai che volevo solo sfogarmi e scaricare la tensione. Ma mi fecero il TSO.
  • Mi obbligarono a prendere gli psicofarmaci, gli amici si allontanarono, anche parte della mia famiglia, altri mi prendevano per matto.
  • Stavo sempre più solo, per essere accettato facevo lo scemo. Alcuni amici e parenti ridevano di me. I farmaci mi addormentavano e quindi non li presi più.
  • Un altro TSO, questa volta legato. Come mai? Mi è stato insegnato che sono nato libero. Inoltre sono anche un laureato.
  • Sto sempre a casa a vedere la TV. I miei genitori invecchiano, i miei fratelli se ne sono andati. Non ho un lavoro, non ho una ragazza, non ho interessi, i farmaci mi addormentano. Ho paura di uscire. Meglio stare a casa.
  • Ogni tanto lo psichiatra mi dice “vai a farti un viaggio lontano da casa, così stai meglio”. Ma io non ho soldi. Faccio il vagabondo?
  • I miei genitori non ci sono più. Ho l’accompagnamento quindi mi ricoverano in un centro, meno male. Sto dentro dalla mattina alla sera, senza fare nulla. Per andare al paese ci vuole l’auto, ma non so guidare.
  • Beh riprovo a morire, ma ho paura di farlo. Che devo fare?

 

Caro normodotato, che devo fare? Ah, hai anche te dei problemi e non hai tempo. Ogni tanto dai dei soldi in beneficenza. Bravo, sei una persona nobile. Vogliamo uscire a fare una passeggiata? Ah, hai da fare, devi stare con i tuoi figli. Ma a me piacciono i bambini. Ah, dici meglio di no, vabbè. Vogliamo parlare della vita? Ah, non mi capisci e inoltre puzzo un po’. Scusami è che dove vivo sto sempre a letto e dimentico di lavarmi. Cosa dici? Devo frequentare persone come me? Che intendi? Ma neanche io mi trovo con loro, abbiamo interessi diversi. Scusami ma a te piace il calcio? Andiamo allo stadio assieme? Ah, dici meglio di no che è pericoloso. Vabbè non fa nulla. Mi vieni a trovare più spesso? Ah, se hai tempo sicuramente verrai. Comunque grazie di avermi ascoltato e scusami se ti ho dato fastidio. Salutami tutti gli altri, ma chiedono di me? Ah, devi andare. Ciao…

 

Secondo

L’attività del negozio è terapeutica: sia per noi familiari, che per il territorio in cui è ubicato il locale.

All’inizio molti erano scettici sulla possibilità che i ragazzi potessero utilizzare gli utensili, specialmente i coltelli. Infatti, per evitarne l’uso, facevo portare il pane in pagnotte da un chilo e mezzo chilo.

Un giorno però le pagnotte piccole finirono e una cliente chiese un pane da mezzo chilo. Nel modo più semplice e naturale uno dei ragazzi al bancone prese un coltello, tagliò il pane, lo imbustò e lo porse alla signora. È questa la forza di aver creato una gastronomia “vera”, l’imprevisto, che costringe i ragazzi a far fronte a dei problemi e ad elaborare soluzioni.

Mi sono reso conto nel tempo che, quando racconto questo aneddoto, gli occhi delle persone che non sono mai venute allo Sfizzicariello si riempono di incredulità, forse addirittura ci ritengono degli irrensponsabili. Ma per tutti i clienti che ci conoscono, questo utilizzo degli utensili, dell’affettatrice e dei coltellacci non è affatto strano.

 

Terzo

I ragazzi con pioggia o sole battente fanno le loro consegne, si fanno pagare e danno il resto, cosa per nulla scontata.

Sulla gestione del denaro e la responsabilità del compito assegnato c’è stato un intenso lavoro, con un grande esito positivo. I ragazzi, quotidianamente, prendono la funicolare di Montesanto e vanno al mercato della Pigna Secca. Comprano verdura, frutta fresca, vanno dal fornitore dei latticini. Spesso portano con loro 50 euro, di cui diligentemente poi controllano il resto. Ormai, al mercato tutti i rivenditori sanno dei ragazzi di Sfizzicariello e, con il tempo, hanno capito che persone con tali sofferenze psichiche possono lavorare tranquillamente, camminare da soli e fare la spesa.

Capitò che uno dei ragazzi, mentre era in funicolare per andare al mercato, avesse una crisi epilettica, per la prima volta e indipendentemente dal fatto che è affetto da sindrome autistica.

Mentre alcuni viaggiatori si impressionarono, gli altri due ragazzi con lui lo fecero stendere, chiamarono con il cellulare il 118 e poi il negozio e, una volta fermata la funicolare, avvisarono i dipendenti dell’ANM.

Fortunatamente, nella carrozza era presente anche un medico che intervenne tempestivamente.

Come si sarebbero comportati i ragazzi di fronte a un evento del genere, prima dell’esperienza nella cooperativa?

 

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