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EPALE

Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa

 
 

Blog

Dall’arte di leggere all’arte di essere

13/10/2015
da Martina Blasi
Lingua: IT

La parola crea il pensiero. Pensiamo anche per immagini, ma è la parola ad organizzare il senso, a dare spessore e personalità al pensiero.

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La parola agìta, così come avviene nel gioco teatrale, viene incarnata e fatta propria attraverso i muscoli, lo sguardo, le emozioni.

Dalla scritta sulla carta, alla scrittura nel corpo. Si tratta di un processo arduo, faticoso, spesso doloroso. Finché un giorno ti accorgi che il testo che hai fatto tanta fatica a decodificare, ad analizzare, a memorizzare, a interiorizzare, vive e vibra in te. E fa vivere e vibrare coloro che ne sono raggiunti. Facendo scaturire anche in loro processi di interiorizzazione.

Così il testo, parola morta o dormiente nelle pagine racchiuse in libreria, riacquista vita, pregnanza, attualità.

A questo processo assistiamo in carcere, tra detenuti che parlano male l'italiano e italiani che conoscono poco la propria lingua, a smentire facili pregiudizi nei loro confronti.

Certo non abbiamo cominciato a fare teatro per insegnare italiano, ma è vero che senza un accurato lavoro sulla lingua non sarebbe stato possibile andare avanti. È così che è nato il nostro metodo. All’inizio il lavoro sulla lingua era solo un’attività parallela alla quale non davano particolare importanza, impegnati come eravamo nella creazione teatrale.

 

Sono stati gli educatori a farci riflettere sul fatto che i detenuti forse non sarebbero diventati grandi artisti, oppure che, finita la pena, avrebbero avuto scarse possibilità di trovare occupazione come attori. Ma che la proprietà che avevano acquisito nell'uso della lingua era enormemente cresciuta. E con questa, anche la capacità di connettere la realtà della loro quotidianità con le esperienze passate. Di conseguenza, maggiori possibilità di trovare occupazione, lavoro, un posto degno nella società.

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Era evidente per tutti la complessità dei processi di alfabetizzazione e quanto lo sviluppo personale fosse in maniera evidente parte integrante del processo di apprendimento. Altrettanto evidente appariva inoltre il fatto che l'apprendimento, l'alfabetizzazione, potesse portare individui e gruppi a mettere in relazione le proprie esperienze con questioni sociali più ampie.

Così, nella e dalla prassi del laboratorio teatrale, si è andata sviluppando una metodologia per l'alfabetizzazione attraverso il teatro, anche in collaborazione con i docenti della scuola del carcere, i quali contribuiscono con la didattica dell’educazione formale.

Attraverso la rete che si è creata in questi anni con i teatri-carcere europei, proviamo ad approfondire questa metodologia che si basa su una filosofia di educazione degli adulti che lega in maniera inscindibile l'alfabetizzazione dei detenuti al loro sviluppo personale e sociale.

 

Horacio Czertok

Ambasciatore EPALE

Direttore della Compagnia Teatro Nucleo di Ferrara

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