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Scuola e società multiculturale: visioni a confronto

22/05/2018
Lingua: IT

La scuola in una società multiculturale non può che essere rivolta alla Costituzione. È questa la frase conclusiva dell'interessante seminario di Bologna che ha messo a confronto il mondo universitario, la scuola in tutte le sue articolazioni, l'istruzione per gli adulti e la visione politica della città. Il filo conduttore è stato il tema dell'impoverimento culturale che caratterizza la società sempre più orientata al pluralismo e alla diversificazione. Chiara Bartoli ha interrogato l'aula con una frase pungente: quando guardiamo al razzismo che scaturisce dalla complessità del diverso verso il diverso, basta una mela marcia o bisogna guardare al cestino? Quasi a confermare che il razzismo sistemico o istituzionale esiste e si riproduce in forme subdole di diffusione anche interpersonale. Dal razzismo istituzionale all'esclusione sociale il passo è breve: il pericolo del razzismo sistemico rende vero il razzismo interiore. Esperti della scuola di frontiera hanno dialogato con antropologi, dirigenti e docenti hanno focalizzato il significato della rete territoriale soprattutto come mezzo di azione della formazione adulti. Non sono mancate le testimonianze di pratiche inclusive possibili in un contesto sempre più complesso e dove la maieutica reciproca inventa nuove forme di docenza. Allora tutto è possibile, anche che giovani migranti riescano a diventare un punto di riferimento nei progetti formativi per la competenza della resilienza nelle situazioni limite e per la ricerca del massimo potenziale. La discriminazione sistemica in una società plurale è combattuta da architetture di sistemi che attribuiscono una cittadinanza sovrana a tutti e che difendono il principio di libera espressione di ciascuno. Dalla città di Bologna è dalla sua Università il messaggio circa la via da intraprendere è chiaro e va verso il pieno riconoscimento dell'eterogeneita come valore.

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