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La riforma rinviata. Ma "più carcere" non significa avere più sicurezza

15/03/2018
Lingua: IT

La riforma dell'Ordinamento Penitenziario contiene argomenti a supporto di tanti dei temi di innovazione che tratteremo al seminario EPALE "Oltre il carcere". La notizia ufficiale della decisione di rinviarne l'approvazione trova pareri contrari in moltissime figure di alto livello ed esperti del nostro sistema giudiziario. Pubblichiamo qui l'articolo di Luca Bisori* e Gabriele Terranova**

La settimana scorsa si è consumata una pagina triste nel nostro Paese. Dopo anni di studi si era giunti, in attuazione della delega per la riforma dell'Ordinamento Penitenziario, alla predisposizione di un testo ampiamente condiviso, frutto del lavoro di una commissione ministeriale (di cui uno degli scriventi fa parte), fatta di accademici, magistrati e avvocati: ma a un passo dal traguardo, il Consiglio dei ministri ha rinviato l'approvazione dei decreti attuativi al dopo-elezioni, di fatto sine die.

Il timore è che si tratti di un affossamento definitivo. Non ci occupiamo, qui, delle ragioni della scelta del Governo: vogliamo invece spiegare perché si tratti di una riforma indispensabile, che aumenterebbe non solo il grado di civiltà delle carceri, ma soprattutto la sicurezza dei cittadini.

Un'insopportabile vulgata - propagandata dalle forze politiche che cavalcano il sentimento di insicurezza dei cittadini - vuole che dai delitti ci si difenda solo col carcere: pene sempre più elevate, in un parossismo sanzionatorio senza fine, in una logica medievale secondo cui la pena dovrebbe servire solo a porre il reo in condizioni di non nuocere più.

Più lunga la pena, maggiore la sicurezza: così che, di fatto, la più efficace misura per garantire i cittadini consisterebbe nell'eliminazione stessa del reo o nella sua separazione dal corpo sociale per il resto dei giorni. Pazienza se tutto ciò è platealmente contrario alla funzione della pena come disegnata dalla Costituzione: la pena deve tendere alla rieducazione, non può essere strumento di segregazione sociale.

Ma cosa c'è realmente dentro questa riforma?

Continua a leggere l'articolo su ristretti.org

 

Fonte: Corriere fiorentino, 2 marzo 2018

 

*Presidente della Camera penale di Firenze

**Osservatorio Carcere Ucpi, componente della commissione ministeriale di riforma

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