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La riforma dell'istruzione degli adulti in Italia: dai CTP ai CPIA

01/04/2015
Lingua: IT

Sul nuovo scenario aperto dalla Legge Fornero sull'apprendimento permanente, si colloca la riforma ordinamentale dell'istruzione degli adulti in Italia regolamentata dal DPR n. 263/2012, che segna il passaggio dagli ex Centri territoriali permanenti ai Centri Provinciali di istruzione per gli adulti. Spetterà ai CPIA raccogliere la sfida di ridurre il deficit formativo della popolazione adulta in Italia, oltre a soddisfare le nuove esigenze di sapere, di competenze e di abilità poste dalla “Learning society”



Una nuova sfida per innalzare i livelli di istruzione della popolazione adulta (e non solo), in Italia, in un nuovo acronimo:  CPIA  “Centri Provinciali per l'Istruzione degli adulti” che dovranno (in sostituzione dei CTP , Centri territoriali permanenti, istituiti nel nostro paese con l'OM  n 455 del 29/07/1997), realizzare nuovi assetti didattico-organizzativi e rispondere  ad una sempre più' diversificata e complessa domanda di istruzione e formazione proveniente da parte di  soggetti “deboli”.

Partendo dalla considerazione che, nonostante riforme, indicazioni nazionali e linee guida, la scuola italiana necessita di un radicale ripensamento e di un necessario cambiamento di processi gestionali e pratiche educative, ciò risulta ancor più' vero sul fronte istruzione per adulti.

I risultati di una importante indagine internazionale commissionata dall'OCSE, il Progetto PIAAC, Programme for International Assessment of Adult Competencies, delineano un quadro sconfortante delle competenze in literacy e numeracy degli adulti italiani: ultime o penultime posizioni in classifica a testimonianza di quella che gli esperti della Commissione costituita dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali sul Progetto PIAAC hanno definito una vera e propria “rinuncia cognitiva”.  Il livello dei laureati, si legge nel rapporto PIAAC, corrisponde a quello dei diplomati di paesi come Giappone, Finlandia, Paesi Bassi.

Ma allora come migliorare i percorsi di istruzione e formazione degli adulti ed accrescerne le competenze per consentire l'acquisizione di profili professionali qualificati e qualificanti al fine di una maggiore occupabilità ed inclusività sociale della popolazione adulta?

Con notevole ritardo rispetto al contesto europeo in Italia il riconoscimento dell'importanza dell'apprendimento permanente viene sancito dalla Legge n.92/2012, la cosiddetta legge Fornero di riforma del mercato del lavoro che all'articolo 4, commi 51-61, riconosce il diritto individuale/universale del cittadino al riconoscimento e validazione degli apprendimenti e delle competenze acquisiti in ambiti formali, non formali e informali. Si afferma quindi il paradigma che non solo si apprende lungo tutto l'arco della vita, nel senso di una prospettiva diacronica lifelong, ma si apprende in ogni luogo lifewide e la persona ha il diritto di vedersi riconoscere e validare le competenze acquisite.

Viene quindi riconosciuto dal legislatore il diritto della persona ad essere capace di apprendere sempre. Per poter riconoscere e certificare il patrimonio di competenze, anche non formali ed informali, il D.lgs. n.13/2013 ha istituito il Sistema Nazionale di certificazione delle competenze e, per favorire la mobilità della persona e la spendibilità delle certificazioni in ambito nazionale ed europeo, statuisce     la definizione di un Repertorio Nazionale di titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, di cui all'articolo 4 della legge Fornero.

Sul nuovo scenario aperto dalla Legge Fornero sull'apprendimento permanente, si colloca la riforma ordinamentale dell'istruzione degli adulti regolamentata dal DPR n. 263/2012, che segna il passaggio dagli ex Centri territoriali permanenti ai Centri Provinciali di istruzione per gli adulti. Dopo una prima fase di avvio sperimentale dei CPIA, attraverso i Progetti assistiti dal MIUR, dal 1 settembre 2014 in Italia sono stati attivati 56 CPIA, dislocati in 8 regioni (10 in Piemonte, 19 in Lombardia, 4 in Friuli Venezia Giulia, 2 in Veneto, 7 in Emilia Romagna, 8 in Toscana, 1 in Umbria e 5 in Puglia), a cui andranno ad aggiungersene altri 64 per un totale su scala nazionale di 120.

Ma quali i “distinguo” rispetto all'ordinamento previgente? La principale novità è l'attribuzione dell'autonomia scolastica e quindi un dirigente scolastico e un direttore dei servizi generali e amministrativi: i CPIA “costituiscono una tipologia di istituzione scolastica autonoma, articolata in reti territoriali di servizio su base- di norma provinciale- dotati di un proprio organico”. Il CPIA costituisce l'unità centrale ed amministrativa che gestisce il personale scolastico anche delle sedi associate, ex Ctp, organizza i percorsi di istruzione per livelli di apprendimento, in una dimensione integrata di interazione “reticolare” con il territorio che esprime e richiede specifici bisogni formativi. I CPIA, all’interno delle reti per l'apprendimento permanente (di cui alla legge Fornero) nella loro articolazione in reti territoriali di servizio, costituiscono quindi il soggetto pubblico di riferimento in grado, in raccordo con le autonomie locali, il mondo del lavoro e delle professioni e tenendo conto dei particolari bisogni dell'utenza – popolazione adulta, stranieri e NEET-   di realizzare una nuova offerta formativa.

I nuovi percorsi di istruzione degli adulti sono riorganizzati in: percorsi di primo livello finalizzati al conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo; al conseguimento delle competenze di base connesse all'obbligo di istruzione; percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana livello A2. I percorsi di secondo livello, finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione tecnica, professionale e artistica, vengono realizzati nelle istituzioni scolastiche di secondo grado che stipuleranno appositi accordi di rete con i CPIA.

La progettazione per unità di apprendimento dei percorsi di primo e secondo livello rappresenta il riferimento necessario per il riconoscimento dei crediti e la personalizzazione del percorso attraverso la stipula del Patto formativo individuale nel quale vengono riconosciuti saperi e competenze formali, non formali e informali dell'adulto. Nel riconoscimento e nella valorizzazione del patrimonio culturale e professionale della persona, come nell'importanza assegnata alla sua storia individuale, risiedono gli elementi innovativi del nuovo sistema dell'IDA in piena e coerente sintonia con le politiche nazionali dell'apprendimento permanente introdotte nel comma 51 dell'articolo 4 della Legge 92/2012.

Non solo: la definizione del patto formativo è assegnata ad una Commissione composta da docenti del primo e del secondo livello che in base alle indicazioni europee sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale e come previsto dal D.lgs. 13/2013, attiva su richiesta dell'adulto un percorso articolato in tre fasi di identificazione, valutazione e attestazione per la definizione del patto formativo individuale con il quale viene formalizzato il percorso di studio   personalizzato.  Al riconoscimento dei crediti si aggiungono attività di accoglienza e di orientamento e la possibilità della fruizione a distanza per una quota pari al 20% del monte ore complessivo. 

Una volta definiti dal legislatore gli strumenti per rilanciare l'istruzione degli adulti in Italia spetterà ai CPIA raccogliere la sfida e, per ridurre il deficit formativo della popolazione adulta del nostro paese, soddisfare le nuove esigenze di sapere, di competenze e di abilità poste dalla “Learning society”.

Rita Gaeta - USR Toscana

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