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Dal Welfare al Well-Being: come la solidarietà digitale trasforma l'essenza dello Stato sociale

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Parlare di solidarietà, in senso giuridico e sociale, non ha senso se non si pone un focus sulla comunità locale o globale in cui diritti e doveri dei consociati sorgono e proliferano.

La società attuale vive un’epoca di profondo cambiamento, spesso ancora parzialmente inconsapevole e sconosciuto, operante su campi e realtà innovative, tecnologiche, digitali, che vanno oltre la concretezza dell’essere umano, pur rivolgendo ad esso i suoi principali effetti.

Il susseguirsi, negli ultimi due o tre decenni, di situazioni emergenziali – economiche, climatiche, sociali, umanitarie, sanitarie – ha reso la comunità globale più fragile ma anche più pronta a reinventarsi. Il paradigma dell’azione sociale si è modificato: sono emersi nuovi valori, nuove professionalità, nuove strategie operative, si sono sviluppati sodalizi tra soggetti normalmente distanti per risolvere problemi nuovi e per produrre nuove risorse.

A partire dalla crisi economica e finanziaria del 2008, accanto alle forme di intolleranza e sfiducia nei partiti, nelle istituzioni, nell’altro, insieme al proliferare di metropoli egoiste ed espulsive, chiuse, intolleranti, si sono sviluppate reti importanti di innovazione e resilienza, frutto dell’attivazione della società civile, divenute virali e filiere di corresponsabilità sostenute da creatività e reciprocità spontanee[1].

L’emergenza, come sempre, porta con sé una forte carica di innovazione sociale che si presenta come forte discontinuità rispetto al passato: negli stili di vita, nelle relazioni, nella produzione, nel consumo, nei bisogni sociali, nella partecipazione al governo, nei modelli di organizzazione al lavoro, nel benessere desiderato. Attraverso l’innovazione sociale – insistente oggi più che mai nella dimensione economica e tecnologica – sono comparsi nuovi attori globali, nuove competenze, nuovi linguaggi.

Non è un caso se le più grandi trasformazioni degli ultimi decenni sono quasi sempre la risposta a profondi problemi di diseguaglianza sociale, economica e politica. Si pensi allo sviluppo di Internet come rete per le persone, come strumento di comunicazione, nato come spazio nel quale le persone sfruttavano la libertà della rete per far valere le proprie libere espressioni; si pensi alla recente Blockchain Bitcoin, creata per eliminare la figura paradossale del terzo intermediario garante nelle transazioni finanziarie e commerciali, per superare il concetto di fiducia.

Intorno al concetto di innovazione e di trasformazione digitale sono, dunque, oggi stanziate le speranze di produzione di benessere nonché l’occasione per migliorare le condizioni di vita, di lavoro, di tante persone. La vera sfida dell’innovazione è quella di garantire un welfare più inclusivo, democratico, qualitativo. Richiede di sviluppare un telaio di processi innovativi con quelli produttivi, ambientali, di welfare, comunicativi, politici, democratici, in un contesto caratterizzato, purtroppo, da una sempre maggiore tendenza all’emergenzialità, al bisogno, all’austerità. L’innovazione diviene tale solo se riesce ad incardinarsi in sistemi già comunque stabilizzati, non confinata in laboratori sperimentali ma capace di essere implementata nel sistema dei bisogni e dei diritti, grazie alla solidarietà, alla sussidiarietà, alla proceduralizzazione che significa metabolizzazione di processi orientati al risultato e non mera burocrazia.

Dare risalto, anche giuridico, alla solidarietà digitale, nel contesto innovativo che la realtà globale ci offre, consente un superamento del c.d. Welfare in favore del Well-Being[2]. Il well being riguarda le concrete possibilità che le persone hanno di usare beni, risorse e prestazioni erogate dallo Stato e da chi ne dispone, per aumentare le possibilità di una vita che sia libera e dignitosa, che permetta il pieno sviluppo della persona umana e la totale tutela della persona digitalizzata.

Secondo le tesi prevalenti sul well being, questo può essere inteso come la piena realizzazione della “bontà” degli elementi costitutivi di una persona secondo il benessere personale[3], con particolare riguardo ad otto aspetti: standard materiali di vita (reddito, consumi e ricchezza), salute, istruzione, attività personali (compreso il lavoro), opinione politica e governo, integrazione e relazioni sociali, ambiente (condizioni presenti e future) e, infine, sicurezza (sia economica sia di natura fisica)[4].

Analizzate oggi, tutte le predette dimensioni sono perfettamente vivibili non solo sotto il profilo materiale e reale ma anche sotto il profilo digitale.

E, dunque, se il principio di solidarietà costituzionale, previsto anche a livello europeo e internazionale, ha fondato l’impalcatura dei diritti e dei doveri delle persone, ha permesso lo sviluppo del Welfare State, altrettanto evidente è come una sua declinazione digitale si renda quanto mai opportuna al fine di sviluppare quell’idea di Well Being che permetta una concreta partecipazione dell’individuo alla realtà digitale che inevitabilmente lo riguarda e lo riguarderà maggiormente nei prossimi decenni.

Il reale stato di benessere di un Paese non è dato esclusivamente dal PIL, ma da una serie di indicatori capaci nel loro insieme di registrare quella complessità che il principio di solidarietà, in uno con quello di eguaglianza sostanziale, dovrebbero garantire a livelli soddisfacenti: tali indici sono ad esempio il PLI (Plane Living Index), l’HDI (Human Developement Index), l’SIP (Sickness Impact Profile), il PQLI (Physical Quality of Life Index), l’HSI (Health Status Index), il Better Life Index, l’ ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare), il GPI (Genuine Progress Indicator), il Wealth Estimates, il FEEM SI, il Global Peace Index, il GNH (Gross National Happiness)[5] o, a proposito di digitale, l’indice di accesso ad Internet.

Le teorie di Sen e Nussbaum, del resto, richiedono un cambio di paradigma orientato ad interventi che incidano su functioning, ossia le diverse condizioni di vita che siamo in grado di realizzare o meno, e di capabilities, ossia le personali abilità nel realizzare quelle condizioni ovvero l’insieme delle combinazioni alternative di funzionamenti che esso è in grado di realizzare. In definitiva, altro non sarebbe che una forma di libertà definita come «libertà sostanziale di realizzare più combinazioni alternative di funzionamenti»[6].

In questo passaggio dal Welfare al Well Being, non si può non notare una sorta di affinità con le situazioni emergenziali che oggi viviamo. Questa libertà di realizzare più combinazioni alternative di funzionamento caratterizza proprio la capacità innovativa più utile oggi, la possibilità di reinventarsi, la possibilità di partecipare all’effettiva vita autenticamente umana anche nelle sue forme più diverse e digitali. Tale obiettivo resta però concretamente realizzabile solo se esistono nella comunità tutte le precondizioni, se i soggetti abilitati e abilitanti condividono le opportunità rimuovendo gli ostacoli all’effettivo accesso ai diritti. Ritorna sempre centrale la solidarietà. E, facendo riferimento alle opportunità della trasformazione digitale, ritorna prepotentemente al centro la solidarietà digitale.

La trasformazione digitale è in atto e l’emergenza Covid-19, nonostante le numerose difficoltà prodotte, sta dando una forte spinta, obbligandoci a discutere e ad immaginare il Futuro. Resilienza e solidarietà sono centrali per i processi di innovazione giuridica, politica, economica e sociale del mondo. Come ben rappresentato da Stefano Epifani nel suo libro “Sostenibilità digitale”, il quadro di contesto in cui la dimensione sociale determina le traiettorie dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico, ridisegnano le esigenze delle persone, ridefinendo le caratteristiche dei mercati, ristabilendo le necessità e le priorità sociali.

Ecco, se non è difficile vedere i rischi, i danni e le difficoltà prodotte dalle crisi economiche e sanitarie che stiamo vivendo, certamente più difficile è vederne le opportunità: tuttavia è l’unica opzione che ci è concessa per uscirne indenni o, addirittura migliorati.

L’opportunità è cercare di cogliere, anche in questi momenti, i vantaggi delle forze rinnovatrici della società, delle spinte al cambiamento che le emergenze portano con sé.

 

Per approfondimenti, Solidarietà digitale di G.Scotti, disponibile su Amazon.

[1] T. Ciampolini, Comunità che innovano: prospettive ed esperienze per territori inclusivi, Franco Angeli, 2019.

[2] Il well-being è concetto cardine nel pensiero del filosofo indiano premio Nobel per l’economia Amartya Sen e della filosofa statunitense Martha Nussbaum, nonché dei successivi studiosi che dalle loro teorizzazioni hanno ricavato basi e principi orientativi per conseguenti inferenze.

[3] Nussbaum M. – Sen A. (1993), The quality of life, Oxford University Press, New York.

[4] Stiglitz J.E. – Sen A.K. (2010), Rapporto della Commissione Sarkozy sulla misura della performance dell’economia e del progresso sociale (Il Rapporto Stiglitz), in http://www.club-cmmc.it/lettura/Rapporto_Stiglitz.pdf

[5]Nussbaum M. – Sen A. (1993), The quality of life, Oxford University Press, New York, op. cit.

[6] Sen A.K., Lo sviluppo è libertà. Perché non c’è crescita senza democrazia, Mondadori, Milano, 2000.

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