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EPALE - Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa

Blog

Wilma Greco, una Storia della Community dall'Italia

24/09/2020
di Alessandra Cecc...
Lingua: IT
Document available also in: EN

Mi chiamo Wilma. Ho 51 anni e sono docente di Lingua Inglese nella scuola della Casa Circondariale di Agrigento, dove svolgo anche attività di volontariato a supporto dell’area educativa, con funzioni di sostegno ai detenuti, orientamento ai percorsi scolastici e al lavoro, gestione della biblioteca e realizzazione di laboratori culturali e ricreativi in sinergia con le associazioni e gli enti presenti sul territorio. Mi occupo altresì di ricerca accademica e sono al momento impegnata nel dottorato sul tema della resilienza delle persone ristrette. Nominata nel 2018 e nel 2020 Role Model dall’Agenzia Erasmus+ Indire e l’Unità EPALE Italia attraverso il concorso "Storie di resilienza", non mi stanco di raccontare esperienze esemplari di riscatto sociale che possano trasmettere ad altri il senso di una nuova consapevolezza, insieme alla disseminazione di buone prassi volte alla concretizzazione dei valori di umanità, dignità e rieducazione della pena del carcere, richiamati in tanti documenti internazionali e nazionali. 

Nel 2016 ho partecipato per la prima volta ad un seminario Epale sull’educazione in carcere. Ho così scoperto la piattaforma e la varietà di risorse e materiali, utili nel campo dell’educazione degli adulti, ancora non abbastanza indagato e implementato.
In piattaforma trovo gli studi di casi, le buone prassi, i documenti, i protocolli e le procedure messe in atto nelle varie realtà, sia a livello nazionale che europeo. Il valore aggiunto è dato dall’opportunità di fare rete, condividere conoscenze, abilità e competenze, per promuovere il lifelong learning e l’aggiornamento professionale. 

La condivisione delle esperienze permette altresì di rompere la sensazione di isolamento e minorità che spesso lamentiamo noi docenti della scuola in carcere.

L’idea del mio dottorato di ricerca sulla resilienza dei detenuti all'Università Marconi di Roma è nata in seno alla mia esperienza con Epale, come Role Model prima e ambasciatrice dopo, e, in un certo senso, mi ha cambiato la vita, non solo per l’opportunità di entrare a far parte del mondo accademico (in un’età in cui forse si dovrebbe pensare più a come raggiungere la pensione che a mettersi in gioco in esperienze nuove), ma anche per la possibilità di provare a progettare un modello di detenzione nuovo, un sogno che pensavo fosse solo mio e invece scopro di tanti, sia intellettuali che attivisti. In questo anno ho viaggiato tanto, anche in Erasmus, e incontrato colleghi diversi: un arricchimento umano oltre che professionale.

Insegnare in carcere è una missione che si scontra quotidianamente con la povertà dei mezzi, le dinamiche particolari e contraddittorie degli studenti adulti, ma anche la soddisfazione di riuscire a stimolare le loro capacità di apprendimento, come possibili prove di libertà futura. Dall’altra parte, per i detenuti la scuola rappresenta anche la “finestra sul mondo”, il contatto con la società esterna altrimenti vietato.

In seguito alle disposizioni per il contenimento del Covid-19 tutte le attività sono state sospese, amplificando l'isolamento di cui soffrono abitualmente i detenuti e riportando indietro di molti anni il carcere, quando si configurava come luogo chiuso e isolato dalla società. Il 12 marzo 2020, una circolare del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria autorizzava il proseguimento dei corsi di istruzione mediante le moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione. A tutti è sembrata una rivoluzione copernicana, e forse per certi aspetti lo è, tanto che alcuni Istituti Penitenziari hanno faticato a darne attuazione.

A fine anno scolastico, non possiamo affermare che ci sia stata uniformità nel recepire le norme e sostituire la didattica in presenza con la DAD; tuttavia, a mio parere, è come se il Covid abbia dato il via ad una gara tra le scuole impegnate in carcere e gli Istituti Penitenziari di tutto il territorio. Non sono mancate soluzioni e sforzi organizzativi da ambedue le parti. Da G Suite, a Zoom, Meet e Skype si è tentato di riprendere le fila del percorso formativo e didattico, condividendo dubbi, spiegazioni e modalità di attuazione sulla piattaforma di Epale.

Va sottolineato che in carcere la differenza tra l'apprendimento a distanza e una lezione in classe è rilevante. Dietro lo schermo manca il contatto umano, quella relazione di empatia, capace, con uno sguardo solo, di ricucire vite lacerate.

L’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta un’indubbia risorsa per tutta la scuola, sia per quella penitenziaria, sia per le scuole “comuni”. L’auspicio è che le esperienze e le tecnologie in uso in questi mesi continuino a rappresentare un patrimonio di risorse, utilizzabile anche da settembre in poi e a pandemia finita, per implementare e ampliare l’offerta formativa. Non per sostituire il docente, la cui competenza relazionale, come già detto, risulta essere il tratto distintivo di una professionalità che prima ancora di trasferire conoscenze, abilità e competenze, guarda in prospettiva, prova a sognare con lo studente e per lo studente un futuro diverso. “Ciascuno cresce solo se sognato”, per dirla con Danilo Dolci: mai parole sono state più appropriate.

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