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Sulayman Camara: aiutare gli altri a integrarsi, impegnarsi e cercare la propria strada

Non è facile, ma come per tutto nella vita, devi impegnarti, dare il buon esempio ed essere un modello positivo per gli altri.

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Breve biografia

Mi chiamo Sulayman e sono originario del Gambia. Ho 25 anni e sono arrivato in Europa, in Italia, nel 2014 come migrante per chiedere la protezione internazionale. Ho imparato subito la lingua e ho capito subito che la vita anche in Europa non è facile ma richiede molti sforzi e tanto impegno. Oggi sono un mediatore culturale e linguistico presso la Comunità per l’inclusione sociale dell’Opera di Padre Marella nel bolognese, perché questa esperienza vissuta in prima persona mi ha fatto desiderare di aiutare altre persone a integrarsi, impegnarsi e cercare la propria strada nel rispetto reciproco. Essendo “uno di loro” credo di avere una credibilità e una comprensione maggiore del dolore e delle fatiche che i migranti vivono.

La mia storia

Sono rimasto orfano di mio padre da piccolo e ho dovuto cominciare a lavorare presto, a otto anni, per provvedere alla mia famiglia. Non è stato facile, anche perché a me piace imparare cose nuove, mi piace la scuola, sono curioso di natura. Ho potuto frequentarla poco però, ed è un gran peccato. Non mi sono sottratto però ai miei doveri familiari, perché nel mio Paese funziona così e io dovevo prendermi cura di mia madre e di mia sorella.

Ho iniziato da piccolo a lavorare come muratore, un mestiere molto difficile e faticoso. Non bastava la fatica del lavoro in sé, ma spesso era proprio difficile trovare un posto per lavorare e allora ho dovuto cominciare a spostarmi tra varie città e vari Paesi per trovare lavoro, seguendo il mio capo e i miei nuovi amici. Se ci penso adesso… ero veramente un bambino! Ma in Africa i bambini e i ragazzi non possono fare la stessa vita che si fa qui, non tutti possono studiare e costruire un futuro migliore.

 

Purtroppo la povertà e spesso l’ignoranza condizionano la vita di moltissime persone.

Ho attraversato molti Paesi africani, sempre per lavorare: Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger e infine la Libia. Proprio non volevo andarci in Libia, perché avevo sentito che c’era la guerra. Era proprio il 2014. Però se volevo mangiare dovevo per forzare andare a lavorare lì e seguire il mio capo. In Libia è stato un incubo. Se non hai soldi e un posto dove stare sei sempre sotto ricatto delle milizie libiche.

Ti derubano, ti picchiano, ti incarcerano e una volta che sei in carcere non ti rimane che pregare e sperare, un giorno, di uscirne. Il carcere libico è l’inferno. Non sei più un essere umano lì dentro. Non conti niente. A volte speri di non svegliarti più. 

Poi accadono cose quasi miracolose, come la guardia a cui ho fatto pena e che mi ha fatto scappare nella notte. Mi ha messo su una barca e non avevo idea di dove sarei arrivato. Tre giorni e tre notti senza cibo né acqua, solo paura. Poi sono arrivato in Europa, in Sicilia. Gli italiani mi hanno salvato la vita, grazie a loro sono qui oggi.

Arrivato a Bologna mi hanno portato in un centro che mi ha subito accolto con il sorriso.Non capivo molto, ma almeno ero al sicuro. Era un centro nato da un prete… avevo paura che volessero convertirmi! Invece è stato bello imparare le differenze e i punti di contatto delle diverse religioni e dei tanti Paesi da cui provenivano le persone che ho imparato a conoscere.

Ho trovato una nuova famiglia, sono cresciuto con loro, sono diventato bolognese anch’io!

Non è facile, ma come in tutte le cose nella vita bisogna impegnarsi, dare il buon esempio, essere un modello positivo per gli altri… e volevo rendere orgogliosa mia madre che mi ha sempre insegnato fin da piccolo “Dovunque andrai nel mondo, guarda come si comportano e impara a comportarti come loro”. Mi sono impegnato come ho potuto e sono felice di essere qui, anche se il mio Paese e la mia famiglia mi mancano moltissimo.

Ho iniziato come richiedente asilo in questa Comunità… e oggi sono un dipendente presso la stessa Comunità! Ho studiato, ho affiancato molti ragazzi, mi confronto con i miei colleghi, ridiamo e lavoriamo insieme e sono soddisfatto del percorso fatto finora.

Soccer player

Ognuno, con le proprie possibilità e con le proprie condizioni di partenza, può fare qualcosa di buono per sé e anche per gli altri. Io ci sto provando!

p.s. Sognavo di fare il grande campione di calcio, ed ero anche bravo… giuro. Però anche come operatore sociale e mediatore non me la cavo affatto male :) Pensate che hanno anche voluto ascoltare e raccontare la mia storia in un documentario. Chi l'avrebbe detto!

bb

Visto? Nel 2019 volevano persino che raccontassi la mia storia in un film documentario. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe mai successo!

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