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Riflessioni sul volume "Discoli di ieri. Bulli di oggi" (curato da Paola Durastante)

05/08/2020
di Mariadaniela Sfarra
Lingua: IT

Il volume Discoli di ieri. Bulli di oggi a cura di Paola Durastante (2009), allora Dirigente del Centro Giustizia Minorile delle regioni Abruzzo, Molise e Marche, con sede a L'Aquila, offre un interessante spaccato storico sulla giustizia minorile, dagli anni Trenta fino ai tempi più recenti. Il lavoro esamina il ruolo delle Case di rieducazione - grandi collegi che accoglievano una media di duecento minori -, della competenza Penale, Civile e Amministrativa del Tribunale per i Minorenni, e di tante storie di bambini e ragazzi che hanno attraversato quegli ambienti. Oggi le Case di rieducazione non esistono più e la loro funzione di rieducazione viene svolta dalle attuali comunità.

Correda la narrazione di diversi contributi una corposa documentazione storico-fotografica, relativa a documenti giudiziari, scolastici e curiosità.

Il lavoro risulta dedicato al Centro Giustizia Minorile, alla città e all'Università dell’Aquila e all’Abruzzo. 

La ricchezza dei contenuti espressi richiede, in questa sede, una inevitabile selezione ed è per questo che risultano riportati solo degli spunti di ordine pedagogico.

Spunti di riflessione pedagogica sui discoli e i bulli

Nella prima metà del Novecento i bambini e i ragazzi da rieducare avevano in comune l'appartenenza a famiglie molto povere e numerose, che vedevano negli istituti correzionali la possibilità per i loro figli di apprendere un mestiere e di essere sfamati. Afferma Durastante (2009) che il "percorso rieducativo [era] basato su quattro fondamentali mestieri: calzolaio, sarto, fabbro e falegname. Tali attività erano affiancate, inoltre, da un serio percorso scolastico" (p. 16).

Le storie di questi ragazzi sono simili tra loro. Negli atti giudiziari ricorre spesso l'appellativo "discolo" per definire il minore - a partire dai 9 anni di età - che aveva commesso piccoli furti, marinato la scuola, si era mostrato aggressivo o provocatore.

I soggetti definiti allora "discoli" sono i bulli di oggi.

Marco Antonio D'Arcangeli, Professore di Pedagogia generale dell'Università degli Studi di L'Aquila, dedica nel volume un capitolo al tema del bullismo e ne esamina i luoghi comuni, le principali forme, i protagonisti, il bullismo maschile e femminile, i luoghi, il disagio e tanto altro. Scrive che"il termine bullismo è oggi largamente impiegato per etichettare vari comportamenti di sopraffazione (...) in cui la vittima sperimenta per opera di un coetaneo una condizione di profonda sofferenza, di grande svalutazione della propria identità, a volte d'emarginazione dal gruppo" (p. 25). La definizione della categoria del bullismo offre una lettura chiave del disagio dei minori. "Il bullismo è una terra di confine, ampia e articolata, tra due zone differenti, i comportamenti non aggressivi e le vere e proprie attività criminali e antisociali" (p. 27). E' per questo che esso va distinto dalle ragazzate, dai giochi turbolenti di gruppo, così come va considerato diversamente rispetto agli atti gravi che sfiorano il reato vero e proprio.

Il bullismo è l'espressione di un profondo disagio evolutivo che interessa sia il bullo sia la vittima, in quanto entrambi dimostrano difficoltà a svilupparsi dal punto di vista emotivo e relazionale in modo armonico.

Le storie sono raccontate nel volume con una straordinaria immediatezza, senza filtri, in particolare attraverso le richieste scritte dei genitori stessi, rivolte al Presidente del Tribunale per i Minorenni affinchè il loro figlio venisse accolto nell'istituto rieducativo. A tal proposito, si allega una preziosa lettera come esempio (p. 106).

 

 

                                                                                                                                                                    " [Frazione] (...) di Guardiagrele 27/5/50

Ill.mo Sig. PRESIDENTE

 

i sottoscritti Antonio e Elena, coniugi residenti in (...), frazione di Guardiagrele, sono costretti a rivolgersi alla S.V. per esporLE quanto segue:

avendo essi un figlio minorenne, di circa nove anni, di nome Giuseppe, di una condotta di quanto di più orrendo possa immaginarsi: ruba nella propria ed altrui casa, corre e si sospende dietro le macchine in corsa e finanche sul treno, si arrampica sugli alberi, scioglie gli animali nelle stalle, non studia, strappa i libri e quaderni a scuola e litiga con i compagni. Per il suo vagabondaggio più volte è stato in pericolo di perdere la vita. Inoltre la condotta del ragazzo è tale da far pensare a qualche disfunzionamento delle facoltà intellettive. I sottoscritti hanno cercato con tutti i modi di correggere il ragazzo, ma egli si è dimostrato incorreggibile, refrattario a qualsiasi correzione. Per la incolumità e sicurezza della loro famiglia, delle altre famiglie della frazione e dello stesso ragazzo, questi avrebbe bisogno di una accurata e assidua vigilanza, il che è umanamente impossibile perchè sono operai e debbono procurarsi il pane quotidiano lontani da casa, perciò si rivolgono alla S.V. Ill.ma in modo che possa prendere al più presto gli opportuni provvedimenti del caso facendo rinchiudere il loro figlio in una casa di correzione.

In attesa ossequiano.

Antonio

Elena

 

I sottoscritti confermano quanto è stato suesposto da Antonio ed Elena (...) e pregano caldamente la S.V. di provvedere al ragazzo facendolo rinchiudere in una casa di correzione.

L'insegnante (...)

I vicini di casa (...)".

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RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO

Durastante P., a cura di (2009), Discoli di ieri. Bulli di oggi, L'Aquila: Gruppo Tipografico Editoriale.

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di Mariadaniela Sfarra

Ambasciatrice Epale Abruzzo

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