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Resilienza nella vita sociale e nel lavoro: sviluppare capacità profonde attraverso un progetto Erasmus+

È in corso in questi giorni a Cava de’ Tirreni l’incontro finale del progetto Erasmus+ DEEP: Dig, Evaluate, Estimate, Prove yourself

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È in corso in questi giorni a Cava de’ Tirreni l’incontro finale del progetto Erasmus+ DEEP: Dig, Evaluate, Estimate, Prove yourself, un partenariato su piccola scala che vede come coordinatore l’associazione culturale Punto Europa di Lanciano (Ch) e come partner un’associazione rumena (Karpen 2010) e una università turca (KTO Karatay University).

Il progetto è iniziato a novembre del 2021e si concluderà la settimana prossima. Un anno di intensa attività incentrato sui bisogni dei cittadini con bassi livelli di competenza (low skilled) e la formazione dello staff delle organizzazioni partecipanti per poter dare risposte efficaci e concrete ai bisogni dell’utenza.

Anche Epale Italia partecipa all’incontro e con l’occasione abbiamo chiesto a Gabriella Russo, referente del progetto e Ambasciatrice Epale, di raccontarci questo ultimo anno di lavoro.

Com’è nato il progetto DEEP?

Il progetto è nato proprio grazie ai contatti trovati sulla piattaforma Epale. Il nostro partenariato è costituto da soggetti che si occupano di studio e ricerca di metodologie per l’apprendimento sia di giovani che di adulti. Lavoriamo anche alla promozione di innovazione, sia tecnologica che digitale. Punto Europa in particolare si propone di promuovere, nell’ambito di una vasta cultura d’impresa e non, la formazione professionale e culturale in generale, nonché attività culturali di interesse sociale con finalità educative, d’istruzione e formazione a favore di giovani, adulti ed in genere di tutte le categorie svantaggiate. Tra queste, i low skilled rappresentano, tanto in Italia quanto in Europa, una categoria fragile che necessita di interventi mirati.

Da dove è partita la vostra analisi?

La nostra analisi si è soffermata sulle persone a basse competenze rispetto alla loro collocazione in tempi di emergenza come la Pandemia COVID19. I low skilled sono per il 52,6% uomini e per il 47,4% donne. Tendono a concentrarsi nelle fasce d’età più avanzate - il 31,8% ha un’età compresa tra i 55 e i 65 anni- e decrescono nelle fasce di età successiva.

I giovani, allora, sono meno a rischio?

No, affatto. Il problema delle basse competenze nelle fasce più giovani della popolazione è molto serio e le percentuali sono tutt’altro che irrilevanti: i low skilled tra 16 e 24 anni sono quasi il 10% e tra 25 e 34 anni si arriva al 15%.

La mancanza di competenze che ripercussioni ha sull'occupazione?

È chiaramente più difficile trovare o mantenere un lavoro perché le competenze non sono conformi alle richieste del mondo del lavoro che è molto fluido e non permette di trovare il posto sicuro. Inoltre, in questi tempi di post-pandemia, c’è una difficoltà ancora maggiore ad orientarsi per aprire un’attività in proprio o una start-up.

Quali sono stati gli obiettivi del progetto DEEP?

Aumentare le hard skills ovvero competenze tecniche acquisite tramite studio e apprendimento e le soft skills, quindi le abilità intrinseche legate al carattere e ai rapporti interpersonali delle persone adulte con basse competenze. Ma abbiamo dato molto valore anche alle cosiddette deep skills per aumentare la resilienza personale in momenti di particolare difficoltà. 

Che cosa sono le deep skills?

Per deep skills, o capacità profonde, si intendono tutti quegli atteggiamenti e abilità necessarie per affrontare i cambiamenti imposti, perché ci permettono di fronteggiare situazioni instabili, incerte, impreviste e fuori dal nostro controllo imparando a conviverci. La freneticità del lavoro e la pandemia hanno dimostrato la necessità di acquisire anche queste capacità profonde. 

Il progetto DEEP riserva molta attenzione anche alla promozione di competenze digitali di base e all'alfabetizzazione digitale, che tra l’altro è una delle 4 priorità strategiche del programma Erasmsu+...

Sì. Lo sviluppo di abilità e competenze digitali sono essenziali per partecipare pienamente alla società civile e alla vita democratica. Le persone low skilled molto spesso non possiedono nemmeno le competenze digitali di base: secondo il rapporto Istat “Cittadini e ICT-2019” il 41,6% nella fascia 16-74 ha competenze inferiori a quelle di base, pur accedendo a Internet.

L’utilizzo del web in generale, poi, non è gestito consapevolmente. Invece, la digitalizzazione e l’uso di piattaforme è particolarmente importante per chi ha basse competenze anche nell'ottica di una società inclusiva poiché è possibile beneficiare di nuove esperienze professionali, formative e ludiche, ciò comporta un incremento di capitale sociale ed economico ma anche crescita culturale sempre è più interconnessa.

Chi sono stati i beneficiari del progetto? Chi avete coinvolto?

Lo staff delle tre organizzazioni partecipanti, educatori e formatori, e discenti delle rispettive organizzazioni, in generale persone di età superiore ai 25 con background migratorio e scarse competenze linguistiche, persone italiane o straniere senza un diploma e che hanno bisogno di orientarsi nello scenario lavorativo post covid, cittadini sopra 60 anni bisognosi di ritrovare motivazione, entusiasmo e interesse.

Perché avete scelto Erasmus+? Qual è il valore aggiunto di un programma europeo?

Pensiamo che sia fondamentale aumentare il processo di internazionalizzazione e riduzione dei processi autoreferenziali. Le organizzazioni non devono chiudersi in se stesse, com’è accaduto soprattutto durante l’emergenza sanitaria. Per migliorare le competenze di cittadinanza dei propri utenti è fondamentale confrontarsi con l’Europa e con i valori da essa promossi. Una maggiore conoscenza dei progetti Erasmus+ per avere maggior contezza di ciò che è la cittadinanza europea è indispensabile per sentirsi parte integrante di una comunità internazionale.

 

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Partecipano all'incontro, in presenza e a distanza, anche Annabella Di Finizio (Ambasciatrice in Campania) e Caterina Runfola (Ambasciatrice in Lombardia).

 

Per saperne di più consulta la pagina facebook del progetto

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