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Catturati dalla lettura: l’alfabetizzazione nelle carceri inglesi e gallesi

15/12/2015
by Jodie Crossley
Lingua: IT
Document available also in: EN DE FR PL ES

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La Giornata internazionale dell’alfabetizzazione 2015 ha avuto un valore simbolico particolare, dato che è stata celebrata solo una settimana dopo la revoca ufficiale delle restrizioni sui libri nei penitenziari. Il controverso provvedimento, che impediva ai parenti di inviare libri ai familiari in carcere, ha suscitato scalpore e indignazione, finché non si è giunti alla sentenza della High Court a favore dei detenuti. La situazione, però, sta prendendo una piega positiva. A luglio il nuovo ministro della Giustizia, Michael Gove, ha dichiarato che l’istruzione nelle carceri deve essere una priorità, sottolineando in particolare l’importanza dell’alfabetizzazione per consentire ai detenuti di “contribuire attivamente alla società, anziché essere un problema per essa”.

Molti potrebbero essere sorpresi dalla grande richiesta di lettura in prigione. Ovviamente, non mancano i detenuti che non vogliono leggere, non ne sono capaci o non hanno molta dimestichezza con la lettura. Le prigioni sono un microcosmo rappresentativo della società: vi confluiscono persone con ogni tipo di retroterra, di etnie diverse e con abilità disparate. Sebbene i dati del ministero della Giustizia inglese indichino che il 47% dei detenuti non ha conseguito alcun titolo di studio, purtroppo al momento non disponiamo di statistiche affidabili che ci consentano di conoscere l’effettivo livello di alfabetizzazione nelle prigioni.

Noi del Prisoners’ Education Trust (PET) chiediamo da tempo più dati sull’argomento. Ora, con nuovi sistemi di valutazione dell’alfabetizzazione e delle competenze matematiche di tutti i detenuti, speriamo che presto venga scattata una fotografia della situazione aderente alla realtà. In futuro, queste “valutazioni globali” dovrebbero fornire un’indicazione dei livelli di abilità dei detenuti, assicurando un’adeguata offerta formativa a ciascuno di loro. Gli enti incaricati della formazione in carcere giustamente danno la priorità ad abilità funzionali (lettura, scrittura e competenze matematiche di base), ma occorre anche offrire corsi che consentano ai detenuti di progredire. Per ora, siamo noi a colmare questo vuoto. Ogni anno, PET offre a circa 2.000 detenuti in Inghilterra e Galles la possibilità di frequentare un’ampia gamma di corsi, di livelli superiori o dedicati a materie a cui altrimenti non avrebbero accesso. I corsi di formazione a distanza che finanziamo comprendono la preparazione per il conseguimento di titoli di istruzione secondaria superiore come GCSE ed A-level, qualifiche professionali come il BTEC, diplomi e moduli introduttivi della Open University. Il nostro lavoro contribuisce a ridurre il rischio di recidiva.

Molti dei nostri corsi sono incentrati sull’alfabetizzazione. I nostri studenti arricchiscono il proprio vocabolario e sviluppano il pensiero critico, consolidando le proprie abilità di lettura, riflessione e analisi testuale, imparando a interpretare le domande e svolgere compiti.  Imparano anche come va strutturato un saggio accademico e come scrivere rivolgendosi a pubblici diversi.  Finanziamo anche corsi di scrittura creativa, giornalismo e letteratura inglese.

Molte altre organizzazioni e tanti singoli individui offrono attività a sostegno dei detenuti. Durante le visite dei rappresentanti di PET alle prigioni del paese, incontriamo bibliotecari, personale addetto all’istruzione e mentori dei detenuti, che collaborano con volontari della comunità locale ed enti non profit per aumentare le abilità di lettura e scrittura della popolazione carceraria. Molte biblioteche degli istituti penitenziari sono un centro di attività formative, dove è possibile accedere a tutta una gamma di opportunità, da quelle offerte da Storybook Dads, una onlus che permette ai detenuti di essere registrati mentre leggono una fiaba della buona notte ai loro figli, all’iniziativa Prison Reading Groups, che offre occasioni informali di incontro per leggere e confrontarsi su un libro, racconti o poesie.

Le associazioni di volontariato possono far fronte a esigenze di ogni livello, dall’assistenza a chi ha appena iniziato a imparare a leggere o vuole proseguire nella lettura di un libro, ma ha bisogno di aiuto, alle persone con dislessia, che non vogliono apprendere nel contesto formale di una classe. Ho incontrato molti detenuti di ambo i sessi che dedicano il loro tempo ad aiutare gli altri, insegnando loro a leggere grazie all’appoggio dello Shannon Trust, un’associazione di volontariato dedita a questa causa. Quando le persone cominciano ad apprendere, vogliono continuare ed è proprio su questo principio che si basa l’iniziativa Reading Ahead della Reading Agency. Si tratta di una sfida che offre ricompense a chi porta a termine sei letture diverse.  L’associazione Quick Reads, invece, mette a disposizione testi di autori di successo destinati a un pubblico adulto, ma in un’edizione ridotta e più accessibile, adatta a chi è alle prime armi con la lettura. Queste iniziative sono fondamentali per mettere a frutto le abilità di lettura appena acquisite e far sì che nasca l’amore per i libri.

Quando si finisce dietro le sbarre, la lettura può aprire la mente, aiutando a immaginare un futuro diverso per se stessi, a empatizzare con gli altri e aspirare a un mondo esterno dove abbondino speranza e opportunità.

Concludo con le parole di una delle persone che abbiamo aiutato. Erwin James, che ora scrive per il Guardian, ha affermato: “Quando sono finito in prigione, non mi aspettavo niente di buono. Avevo un’istruzione scarsa e a stento sapevo esprimermi. Per fortuna, nel carcere di Wandsworth c’era una biblioteca. La lettura mi ha aiutato a pensare e poi ad apprendere. Ormai sono un uomo libero da 10 anni. Senza i libri non mi sarebbe stato possibile cambiare e diventare la persona che sentivo di dover essere.”

Rod Clark è entrato a far parte del Prisoners’ Education Trust a febbraio 2013.  Aveva alle spalle una lunga carriera nel pubblico impiego, che lo aveva visto impegnato nelle politiche sociali.  All’inizio la sua carriera è stata principalmente incentrata sulla previdenza sociale; in questo campo, si è occupato di definizione di politiche e strategie, pianificazione, gestione operativa; per un periodo è stato anche capo di gabinetto per Rt Hon Alistair Darling MP, allora segretario di Stato per la Previdenza sociale.  Ricopriva il ruolo di director general strategy per il ministero degli Affari costituzionali quando il National Offender Management Service è confluito nel neonato ministero della Giustizia.  Ѐ stato anche direttore generale dell’organizzazione che presiedeva alla formazione interna per i dipendenti pubblici, la National School of Government.

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