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Quale educazione per quale adulto?

27/04/2016
di EPALE Italia
Lingua: IT

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L’intervento di Giuseppe Centomani  - durante il seminario nazionale "Liberi di apprendere. L'educazione degli adulti in carcere"  svoltosi a Napoli il 4 e 5 aprile - ha portato la riflessione sul problema del contesto fisico organizzativo dell’educazione in carcere e dell’approccio con cui creare percorsi di apprendimento, riflessione che scaturisce dalla lunga esperienza lavorativa di Centomani nel settore della giustizia minorile, un settore particolare che dal 1934 ad oggi ha cercato di proporre modelli per rispondere al mandato costituzionale.

 

"Esistono due diverse teorie operative  - ha sottolineato Centomani - sugli approcci possibili riguardanti le attività educative che si possono realizzare in carcere: da un lato l’idea che tutto quello che non è previsto dalla norma non è possibile; dall'altro quello dell’agire pensando che tutto quello che non è vietato, se serve, si deve fare. È un dovere di chi gestisce situazioni di questo genere, costruire contesti in cui sviluppare progetti di crescita. Personalmente come dirigente, ho sempre lavorato con la logica del pragmatismo, incoraggiando i responsabili dei servizi ad agire con questo approccio nella logica del Facciamo tutto ciò che è possibile fino a quando non ci scontriamo con un divieto effettivo. Questo ha dato adito a tantissime sperimentazioni e progettazioni."

"All’inizio della mia carriera percepivo come ossimoro le due parole 'educazione' e'carcere'. Fino ad ora invece ho lavorato su come diminuire la forbice."

"Il lavoro di anni, condiviso insieme a tanti insegnanti, educatori, assistenti sociali etc. ha portato alla presa di coscienza della necessità di configurare criteri tecnici da rispettare rigorosamente, sviluppare una teoria su quello che si fa in un determinato contesto in modo da saper spiegare perché lo si fa, perché stiamo lavorando in una maniera diversa dall’abitudine in uso. Il contesto educativo in cui ci si muove è un luogo da costruire e ricostruire incessantemente in funzione dei cambiamenti che intervengono sia sul lato degli utenti che sul versante dei docenti. Il contesto infatti non è mai lo stesso. Le persone, i docenti, i discenti non sono mai gli stessi. È necessario studiare la formula interattiva più efficace per entrambi. Per riuscire a creare un contesto educativo che renda sensata la partecipazione per entrambe le parti, affinché accada qualcosa di costruttivo, gli elementi portanti sono due: il contesto fisico organizzativo e i contenuti dell’apprendimento".

 

A proposito del contesto organizzativo, il Dottor Centomani ha usato 4 parole chiave per evidenziare alcuni elementi imprescindibili per creare contesti di apprendimento:

Riconoscibilità – La riconoscibilità del luogo deputato allo sviluppo della conoscenza. Uno spazio marginale e non riconoscibile è lo specchio della marginalità dello spazio scuola in carcere. Uno spazio definito consente la partecipazione attiva di tutti, operatori e detenuti insieme.

Certezza – È necessario conciliare i tempi della formazione con quelli della vita interna dell’istituto di pena in modo che la formazione non sia frammentata ma certa nel rispetto degli orari, nella presenza dei docenti, nell’accessibilità degli spazi, nella completezza del percorso educativo. La mancanza di certezza crea demotivazione sia negli educatori che nei ragazzi.

Sintonia - È fondamentale un’alleanza strategica tra tutti gli operatori adulti che si relazionano con i ragazzi, dagli agenti di polizia penitenziaria agli insegnanti, agli educatori, affinché tutti possano sostenere i processi di apprendimento. Se non c’è sintonia tra gli operatori, si genera nel discente un’attenuazione del senso di utilità.

Connessione - è necessario un collegamento tra i processi interni ed esterni del carcere. Il tempo della reclusione deve essere connesso con quanto accadrà fuori, una volta usciti. Per molti ragazzi specialmente stranieri la prima istituzione che fa qualcosa di costruttivo per loro e li prende in cura è il carcere. Se non possiamo costruire un dopo, si rischia di costruire solo nuove possibilità di frustrazione.

 

Sui contenuti dell’apprendimento Centomani ha affermato la necessità di "dare una chiave di lettura ai processi di apprendimento per decodificare le nuove complessità sociali e individuare il percorso più affine alle caratteristiche e ai talenti individuali.  Trasmettere ai ragazzi l'idea che la fase in cui mi sforzo di imparare possa essere utile per la ristrutturazione della mia percezione di me."

"L’educazione, attraverso una dinamica ricostruttiva, deve generare una diversa opportunità individuale nel ritorno della persona alla quotidianità esterna. L’offerta di istruzione e di possibilità di espressione deve essere in grado di creare nel detenuto un’idea di sé come cittadino, lavoratore, persona autoefficace, ovvero una persona in grado di ricostruirsi una identità e di avere un’idea di quanto ha appreso durante la detenzione in termini non solo di sottrazione di esperienze, ma anche di costruzione di saperi e competenze grazie al lavoro congiunto con le persone che si sono impegnate per il suo progetto di vita."

"Pensando al lavoro educativo in carcere - ha concluso Centomani - penso a tutte queste riflessioni insieme e alla qualità degli insegnanti. Penso a un luogo dove i ragazzi entrano con la curiosità di scoprire cosa l’insegnante sarà capace di inventarsi, cosa ci sarà di nuovo da imparare oggi".

 

 

Editing a cura di Valentina Riboldi

Unità Comunicazione

Agenzia Erasmus+ Italia

 

Per approfondire l'argomento in EPALE:

- Le sfide dell'educazione in carcere. I risultati del seminario di Napoli, a cura di Martina Blasi, EPALE ITALIA

- Annet Bakker parla delle principali difficoltà dell’istruzione nelle carceri, Intervista alla direttrice dell'EPEA

- Settimana EPALE dell’educazione in carcere (25-29 gennaio), risorse dall'Europa

- Dignità e carcere. Perché ne parleremo a Napoli, articolo di presentazione del seminario

 

 

 

 

 

 

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  • Ritratto di Filomena Montella

    Le riflesioni sono molo precise ed organiche.

    Mi hanno fatto riflettere sulla necessità, ormai impellente e cocente, di elaborare un'attenta analisi sugli studenti che frequentano in Italia i corsi CPIA di secondo livello.

    E' necessaria, infatti, una disamina dell'eterogeneità degli studenti frequentanti gli ex corsi seali, al fine di programmare meglio l'intervento didattico.

    Da ciò, inoltre, sarebbe necessaria una riflessione sull'esame di Stato, percorso conclusivo del secondo ciclo dei CPIA.

    Buon lavoro a tutti

    F. Montella