Minority languages uniting in diversity ovvero la mia prima TCA
La diversità è una ricchezza in quanto principio di efficienza e di sopravvivenza. La Natura ce lo insegna da millenni, affidando alla biodiversità il compito di garantire l’equilibrio e la continuità della vita su questo pianeta. In modo analogo e senza averne piena coscienza l’umanità ha modellato la propria esistenza culturale seguendo tale principio.
Come ci insegna anche l’antropologia culturale, la varietà dei modi di vivere, parlare, credere e relazionarsi non è solo una testimonianza della inventiva umana, ma è un vero e proprio strumento essenziale per la resilienza collettiva. È proprio nella diversità culturale che le società umane trovano la capacità di adattarsi e di rispondere alle crisi.
Custodire la diversità non è, dunque, un gesto nostalgico ma è un atto di lungimiranza, una strategia di sopravvivenza nonché una scelta profondamente etica. La possibilità stessa dell’umanità di continuare a esistere sulla Terra è intrecciata alla capacità di valorizzare le molteplici forme di espressione culturale che ne costituiscono l'essenza. Non a caso l'art. 1 della Dichiarazione Universale Unesco sulla Diversità Culturale dichiara che:
“La cultura assume forme diverse nel tempo e nello spazio. La diversità si rivela attraverso gli aspetti originali e le diverse identità presenti nei gruppi e nelle società che compongono l'Umanità. Fonte di scambi, d'innovazione e di creatività, la diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. In tal senso, essa costituisce il patrimonio comune dell'Umanità e deve essere riconosciuta e affermata a beneficio delle generazioni presenti e future”.
Per questo motivo, il primo Training Cooperation Activities (TCA) a cui ho scelto di prendere parte è stato “Minority Languages: Uniting in Diversity”, svoltosi nel mese di giugno in Calabria, una regione che con la sua ricchezza di tradizioni e identità linguistiche ha rappresentato il contesto ideale per riflettere sul valore della diversità culturale in Europa. La mia decisione di partecipare è scaturita da un interesse per un’offerta formativa che ha posto il suo focus sul tema, tanto urgente quanto affascinante, della tutela e valorizzazione delle lingue e delle culture minoritarie. Questi patrimoni viventi non costituiscono soltanto una ricchezza culturale dell’Italia, ma sono una componente vitale dell’identità collettiva in molte regioni d’Europa, come nel caso emblematico del Belgio.
Da Ambasciatrice EDA sono così diventata una discente adulta … e mi è piaciuto un sacco! Ancor più coinvolgente è stata la dimensione transnazionale dell’esperienza formativa: un contesto che ha amplificato le opportunità di apprendimento e di crescita personale in modi che difficilmente si possono descrivere appieno, se non vivendoli. Dopo aver preso parte a questa esperienza unica, posso affermare con convinzione che lascia il segno nel pensiero, nella coscienza e nelle relazioni.
Con il mio lavoro spesso mi trovo a riflettere, insieme a discenti adulti, sul significato dell’appartenenza, della trasmissione culturale e della diversità etnolinguistica, sia in contesti di educazione formale che informale. Questo specifico TCA quindi si è rivelato occasione per ampliare il mio sguardo e aggiornare le mie competenze, offrendo accanto alla dimensione teorica quella pratica e l’esperienza vissuta. In periodo storico in cui l’omologazione culturale avanza con passo rapido, investire nella comprensione delle minoranze, a mio avviso, è un modo di rafforzare il pensiero critico e l'approccio accogliente. È in questi spazi che prende forma il senso più pieno di un’identità europea comune: non come somma di culture, ma come convivenza fertile tra prospettive diverse. Una dimensione di così ampio respiro, che ognuno ha potuto realizzare una crescita certamente professionale, ma soprattutto di cittadinanza europea e personale.
La full immersion è stata una formula efficace che ha miscelato apprendimento formale e informale; lo stare insieme per lavorare e lo stare insieme per socializzare e saldare rapporti anche futuri. Ogni scelta di stare insieme, ogni momento vissuto in comune, ha contribuito a rafforzare legami che, in molti casi, si sono spinti oltre la cornice temporanea dell’evento. E sono nate delle amicizie! Studi come quelli dei fratelli Roger e David Johnson abbiano dimostrato l’efficacia dell’apprendimento cooperativo, rendendolo uno dei metodi più apprezzati a livello internazionale. Ma in questa esperienza infatti c’è molto di più. Quello che ho vissuto è stato un autentico laboratorio di umanità condivisa, dove le differenze nazionali non erano barriere ma ponti: elementi di scambio, curiosità e crescita reciproca. Insieme, abbiamo costruito uno spazio cooperativo, dove il confronto si è fatto dialogo profondo, e la collaborazione ha generato armonia.
Ora più che mai, non posso non mettere a confronto questa mia piccola esperienza con quello che accade nel quadro internazionale e credo ancor di più che si debba sottolineare e rafforzare il principio che ha dato parte del titolo al TCA di Cosenza “Uniting in diversity”. Imparare a leggere la diversità come occasione e patrimonio è un esercizio di educazione alla convivenza che ogni cittadina e ogni cittadino dovrebbe poter esperire, per scoprirne non solo la bellezza e le potenzialità ma sviluppare la sensibilità e la capacità di non vedere l’alterità come una minaccia e/o come forma di inferiorità. Per questo è così importante riconoscerne il valore e la sua tutela. Durante i giorni del TCA abbiamo visto e toccato con mano la possibilità di realizzare luoghi di convivenza culturale come nelle comunità di Civita e di Guardia Piemontese, (rispettivamente comunità arbëreshë e occitana) e con la presentazione di progetti dedicati all’accoglienza per rifugiati e migranti. Ancora una volta viene in aiuto la Dichiarazione Universale Unesco sulla Diversità Culturale, l’art.2 sostiene che:
Dalla diversità al pluralismo culturale. Nelle nostre società sempre più diversificate, è indispensabile assicurare un'interazione armoniosa e una sollecitazione a vivere insieme di persone e gruppi dalle identità culturali insieme molteplici, varie e dinamiche. Politiche che favoriscano l'integrazione e la partecipazione di tutti i cittadini sono garanzia di coesione sociale, vitalità della società civile e di pace. Così definito, il pluralismo culturale costituisce la risposta politica alla realtà della diversità culturale. Inscindibile da un quadro democratico, il pluralismo culturale favorisce gli scambi culturali e lo sviluppo delle capacità creative che alimentano la vita pubblica.
L’apprendimento e il lavoro cooperativo tra persone provenienti da culture e paesi diversi rappresentano, oggi più che mai, un potente antidoto alla frammentazione delle relazioni e alla progressiva disgregazione del tessuto comunitario a cui molte società moderne sembrano inesorabilmente spinte. Laddove l’individualismo rischia di impoverire il senso di appartenenza e la capacità di dialogo, incontrarsi con l’intento esplicito di crescere insieme, anche da adulti, assume un valore trasformativo. L’esperienza di apprendimento condiviso e di costruzione collettiva del significato è un’occasione che tutti dovrebbero poter vivere.