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Le reti territoriali, una grande opportunità dell'educazione degli adulti. Problemi risolti? Non proprio

22/01/2016
by EPALE Italia
Lingua: IT

In molte parti del mondo, da diverse prospettive e politiche, si parla di migliorare la qualità e non più solo di ampliare la quantità delle occasioni di formazione per i cittadini in età adulta. Questo argomento acquista dalla prospettiva dell'Italia una valenza particolare, per la difficoltà e la lentezza dei processi di decisione che di fatto ostacolano i cambiamenti.

Nel nostro paese l’educazione degli adulti è stata definita tardi dal punto di vista legislativo, ma ha saputo offrire significative risposte al bisogno di cultura della popolazione, prevalentemente attraverso la diffusione di buone pratiche. Di fronte a urgenze sociali nuove l’innovazione didattica si produce e si consolida nella esperienza dei protagonisti, ma rischia di rimanere inefficace per la mancanza di supporti istituzionali.

Oggi queste esperienze hanno costituito in anni recenti un sistema di fatto, ma senza un adeguato supporto istituzionale rischiano di rimanere inefficaci. Le reti scolastiche, avviate con la legge sull'autonomia, possono rappresentare un modello efficace anche per l'EDA. Queste reti presentano un'opzione nuova, che consente di promuovere processi di coesione orizzontale a tutte le tipologie di scuole, aprendole ai bisogni della popolazione di un territorio.

Nel suo articolo Educazione in età adulta: una opportunità e una scommessa per il sistema educativo italiano Vittoria Gallina, docente de La Sapienza e esperta nazionale di EDA, guardando agli ultimi 40 anni e più di storia, invita a ripercorrere e studiare una vicenda non ancora compiuta, che, proprio nelle reti di scuole, può trovare lo strumento adeguato a portare a sistema importanti esperienze formative ed educative in relazione all’apprendimento degli adulti.

Una dimensione territoriale dell'EDA che è stata in parte avviata dalla fine degli anni '90, quando il ministero ha affidato alla singola scuola iniziative rivolte alla prevenzione del disagio giovanile che abbandonano precocemente l'istruzione e alle possibilità di accesso alla scolarizzazione per fasce culturmente deboli. La recente riforma dei CTP prevede un'autonomia dei CPIA articolati in reti territoriali, ma gli adempimenti previsti dalla normativa sono lunghi e rischiano di affossare la più importante opportunità introdotta.

Al contrario le attività intraprese dal basso hanno consentito molte attività di sperimentazione organizzativa e didattica nei CTP, che, soprattutto per il protagonismo di chi opera sul campo, cambiano in modo significativo il “far scuola” per la popolazione adulta. Esistono numerosi esempi nell'istruzione formale che potrebbero offrire modelli di lavoro efficaci (il progetto Polis della rete dei CTP del Piemonte, e altre iniziative analoghe in molte regioni italiane) e e la messa a regime di sistemi per l’accoglienza ed il riconoscimento delle competenze.

 

Cosa manca ancora al sistema di educazione in età adulta in Italia?

Soltanto nel 2012 anche in Italia una legge dello stato, la legge n. 92 (Riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), ha finalmente normato il diritto all’apprendimento permanente “l'apprendimento permanente deve diventare una realtà per tutti per realizzare e valorizzare tutte le proprie potenzialità attraverso il miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione” [...] "il centro del sistema di apprendimento permanente è il cittadino, cui si riconosce il diritto alla fruizione di opportunità di apprendimento accessibili ed efficaci". Non più quindi servizio alla persona, ma diritto della persona, è bene sottolineare il passaggio.

Le reti territoriali sono lo strumento per l'attuazione di questo diritto, strutture preposte a garantire i servizi di informazione / orientamento/ accompagnamento e certificazione delle competenze ed anche a offrire opportunità formative che integrano formale e non formale.

Tutto a posto, allora? Non pare proprio: non sono previsti finanziamenti specifici per queste reti e il problema di fondo rimane il solito: come coinvolgere soggetti che non partecipano ad alcuna attività di apprendimento, da adulti, pur evidenziando drammatici deficit di competenze generali e specifiche (Rapporto OCSE PIAAC 2014)? Come risolvere il problema della certificazione delle competenze acquisite sul lavoro, e quello degli apprendimenti informali?

L'esempio di tanti paesi europei che stanno sperimentando e affinando i loro strumenti può far crescere la consapevolezza in Italia che l'argomento è urgente e non più rinviabile?

 

Leggi tutto l'articolo

 

a cura di Alessandra Ceccherelli

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Vittoria Gallina è docente a contratto di Educazione degli adulti presso l’università di Roma La Sapienza; autrice di studi e ricerche, collabora con riviste scientifiche sul tema. E' anche National Project Manager delle due indagini internazionali dell’OCSE sulle competenze alfabetiche degli adulti, (IALS e ALL). Ha collaborato con Isfol alla recente indagine OCSE PIAAC. E' stata nominata Ambasciatrice EPALE dal 2015.

 

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  • Ritratto di Filomena Montella

    Tutto ciò che si legge sull'educazione degli adulti è giusto. La pratica, però, mi porta a segnalare alcune problematiche, prima fra tutte l'impossibilità di insegnare in una classe dove ci sono adulti drop out e ragazzi di 18 anni che credono che in un corso serale ci sia un modo veloce e indolore per acquisire il diploma della scuola secondaria di secondo grado non conseguibile di mattina perché il percoso di studi è troppo "faticoso".

    Purtroppo, nei percosi di secondo livello dei CPIA questa è la realtà...

    E, sinceramente, è davvero umiliante...

  • Ritratto di Filomena Montella

    Tutto ciò che si legge sull'educazione degli adulti è giusto. La pratica, però, mi porta a segnalare alcune problematiche, prima fra tutte l'impossibilità di insegnare in una classe dove ci sono adulti drop out e ragazzi di 18 anni che credono che in un corso serale ci sia un modo veloce e indolore per acquisire il diploma della scuola secondaria di secondo grado non conseguibile di mattina perché il percoso di studi è troppo "faticoso".

    Purtroppo, nei percosi di secondo livello dei CPIA questa è la realtà...

    E, sinceramente, è davvero umiliante...