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Fondi europei per i centri scolastici digitali in carcere

Il 6 maggio 2020 il Ministero dell’Istruzione ha emanato un Avviso pubblico per la realizzazione di smart class per Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), sezioni carcerarie e scuole polo in ospedale   

Il 6 maggio 2020 il Ministero dell’Istruzione (MI) ha emanato un Avviso pubblico per la realizzazione di smart class per Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), sezioni carcerarie e scuole polo in ospedale    Le risorse messe a disposizione per l’allestimento dei centri scolastici digitali sono complessivamente di 5,2 milioni di euro nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (PON) 2014 – 2020.

Ai 129 CPIA sono destinati fino a 20mila euro e sono 449 le sedi scolastiche funzionanti negli istituti penitenziari che potranno beneficiare di 5000 euro ciascuna per la fornitura di strumenti e dispositivi digitali per potenziare l’apprendimento a distanza.

Tempi strettissimi, requisiti vincolanti, pena la non ammissione al finanziamento, per i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti e gli istituti di secondo grado che hanno presentato la candidatura. Ai dirigenti, ai docenti e al personale amministrativo è stato richiesto un impegno di non poco conto, in un periodo di lavoro gestito quasi esclusivamente a distanza. 

La progettazione – si legge nell’Avviso - consiste nell’insieme delle attività propedeutiche all’emanazione dell’avviso pubblico/richiesta di offerta/ordine di acquisto e del relativo capitolato tecnico per l’acquisto dei beni.

In questa fase, quindi, non è previsto il finanziamento di altre azioni che sono in realtà necessarie per sostenere la didattica a distanza nella scuola in carcere. La priorità è evidentemente la dotazione di strumenti e risorse tecnologiche in fase di emergenza.

L’Avviso parla chiaro: si possono acquistare esclusivamente apparecchiature finalizzate alla partecipazione alle attività didattiche a distanza, software per un importo massimo pari al 20% delle forniture e arredi per la custodia dei beni. Non sono ammessi i costi dovuti al gestore del servizio per la connettività alla rete Internet. 

Le tante esperienze di didattica a distanza in corso in questo periodo negli istituti penitenziari italiani, costituiscono una prima risposta alla necessità di continuare a garantire l’istruzione in carcere in piena emergenza. Non ci sono dati ufficiali ma si può affermare che nessuno si è fermato.

Tra dispense e materiali didattici consegnati agli educatori, vere e proprie lezioni via Skype o su altre piattaforme, teledidattica, si stanno concludendo i corsi avviati in questo difficile anno scolastico. La partecipazione degli studenti ristretti è stata attiva.

Da quanto si è potuto cogliere nelle testimonianze di docenti, dirigenti e personale dell’amministrazione penitenziaria, le lezioni a distanza hanno rappresentato una risorsa anche per contenere l’ansia rispetto a quello che accadeva fuori. 

Ritrovare i professori, seppure davanti a uno schermo, è stato rassicurante. Tuttavia, si tratta di pratiche e soluzioni che dovranno essere collocate, riorganizzate e consolidate all’interno di un percorso formativo di lungo periodo e in linea con l’ordinamento scolastico introdotto dalla riforma del sistema di istruzione degli adulti dal 2015. I dubbi e le incertezze sul prossimo anno scolastico sono tanti

Non sarà facile ripartire senza una organizzazione strutturata dell’offerta formativa, né sarà possibile continuare con gli attuali assetti, nati in emergenza.

Come si potrà rendere stabile l’apprendimento a distanza in carcere?

In altri termini, chi dovrà farsi carico delle spese e della gestione della connessione? Sappiamo che questi sono i limiti di maggior peso nella possibilità di realizzare la fruizione a distanza nella scuola in carcere, prevista dall’ordinamento dei CPIA sin dal 2015.

In vista della ripresa a settembre delle attività didattiche si attendono indicazioni operative nazionali. Sarà necessario ampliare e rinforzare le competenze digitali dei docenti, sarà vincolante l’assistenza informatica interna così come dovrà essere definito il ruolo del personale dell’area educativa degli istituti penitenziari.

Inoltre, serviranno altre risorse, si dovranno definire accordi interistituzionali e protocolli per le procedure di utilizzo e gestione dei dispositivi e della rete. Inoltre, non devono essere dimenticati gli adulti e i giovani adulti in area penale esterna, laddove sono attivi percorsi scolastici: le REMS (residenze di massima sicurezza) che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari e i centri di recupero per tossicodipendenti.

Se l’Avviso del Ministero rappresenta una prima risposta per sostenere la didattica a distanza in carcere, la complessità della sua realizzazione e standardizzazione non possono essere affrontate senza la condivisione con il Ministero della Giustizia. 

Va ricordato che i due ministeri hanno stipulato nel 2012 e rinnovato nel 2016 il Protocollo d’Intesa “Programma speciale per l'istruzione e la formazione negli istituti penitenziari", scaduto il 23 maggio 2019 e non ancora rinnovato.

Riaprire il dialogo in questa direzione è un buon punto di partenza. 

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di Ada Maurizio

Dirigente CPIA 3 Roma - attualmente comandata presso il consolato italiano di Toronto Canada 

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