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Storie di vita, infortunio e cambiamento: raccontare il dolore per tornare alla vita

Storie di vita, infortunio e cambiamento:Il valore della parola e della scrittura come strumento per esprimere il vissuto di chi ha subito un incidente sul lavoro in una raccolta curata dall'Inail.

Scritturacoppia
Articolo di Alessia Congia

 

Mi chiamo Alessia Congia e sono un’assistente sociale che lavora all'Inail della sede di Torino Centro, l’Istituto pubblico che si occupa degli infortuni sul lavoro e dellemalattie professionali. Alcuni anni fa con alcune colleghe ho lavorato alla realizzazione del libro Fare i racCONTI con il Cambiamento, un volume che raccoglie storie di persone che hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza di un infortunio o della malattia professionale, in prima persona o come famigliare.

È stata una esperienza preziosa dal punto di vista professionale e, proprio all’indomani del seminario Epale Educare alla salute, comunicare il ben-essere a cui parteciperò il prossimo 8 aprile, vorrei qui riproporre la riflessione su quello che questa esperienza, di qualche anno fa, ha significato per me dal punto di vista personale.

Per raccontarvi di questo progetto, è importante ritornare con la mente alle sue origini e ai bisogni da cui ha preso avvio.Nel nostro lavoro incontriamo quotidianamente persone che hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza dell’infortunio o della malattia professionale.

Più volte abbiamo osservato l’emergere di un bisogno delle persone di parlare, di sentirsi ascoltate, di raccontare quello che stavano attraversando; perché in queste occasioni si è in tre: l’operatore, la persona colpita dall’evento (o un suo famigliare) e la sofferenza portata. E spesso anche il risultato era lo stesso: dopo aver potuto condividere la propria esperienza, sembrava che anche il dolore e la fatica fossero un po’ più leggeri.In più occasioni avevamo condiviso la ricchezza e l’intensità di alcune di queste esperienze e così abbiamo cominciato a pensare al valore avrebbe avuto provare a fare una raccolta delle testimonianze e dar loro visibilità e possibilità di arrivare ad altri.

L’idea di utilizzare la narrazione è arrivata dopo la mia partecipazione ad un laboratorio di narrazione autobiografica di primo livello tenuta dalla mia collega Lucia Portis. Abbiamo dapprima preso contatto con le persone protagoniste del libro, ed abbiamo somministrato una breve intervista sul loro vissuto rispetto all’infortunio/malattia, e in seguito assieme alle persone coinvolte, abbiamo deciso di sviluppare in un laboratorio di narrazione quanto loro avevano già portato durante le interviste. A questo punto, affidato a Lucia Portis l’incarico di seguire questo laboratorio, il nostro contributo poteva anche fermarsi, invece abbiamo scelto di partecipare anche noi al laboratorio assieme ai partecipanti al progetto. Il nostro ruolo principale era quello di supportare quei partecipanti che potevano avere difficoltà nello svolgere le attività di aula (linguistiche, motorie ecc.) ma essere in aula con loro ci ha dato l’opportunità di immergerci nella loro e nella nostra narrazione, di ripercorrere la loro e la nostra vita, dal primo ricordo alla spirale esistenziale, dagli affetti agli eventi che più ci hanno provato ed alle risposte che abbiamo dato a questi eventi.

Per i protagonisti di queste storie il laboratorio è stato uno spazio di gruppo che ha facilitato il riconoscimento del proprio vissuto, il rispecchiamento nell’altro, la condivisione della propria esperienza ed ha creato appartenenza. Ripercorrendo il proprio vissuto attraverso la narrazione, ognuno ha dato un nuovo senso alla propria storia, un senso personale ma arricchito dai significati che ognuno a trovato per sé in quello spazio.

Per me è stato uno spazio riflessione, di accoglienza delle mie emozioni e di quelle degli altri, di incontro autentico, come non era mai avvenuto nello spazio di interazione legato al contesto istituzionale dell’Ente per il quale lavoro.E’ stato rientrare nella mia storia ed entrare nella storia dell’altro, che non è solo il momento dell’infortunio o malattia. Quando le persone si rivolgono a noi, noi e loro “sostiamo” prevalentemente nel momento dell’incidente o della diagnosi, e di quello che sta avvenendo immediatamente dopo. Spesso non esiste un passato e non si riesce a guardare ad un futuro. 

Negli otto incontri del laboratorio abbiamo avuto l’opportunità di cogliere le tracce di esistenza di ognuno dei partecipanti, che non erano solo il momento della rottura autobiografica, ma una miriade di attimi, esperienze e momenti di vita che condivisi ci hanno consentito di ricostruire la complessità meravigliosa di cui ognuno è portatore.

Copertinalibro
Tutto questo ha permesso di avvicinarsi all’altro e comprendere meglio la loro esperienza soggettiva. La comprensione (e dicendo questo vesto di nuovo per un istante il mio ruolo professionale) consente di accompagnare più efficacemente le persone nel loro percorso di ripresa dopo un infortunio, un incidente, una malattia.Lavorare con la narrazione per me ha segnato una direzione che è quella di dare spazio al racconto, nella mia sfera personale così come in quella professionale.

Sono molto felice di poter partire da questa esperienza per continuare a parlare del potere della narrazione nella cura dei pazienti in occasione del Seminario Epale insieme alle colleghe Lucia Portis e Serena Peyron.

Vi lascio qua il Pdf del libro Fare i racConti con il cambiamento che spero avrete voglia di leggere.

 

Alessia Congia

 

 

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