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Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa

 
 

Blog

Educazione formale e non formale nella nuova programmazione Erasmus plus

06/10/2019
di Mariella Ciani
Lingua: IT

Le osservazioni che emergono dalla lettura degli emendamenti della Commissione di lavoro riguardano in primis la società in cui viviamo, che dovrebbe impegnarsi a essere più inclusiva e democratica assicurando pari opportunità nel campo dell’istruzione e della formazione. Viene inoltre avanzato un forte invito al rafforzamento dell’apprendimento permanente con un maggior riconoscimento del valore delle attività di istruzione non formale per contrastare l’analfabetismo funzionale e digitale; su questo tema, in Italia, sono coinvolte tutte quelle Associazioni culturali che appartengono al Terzo Settore e che si occupano di educazione degli adulti le quali dovrebbero impegnarsi a promuovere percorsi innovativi atti a coinvolgere il maggior numero di quelle persone che, per vari motivi, si trovano in una situazione di disagio sociale.  Il nuovo programma intende anche promuovere la mobilità di coloro che presentano minori opportunità dando visibilità anche a organizzazioni di piccole dimensioni, in particolare nuovi operatori e organizzazioni di base a livello locale che lavorano direttamente con persone svantaggiate di tutte le età. Un altro elemento che affiora è la ricerca di una sinergia tra coloro che dispensano istruzione formale e non formale e formazione professionale e i datori di lavoro, sia pubblici che privati. Il nuovo programma intende affrontare questioni specifiche al settore dell'istruzione e della formazione professionale, come la formazione linguistica, la promozione di partenariati di alta qualità e il riconoscimento e la certificazione delle competenze; prevede un contributo nel facilitare la trasparenza e il riconoscimento automatico e reciproco delle competenze, delle abilità, delle qualifiche e dei diplomi, come pure il trasferimento dei crediti o di altri elementi di prova dei risultati dell'apprendimento, al fine di promuovere l'assicurazione di qualità e sostenere la convalida dell'apprendimento non formale e informale, la gestione delle competenze e l'orientamento. La mobilità viene considerata un arricchimento ai fini dell'apprendimento non formale e informale e dell'apprendimento multiculturale, fondamentale per lo sviluppo di un pensiero critico e per una partecipazione attiva in una società della conoscenza. Si insiste sulla promozione di un apprendimento permanente di tutti i cittadini a prescindere dall'età rafforzando la cooperazione tra i contesti di apprendimento formali, non formali e informali, sostenendo percorsi di apprendimento flessibili in grado di portare al riconoscimento formale delle competenze acquisite.

In Italia, i sistemi di istruzione e formazione sono centrati su processi di apprendimento formale, rischiando in tal modo di non valorizzare, anzi di esplicitamente trascurare, l’universo di acquisizioni che non avvengono entro le istituzioni scolastiche e formative. Oggi più che mai, l’obiettivo che le Associazioni che si occupano di educazione degli adulti dovrebbero perseguire è quello di “rendere visibile” l’apprendimento, in qualsiasi forma esso avvenga, nei confronti del soggetto che apprende, che diventa consapevole delle proprie risorse, e dunque maggiormente disposto a spenderle nei contesti dove esse sono richieste, siano essi circuiti formativi o lavorativi. Eppure l’Europa interviene a più riprese su queste questioni: nel maggio del 2004, il Consiglio d’Europa, come naturale conseguenza della Dichiarazione di Copenaghen, ha adottato una sorta di manuale, denominato Common European Principles for the identification and validation of non-formal and informal learning; nel dicembre dello stesso anno, viene divulgato il Comunicato di Maastricht nel quale la CommissioneEuropea indica tra le priorità in ordine al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona l’utilizzo di pratiche e strumenti comuni per sostenere la riforma e lo sviluppo dei sistemi di istruzione e formazione; nel Quadro Europeo delle Qualifiche e nella Risoluzione sull’istituzione del sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale (ECVET) si punta ad accrescere la libertà delle persone permettendo loro di proseguire il percorso di apprendimento tenendo conto dei risultati conseguiti allorché si spostano da un contesto di apprendimento a un altro (dal formale all’informale-non formale, e viceversa). Dopo aver fatto luce sull’apprendimento non formale e informale, occorre chiedersi in che modo deve essere inteso l’oggetto da validare (cioè l’esito del processo di apprendimento), e, di conseguenza, in cosa consiste la stessa operazione di validazione. Qual è il prodotto di un processo di apprendimento, formale, contestuale o esperienziale che sia? La competenza, intesa come la capacità della persona di far fronte ad un compito-problema. La validazione delle competenze si colloca all’interno delle strategie didattiche dell’Experiential Learning, le quali consistono nell’ideazione e realizzazione di situazioni nelle quali i soggetti possano vivere situazioni connotate da aspetti di realtà, complessità e globalità, presenza di problemi e, a partire da tali situazioni, percorrere itinerari di sviluppo delle proprie conoscenze, arricchimento e modificazione delle opinioni, miglioramento delle abilità operative e sociali.

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Il processo di validazione delle competenze risponde a richieste di valorizzazione e promozione dell’autonomia della persona, mettendo al centro i diritti soggettivi di ogni individuo a vedersi riconosciute le proprie capacità, comunque acquisite. L’introduzione di strumenti e metodi per il riconoscimento delle competenze informali, non formali e formali consente di salvaguardare il valore aggiunto dell’apprendimento che ha luogo al di fuori dei contesti formali: questo risultato non sarebbe possibile assumendo la qualifica come unico veicolo di attestazione. La validazione delle competenze viene definita come il processo di identificazione, valutazione e riconoscimento di un’ampia gamma di competenze che le persone sviluppano durante la loro vita e in differenti contesti, per esempio attraverso l’educazione, il lavoro e le attività del tempo libero”.

A questo punto è necessario approfondire gli aspetti metodologici collegati al processo di validazione delle competenze. Essendo la competenza un dato qualitativo, non direttamente misurabile tramite misure standardizzate (come invece è possibile per la valutazione dei saperi), è necessario mettere in campo riscontri multipli e tra loro collegabili. Le linee guida europee in merito all’identificazione e alla validazione delle competenze acquisite in campo non formale ed informale sono state pubblicate congiuntamente dalla Commissione europea e dal Cedefop già nel 2009 ma resta ancora in discussione l’identificazione delle caratteristiche fondamentali della convalida. La raccomandazione del Consiglio della UE, nel 2012, sottolinea l’importanza di disporre di informazioni adeguate e del loro coordinamento. Gli Stati membri vengono invitati a ‘Promuovere il coinvolgimento nello sviluppo e nell’attuazione degli elementi e dei principi [...] di tutte le parti interessate, quali organizzazioni dei datori di lavoro, sindacati, camere di commercio, industria e artigianato, enti nazionali coinvolti nel processo di riconoscimento delle qualifiche professionali, servizi per l’impiego, organizzazioni giovanili, operatori socio educativi, istituti di istruzione e formazione e organizzazioni della società civile’. In Italia, a differenza di molti altri Paesi europei, c’è ancora molto da fare in questo campo: è di fatto presente una rigidità che non permette alle parti coinvolte di dialogare, di progettare e quindi di mettere in atto delle procedure sperimentali atte a riconoscere tutte le competenze acquisite in ambito formale, informale e non formale. Va sottolineato che nel campo dell’educazione formale, da cui provengo, non è ancora a tutti chiaro la differenze tra acquisizione di contenuti e la capacità di utilizzare il sapere per realizzare attività concrete.

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