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Diversi approcci alla Fruizione a distanza nell’istruzione degli adulti, piattaforme e soluzioni a confronto da Cosenza

La fruzione a distanza è un elemento importante per ampliare l'utenza e personalizzare i percorsi formativi nell'istruzione degli adulti. Da Cosenza, l'analisi dei bisogni e le soluzioni adottate nel Cpia "V. Solesin".

In un precedente articolo è stato affrontato, per l’istruzione degli adulti, il tema della didattica a distanza che, rispetto agli altri ordini di scuola, è già stata inserita a livello normativo (DPR 263/2012) come componente dei percorsi di formazione.

Per agevolare la fruizione a distanza dei corsisti adulti (e non solo…) sono correntemente utilizzati e sperimentati diversi approcci e modalità, con livelli di complessità crescente a seconda delle risorse hardware, ma, soprattutto, delle competenze tecniche digitali di docenti e corsisti.

Dall’anno scolastico 2018/2019 nell’istituto in cui opero, il CPIA “V. Solesin” di Cosenza, abbiamo attivato una formazione dei docenti sulla Fruizione a distanza, inizialmente nell’ambito del Piano Nazionale Formazione Docenti (PNFD). L’Animatore digitale unitamente ai membri del Team digitale hanno organizzato successivamente un ciclo di incontri di formazione per nuclei tematici, suddividendo i docenti sulla base dei Dipartimenti.Nell'anno scolastico 2019/2020 la formazione è proseguita con i docenti di nuova nomina, mentre i restanti docenti hanno iniziato a creare le proprie classi virtuali ed introdurre materiale ed esercitazioni per gli alunni.È stata creata anche una repository in cui i docenti di aree comuni possono condividere i materiali ed i link più adeguati man mano che vengono creati o individuati in rete.

Prima di fare delle scelte tecniche ed organizzare la formazione, ho analizzato le varie soluzioni e visionato diverse piattaforme online, non solo italiane, avendo però sempre presenti alcuni aspetti e ponendomi delle domande.

 

Il target: chi utilizzerà la mia piattaforma ed i miei strumenti?

Chi opera nella realtà dei CPIA ben conosce la tipologia di utenza, che in molti casi ha scarse competenze in lingua italiana, ha limitate conoscenze informatiche, spesso proviene da categorie svantaggiate e povere di stimoli culturali.

L’hardware: l’abituale utenza di quali strumenti di fruizione dispone?

Nella maggior parte dei casi solo gli studenti possono disporre solo di uno smartphone per comunicare, pochi usano il PC o il tablet. E l’istituto scolastico di cosa dispone (o potrebbe disporre)? Implementare un ambiente FAD semi-professionale richiede un PC server, una connessione internet accettabile ed una piattaforma LMS (molte sono gratuite es. Moodle).  Tutto ciò può essere realizzato in ogni istituto con costi irrisori, il problema è individuare all’interno di ciascun istituto un amministratore che possa implementare e gestire la piattaforma. Qualora l’animatore digitale o qualche docente non fosse competente, bisognerà rivolgersi all’esterno, quindi i costi saranno più esosi e la gestione risulterà più complessa e rallentata.

Il software: come scegliere?

Innanzitutto deve essere capace di adattarsi ai diversi dispositivi usati, garantire la multimedialità, essere interattivo (integrare strumenti di chat e/o video chat). L’interfaccia deve essere agevole per i docenti che devono caricare i contenuti e deve risultare di facile fruizione, magari anche tramite APP, per i corsisti (le interfacce con strutture gerarchiche a cartelle vanno bene per gli addetti ai lavori!). Inoltre deve permettere una facile registrazione degli utenti, senza dimenticare, infine, gli aspetti legati alla sicurezza, alla privacy ed al cyberbullismo.

Le soluzioni esistenti, alcune delle quali neppure ascrivibili alla vera e propria Fruizione a Distanza, sono categorizzabili, in almeno quattro livelli di complessità.

Entry level: il metodo più immediato di contatto è utilizzare gruppi di WhatsApp/Telegram o APP similari di messaggistica istantanea, per invio di materiali e link. Chiaramente le possibilità di feedback e restituzione restano limitate, ma è il metodo più semplice per raggiungere l’utenza in possesso di scarse risorse e competenze digitali, basta possedere uno smartphone. Ovviamente si sta utilizzando uno strumento di comunicazione e diffusione di contenuti, ma non di e-learning. Esiste, infine, un problema di privacy, sia perché sarebbe opportuno attivare questa modalità non con il numero personale di un docente, ma disporre di una SIM ed uno smartphone dedicati, sia perché creare gruppi condividendo numeri privati di corsisti, richiederebbe perlomeno un consenso.

Low Level: Ambienti collaborativi online tipo Google per condivisione materiali (Google Drive), creazione materiali (Google Documenti, Presentazioni) comunicazione (Gmail, Hangouts Meet), somministrazione semplici quiz (Google Form). Esiste anche la possibilità di registrarsi come scuola per utilizzare l’ambiente Google Classroom, che permette di creare classi e profilare gli utenti in maniera centralizzata, il che richiede qualcuno che faccia da amministratore, di fatto, però, le funzionalità sono quasi identiche rispetto ad un semplice account Google, forse l’unico vantaggio è disporre dello strumento Meet per avviare rapidamente videoconferenze multiutente, pur esistendo numerosi altri ambienti gratuiti che non richiedono registrazioni né personali, né a livello di scuola (es. Jitsi Meet, Skype).Gli ambienti collaborativi offrono di soluzioni abbastanza immediate, ma di ridotte funzionalità; rimanendo a questo livello di complessità probabilmente è meglio utilizzare gli strumenti di condivisione e comunicazione già presenti in alcuni registri elettronici, dove i corsisti ed i docenti sono già stati “profilati”.

Medium Level: utilizzo di piattaforme didattiche e social gratuite come Edmodo e la proposta italiana di Fidenia con possibilità di gestione classi e questionari (QuestBase). Ci sono anche soluzioni commerciali quale ClassFlow, un software ideato per i display interattivi e le LIM Promethean; tale software nasce per modalità didattiche qual è, ad esempio, la Flipped Classroom. In questo segmento, la piattaforma più innovativa, gratuita, completa e flessibile è WeSchool, sviluppata in Italia, facilissima da usare lato docente e studente per l’interfaccia più friendly e moderna, rispetto agli altri ambienti, disponibile anche in versione touch tramite App dedicata. Ha il grande vantaggio di integrare in un un’unica suite

  • strumenti social in ambiente protetto e dedicato (Wall), per inserire commenti, scadenze ed avvisi di ogni genere;
  • condivisione di risorse (Board), è possibile condividere di tutto e da ogni sorgente da Google Drive a YouTube passando per il nostro desktop, organizzandolo in UdA;
  • creazione di esercizi e verifiche di ogni tipologia (oltre a quelli tradizionali, anche cruciverba e videoquiz), che spesso richiedono strumenti a parte tipo “learnigapps”;
  • assegnazione compiti e verifiche anche con scadenze temporali, 
  • collegamento in videoconferenza (pulsante “Attiva aula virtuale”) ed inviando il link ai corsisti (integra Jitsi Meet);
  • registrazione degli accessi alla fruizione dei contenuti e visualizzazione di risultati di esercizi e verifiche (Registro).

Ogni docente può gestire più classi (gruppi) e far partecipare altri colleghi alla propria classe in modo da condividere contenuti e didattica. Facile anche la registrazione tramite mail d’invito, non c’è necessità di un amministratore esterno. Esistono anche numerosi tutorial per poter rapidamente creare il proprio ambiente d’apprendimento ed una Library di contenuti e corsi a distanza fruibile liberamente.Per l’immediatezza di utilizzo, completezza e versatilità, attualmente questa è la scelta operativa del CPIA “V. Solesin” di Cosenza, rivelatasi quanto mai efficace vista l’emergenza Coronavirus.

High Level: Uso di piattaforme (Learning Management System) LMS, sviluppate prevalentemente con ambienti e-learning open source quali Moodle (Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment), gratuito e personalizzabile, infatti al momento risulta essere lo standard più diffuso in Italia livello professionale per creare portali di e-learning, soprattutto da Università e centri di formazione specializzati.

Inutile descrivere l’ambiente, perché ognuno di noi avrà già seguito corsi e master in ambiente Moodle, ma solo qualche considerazione. Come anticipato in precedenza è un ambiente potente e versatile, ma come tutte le soluzioni Open source (Linux insegna) richiede qualcuno che possa implementarlo, configurarlo e gestire tutti gli account, ovvero un amministratore di sistema. Tale figura di norma non è presente nelle istituzioni scolastiche, dove spesso sono carenti anche i tecnici, per cui al massimo si potranno formare i docenti per inserire i contenuti, ma ci si dovrà rivolgere all’esterno per implementare e gestire la piattaforma. Pochi sono i CPIA che hanno adottato questa soluzione quali ed esempio Bologna, Lecce e Lecco.È in essere la sperimentazione nazionale di INDIRE “Adulti in formazione”, per sviluppare una soluzione unica ed articolata, popolata di contenuti ed UdA validati e dedicati, con aree (room) per i CPIA e gli ISS cui accedere e creare agevolmente i propri corsi. Si auspica che venga fornita anche un’interfaccia e/o un’App che possa facilitare l’accesso all’utenza specifica di questo segmento di formazione, altrimenti la fruibilità sarà davvero limitata.

Una considerazione sugli strumenti di videoconferenza: mentre la FAD, in modalità diverse, è stata attivata presso vari istituti, al contrario le aule Agorà, fondamentalmente lezioni in videoconferenza, sembrano essere ancora sconosciute ai più. La loro attivazione presenta più difficoltà dal punto di vista organizzativo (convenzione con enti, autorizzazione dagli USR) che dal punto di vista tecnico, perché gli strumenti software sono per lo più gratuiti (Jitsi meet, Skype, ecc.) o a basso costo (Zoom). Anche a livello hardware i costi sono contenuti, poiché sono necessari sussidi standard, ormai presenti nella pratica didattica quotidiana: PC, proiettori, casse, schermi, cornici digitali, mentre l’unico strumento professionale potrebbe essere una WebCam dedicata (conference CAM) del costo di qualche centinaio di euro. 

Un discorso a parte è rappresentato dall’uso del digitale negli istituti di pena, ad oggi non esistono “di fatto" casi di utilizzo della FAD negli istituti penitenziari in Italia.Qualcosa si sta muovendo grazie anche alla creazione dei Poli Universitari Penitenziari [1], ma si tratta prevalentemente di utilizzo di risorse digitali fruite offline. Una prospettiva potrebbe essere offerta dal fatto che in varie strutture si utilizza Skype per i colloqui con i familiari dei detenuti, magari tale modalità potrebbe essere estesa all’ambito della formazione. A mio avviso, in attesa di poter fruire di PC e soprattutto connessione Internet negli istituti penitenziari, bisognerebbe valutare la possibilità di creare una sorta di repository di contenuti didattici, a livello nazionale, operante su una intranet cui poter accedere dai diversi istituti di reclusione. Oltre a potenziare le biblioteche in carcere, bisognerebbe attrezzare delle mediateche. La normativa prevede già delle “aperture” all’uso del PC, però, è il singolo istituto che ne valuta l’accesso sulla base della sicurezza e della situazione del singolo ristretto, per cui tale discorso diventa particolarmente complesso da affrontare.

Quanto esposto finora è una riflessione sulle possibilità e modalità di utilizzo degli strumenti per la fruizione a distanza, per gli aspetti tecnici si rimanda ai numerosi webinar, tutorial e dispense sulla didattica a distanza, che ormai stanno popolando esponenzialmente il web parallelamente (purtroppo) alla diffusione del Coronavirus! 

Salvatore Belsito - Animatore Digitale “CPIA “V. Solesin” Cosenza

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[1] Sui Poli universitari penitenziari si legga l'articolo pubblicato su Antigone.it

Foto tratta dal sito del Cpia Solesin di Cosenza

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