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La violenza che nasce dai pregiudizi di genere. Sintesi e video dell'incontro di Epale Italia

Video del secondo incontro organizzato da Epale Italia sul tema del contrasto agli stereotipi di genere durante il quale è stata ricordato il lavoro, la forza e il coraggio di Agitu Ideo Gudeta. Per superare stereotipi e pregiudizi è necessario vivere il punto di vista dell’altro, capire come costruiamo le nostre opinioni e come possano essere influenzate.

Non importa se scriviamo poesie, vinciamo premi, dipingiamo, lavoriamo in politica o vendiamo frutta. Non importa se parliamo una o tutte le lingue del mondo. In ogni caso rimaniamo rifugiati, come se fosse una macchia sulla nostra fronte, una gabbia da cui occorre lottare per uscire.

Le parole di Widad Nabi, poetessa curdo-siriana originaria di Kobane, riflettono il sentimento di chi vede la propria storia semplificata in immagini stereotipate e descrivono, in qualche modo, anche la storia di Agitu Ideo Gudeta, imprenditrice agricola etiope, vittima di femminicidio, che in vita aveva subito attacchi razzisti e minacce di morte per la sua attività di imprenditrice in un ambito tipicamente maschile come la pastorizia, una donna che dimostrava coraggio e determinazione contro ogni stereotipo.

Questo il focus del secondo incontro organizzato il 5 febbraio 2020 dall’Unità Epale Italia in collaborazione con l’Associazione A tutto Volume di Bagno a Ripoli (Firenze) e l’Associazione LUI di Livorno, sui temi del contrasto alla violenza e agli stereotipi di genere. 

Jacopo Piampiani e Gabriele Lessi - Associazione LUI di Livorno

L’Associazione LUI, nata nel 2011, è impegnata in attività di contrasto alla violenza verso le donne con percorsi rivolti agli uomini maltrattanti, quindi gli autori di comportamenti violenti, percorsi svolti anche all’interno delle carceri, come presso la Casa Circondariale di Massa Marittima, e numerose altre attività di sensibilizzazione, progetti di formazione, eventi, iniziative tra le quali si ricorda il Gruppo di Condivisione: “L.U.I. – Livorno Uomini Insieme” - gruppo di auto aiuto, a base volontaria, che riflette sull’essere maschi nella società d’oggi- e il contenitore “Padri consapevoli”.

L’Associazione LUI si muove in maniera olistica, ovvero opera su più fronti e si rivolge sia agli uomini autori di violenze, che agli uomini che non si riconoscono più nei vecchi modelli maschili e decidono per questo di riflettere – attraverso incontri singoli o di gruppo- sui comportamenti messi in atto nelle relazioni, in particolar modo nei confronti delle donne.Durante l’incontro, Gabriele Lessi ha illustrato il progetto svolto dall’Associazione all’interno delle carceri con gli autori di reato, un percorso rieducativo che rappresenta una sfida importante in quanto si interviene sul reato, sul gesto compiuto. 

La competenza fondata sulla conoscenza è importante per capire la complessità” – dice Lessi- se non si coglie la complessità e la multifattorialità della violenza di genere e delle storie degli uomini che si presentano alla nostra Associazione, banalizziamo e semplifichiamo creando dei danni alle persone. […] Bisogna inoltre ricordare sempre i diversi contesti e le diverse situazioni in cui si trovano queste persone: se in carcere, se in messa alla prova, se sotto indagine, o se solo consigliati da qualcuno a prendere consapevolezza del problema di gestione della rabbia. Analizzare il contesto e la storia di appartenenza è quindi necessario

Il lavoro dell’Associazione LUI non si esaurisce nell’aiutare le persone che agiscono o hanno agito con comportamenti violenti a gestire la rabbia, ma si tratta di dare voce ad una nuova consapevolezza di sé, dell’uomo - spiega Lessi - ovvero di confrontarsi sul significato di essere uomini consapevoli e di abbattere i modelli stereotipati di mascolinità provenienti da culture e linguaggi generati dal patriarcato.

Testimonianze in ricordo di Agitu Ideo Gudeta

Sandro Giovannini, pastore, educatore, cinofilo trentino, e Libera Gabriele, insegnate presso la scuola dell’infanzia di Pergine, in Valsugana, hanno ricordato la vita, il lavoro e il progetto di economia sostenibile di Agitu Ideo Gudeta. 

Come ricordato da Gabriele Lessi, la conoscenza è fondamentale per capire la complessità, e lo è anche in questo caso in cui, grazie ai racconti di chi la conosceva bene, emerge la personalità, la storia e il contesto lavorativo, la Val dei Mochèni, in cui viveva Agitu Ideo Gudeta.

La Valle dei Mocheni, una laterale della Valsugana, è vicinissima a Trento ma lontana da tutto. Vivere lì significa fare una vita dura, sulle terre alte, in salita, con gli animali da accudire ogni giorno, con la neve o sotto il sole. In Val dei Mocheni si parla il mocheno, un dialetto tedesco, i suoi abitanti sono estremamente gelosi della propria cultura e delle proprie tradizioni, vige ancora una società maschilista. 

In quanto donna e rifugiata, Agitu rappresentava una sfida per molti uomini della Valle, per questo aveva subito minacce razziste, ritrovato una capretta morta, le gomme della macchina tagliate, e altro ancora. Nonostante le difficoltà e le minacce, non si era fermata e aveva anzi ampliato il suo progetto, tranne essere - come molti- colpita dalla pandemia, per cui la diffusione dei prodotti si era rallentata nonostante il punto vendita aperto a Trento e nonostante il mercato settimanale. 

Chi lascia il proprio paese in quanto rifugiato, non resta un soggetto debole per tutta la vita, questo ci racconta la sua storia:  Era una persona molto capace, molto intelligente, aveva voglia di fare, era tenace, se si prefiggeva un obiettivo lo raggiungeva - ricorda Sandro Giovannini, che con lei collaborava. Agitu aveva il dono di riuscire a parlare in modo semplice di cose complesse, credeva negli incontri e nel dialogo, continua Libera Gabriele ricordando le visite delle scolaresche all’azienda “La Capra Felice” e le numerose altre occasioni di incontro alle quali Agitu partecipava.

Per superare stereotipi e pregiudizi dobbiamo vivere il punto di vista dell’altro, dobbiamo capire come costruiamo le nostre opinioni sulla società in cui viviamo e come possiamo essere influenzati dalle “informazioni” dei media o dalla comunità alla quale apparteniamo. 

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Si ringrazia Eleonora François, Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Bagno a Ripoli (FI), e Manuela Sebeglia, Ambasciatrice Epale promotrice dell'incontro.

 

Guarda il video Integrale dell'incontro sul canale Youtube Epale Italia:

 

 

 

Immagine di copertina: illustrazione di  Eliana Como ("Non una di meno" Bergamo) per l'iniziativa rilanciata da Valsusa FilmFest a sostegno dell'appello #donneforti  di Marzia Verona.

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