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L’apprendimento nello sport può durare tutta la vita?

23/10/2018
di Rumen HALACHEV
Lingua: IT
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/it/file/sports-lifelong-learningSports in Lifelong Learning

Sports in Lifelong Learning

 

L’apprendimento nello sport può durare tutta la vita, dato che le nostre capacità fisiche sono destinate a diminuire con il passare del tempo? EPALE ne ha parlato con Susanne Wolmesjö, neuroscienziata, insegnante per adulti ed ex-atleta. Secondo Wolmesjö la questione dell’apprendimento permanente nello sport ha diversi aspetti e dipende molto dagli obiettivi di apprendimento dello sportivo. In definitiva, secondo lei, l’apprendimento continuo nello sport può non dipendere affatto dalla dimensione fisica.

 

Il concetto che l’apprendimento sia permanente è ovvio nel settore dell’apprendimento degli adulti

Tutti sembrano accettare l’idea che una persona possa imparare praticamente qualsiasi cosa a qualunque età e del resto l’apprendimento continuo è fondamentale per lo sviluppo professionale. 

Al contrario l’apprendimento che comporta una dimensione fisica e corporea, come gli sport, sembra, apparentemente, essere una cosa diversa. In questo contesto, nell'idea di apprendimento permanente cominciano a fare la loro comparsa limiti e requisiti. Pensate a un atleta professionista o dilettante: entrambi raggiungono un picco fisico a una certa età, dopo di che le loro prestazioni iniziano inevitabilmente a diminuire e i professionisti devono cominciare a prepararsi all’idea di ritirarsi e di dedicarsi ad altre attività.

 

Significa forse che nel regno dello sport la nozione e l’ideale di apprendimento permanente non valgono?

Susanne Wolmesjö è esperta di formazione degli adulti, imprenditrice e neuroscienziata. Oltre a dirigere una sua società di formazione e consulenza, insegna agli adulti presso l’Istituto sportivo Bosön dell’Università popolare di Stoccolma. Wolmesjö è anche un’ex-giocatrice di pallavolo e allenatrice ad alto livello sia nel suo paese, la Svezia, che negli Stati Uniti.

Secondo lei la questione dell’apprendimento permanente nello sport è sia scientifica che filosofica. Dipende molto dalla disciplina praticata e dagli obiettivi di apprendimento dell’individuo.

"Credo che possiamo continuare a sviluppare capacità permanenti nello sport. Nell’ambito di un singolo sport, ogni nuovo livello di capacità porta con sé nuovi obiettivi e nuove sfide a imparare. Quando si comincia uno sport completamente nuovo, si apre un orizzonte intero di capacità da acquisire. Se a questo si aggiungono le diverse prove fisiche e mentali personali che ogni individuo ha nel corso della sua vita, ci si trova di fronte a un campo di sfide di apprendimento in continua espansione".

Susanne pensa però che a un certo momento, in alcuni sport, si debbano accettare i limiti della propria forma fisica. Gli sport che richiedono potenza e velocità sono i più difficili da continuare a praticare per un atleta. Anche se possiamo sviluppare la nostra forza a ogni età, potrebbe non essere abbastanza se i nostri obiettivi sono molto impegnativi.

"In questo caso, per continuare a sviluppare le proprie capacità sportive, si dovrebbe forse cominciare a praticare un nuovo sport o prendere in considerazione le varianti di quello che si pratica già. Diversi sport possono essere adattati o si possono sviluppare nuovi modi di praticarli in modo da poter continuare in una prospettiva permanente. Un esempio è il calcio camminato, una variante più lenta del calcio, per giocatori più anziani o con difficoltà motorie.

Oltre al mio sport, la pallavolo, pratico altri sport, come golf, kayak e ciclismo. Sempre nuove sfide e nuove cose da imparare".

Secondo Wolmesjö quindi, sono gli obiettivi del singolo atleta a definire i limiti dell’apprendimento e questi limiti si possono ampliare imparando sport completamente nuovi o praticando varianti di quelli già conosciuti. Esiste anche un altro modo di continuare il percorso di apprendimento dopo un picco fisico:

"Se il ruolo di giocatore non riesce più a motivare, allora allenare può risultare più interessante. Uno dei modi più profondi di imparare consiste nell’insegnare agli altri. Quindi il ruolo dell’allenatore o un approccio simile all’allenare al di fuori del settore sportivo potrebbero fornire nuove opportunità di apprendimento permanente".

Dal 1989, Wolmesjö pratica il Taiji sotto la guida di un maestro venuto dalla Cina, che le ha spiegato che non è possibile fare due volte la stessa cosa. Ogni volta che fa un movimento o pensa, è la prima volta per quel movimento o quel pensiero. Questo significa che l’apprendimento di nuove cose per il sistema nervoso avviene costantemente, a prescindere dall’età.

"Dal mio punto di vista, l’apprendimento permanente nello sport è possibile ed è una questione di mentalità, motivazione e accettazione più che un aspetto fisico", dice Wolmesjö.


Susanne Wolmesjö è neuroscienziata, insegnante per adulti ed ex-atleta. Susanne dirige la sua società di formazione e consulenza www.educationinmotion.se e insegna agli adulti presso l’Istituto sportivo Bosön dell’Università popolare di Stoccolma.

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