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Accoglienza e integrazione dei migranti: il progetto EMBRACIN

25/01/2021
di Martina Blasi
Lingua: IT

Il progetto EMBRACIN, finanziato dal Fondo europeo per l’Asilo, la Migrazione e l’Integrazione (AMIF) ha preso avvio il 1° gennaio 2020 e prevede una durata di tre anni.

EMBRACIN è un acronimo di  “Enhancing Migrants’ Bottom-up, Responsive and Citizen-led Integration in Europe”, ed il fine ultimo di questo progetto, che si ispira all'esperienza reale della famiglia Calò di Treviso, è la volontà di far sentire alla persona migrante una vicinanza, un collegamento con la nuova società in cui si viene a trovare, un gesto di incontro e riconoscimento che porta ricchezza ad entrambi i soggetti coinvolti.

Il progetto ha preso vita grazie a un partenariato europeo che vede il coinvolgimento di sei diversi Paesi europei - Italia, dove il Comune di Padova è capofila, Svezia, Slovenia Cipro Spagna e Grecia-  nei quali verranno implementate le sperimentazioni dello schema “6+6x6”: ovvero un modello che si basa su un approccio olistico all'accoglienza e all'integrazione dei nuovi arrivati sviluppato nell'arco temporale di poco più di due anni dalla famiglia Calò e al termine dei quali sei nuovi arrivati hanno trovato un lavoro e risultano integrati nella comunità locale.

L'esperienza della famiglia Calò

“6+6” fa riferimento alla famiglia Calò allargata: la famiglia italiana (genitori e quattro figli) e i 6 “figli africani” (tutti adulti). Appena il progetto di accoglienza ha preso forma a casa Calò, i componenti del suo ultimo elemento - i “x6” – hanno completato il progetto con competenze professionali specifiche e diversificate per gestire un processo di integrazione a 360 gradi: uno psicologo, un assistente sociale, un mediatore culturale, un insegnante/tutor, un avvocato e un medico. Con un solido approccio di economia domestica, i costi dell'accoglienza e dell'integrazione sono passati dai 30 euro iniziali al giorno a persona a molto meno non appena i nuovi arrivati hanno iniziato a percepire un reddito dopo aver frequentato la scuola per imparare abitudini e regole italiane e locali.

Con l'evolversi dell'esperienza, è stato possibile individuare sei fasi del processo di integrazione, partendo dalla decisione iniziale della famiglia di aprire la porta di casa seguita da cinque fasi incrementali o “modulari”. Dopo l'arrivo dei sei giovani, tre mesi sono stati dedicati alla prima accoglienza e alla creazione del team multidisciplinare. I nove mesi successivi si sono concentrati sull'apprendimento delle basi per l'integrazione: lingua e scuola, cultura, vita sociale. Alla fine dell'anno scolastico, il passo successivo è stato quello di trovare un'esperienza lavorativa, quindi sono iniziati i tirocini retribuiti di sei mesi, al termine dei quali la maggior parte dei giovani ha trovato un lavoro a tempo pieno, alcuni immediatamente, altri in pochi mesi. All'inizio del 2020 tutti i giovani, risultati indipendenti, hanno lasciato casa Calò anche se alcuni di loro non hanno completato la lunga procedura giudiziaria per ottenere lo status giuridico definitivo.

Questa esperienza spontanea è andata affermandosi come una buona pratica codificata, da scalare e trasferire in altre città italiane e europee per diventare un modello diffuso per l'accoglienza dei migranti in Europa. I principi o pilastri principali del “6+6x6” possono essere così riassunti:

  • una società civile attiva nell'integrazione dei migranti, con la consapevolezza comune che i migranti possono essere risorse e non problemi, soprattutto se si utilizza l'approccio diffuso;
  • un approccio olistico dell'integrazione e la presenza di un team multidisciplinare per accompagnare efficacemente l'integrazione;
  • l'innovazione sociale può realizzarsi quando le politiche pubbliche e l'impegno della società civile lavorano in modo integrato;
  • la riformulazione delle attuali politiche di integrazione - soprattutto a livello locale - e la condivisione delle responsabilità tra pubblico e privato è imprescindibile per un'integrazione efficace e a lungo termine.

Quando nel 2015 i Calò iniziarono il loro progetto, l'Italia aveva un sistema finanziato con fondi pubblici - in parte il fondo europeo per l’Asilo, la Migrazione e l’Integrazione (AMIF) dell'UE e in parte fondi nazionali - che prevedevano un costo di 30-35 euro per persona al giorno nel sistema di accoglienza. Tale importo era interamente devoluto alle organizzazioni che gestivano i centri per i rifugiati e richiedenti asilo.

I Calò non hanno mai gestito direttamente tali fondi pubblici. È stata la Cooperativa Hilal, che aveva un contratto per l'accoglienza con la Prefettura, a ricevere i fondi dallo Stato e a rimborsarli alla famiglia e alle persone accolte.

Dopo il primo anno si è assistito ad una costante diminuzione delle spese per la gestione dell’accoglienza e dell’integrazione di queste sei persone. Quando i sei giovani hanno iniziato a lavorare, hanno contribuito alle spese della casa , coprendo anche tutte le spese alimentari, e gradualmente anche tutte le spese di soggiorno. I costi relativi alle persone e alle risorse - in termini di tempo dedicato e risorse in natura (come tempo, vestiti, biciclette, ecc.) della famiglia e degli amici direttamente coinvolti non è stato quantificato economicamente, poichè il “ritorno sociale sull'investimento” su questi sei uomini è apparso evidente a tutta la comunità.

Il progetto EMBRACIN

Ad oggi il partenariato ha svolto una serie di attività di scambio delle varie esperienze e buone pratiche in ambito di accoglienza e integrazione dei migranti, oltre ad approfondire lo schema tutto italiano del “6+6x6”, e sta ora finalizzando la parte finale della pianificazione e progettazione che porterà ad implementare il nuovo modello EMBRACIN in base alle specificità di ogni singolo territorio.

I prossimi due anni saranno dedicati allo sviluppo della sperimentazione, alla sua valutazione scientifica e allo sviluppo di una rete di comuni a livello europeo per condividere i risultati e portare avanti questo nuovo modello europeo.

I Calò hanno agito in modo straordinario, ma l'onere non può rimanere esclusivamente all'interno della famiglia. La soluzione è quindi quella di diffondere l’accoglienza dei nuovi arrivati in piccoli numeri dove il Comune assume il ruolo di gestione delle risorse personali e assume il “team x6” di professionisti che accompagnano uno o più nuclei di sei nuovi arrivati.

Questa operazione comporta non solo l'identificazione di risorse adeguate – che possono provenire da fondi europei AMIF o da fondi nazionali dei servizi sociali- ma anche un miglioramento delle politiche e dell'impegno, sia nazionale sia a livello locale. Le politiche di integrazione sono trattate a diversi livelli di governo nei paesi europei, ma l’elemento che le accomuna è che l'integrazione avviene sul territorio, quindi in quei livelli di governo in cui è maggiore la vicinanza dei cittadini che sono chiamati a svolgere un ruolo civico e politico più rilevante.

Un obiettivo ambizioso: un nuovo modello di convivenza ed emancipazione dei migranti

L’obiettivo finale del progetto è quello di creare una rete europea di città interessate allo scambio, all'adattamento e al riutilizzo (trasferimento) del programma “6+6x6” implementato dai Calò. L'intento è estendere la pratica di successo testando la sua trasferibilità in diversi Stati dell'UE; in primo luogo nei paesi che partecipano al progetto: Italia, Svezia, Slovenia, Grecia, Cipro, Spagna. I risultati di tale sperimentazione rappresenteranno la base per un “modello strutturato” di inclusione e integrazione dei migranti, in cui i costi – oltre all'efficienza e alla sua efficacia in termini di benefici per i migranti stessi e per le comunità ospitanti – saranno verificati e considerati tra i fattori portanti per la sua sostenibilità.

Costruire una rete di enti locali interessati allo scambio e alla creazione di opportunità di apprendimento reciproco sul tema dell’accoglienza e l’integrazione dei migranti, che in questo caso si declinano meglio in convivenza ed emancipazione, ampliando così la rete a nuovi stakeholder esterni al partenariato di progetto è una delle sfide più ambiziose.

Si vuole creare l’opportunità di apprendere tra pari, beneficiando delle conoscenze e della pratica generate dal trasferimento e dalla sperimentazione dell'approccio EMBRACIN, ma non solo. Si tratterà di un percorso basato su una ricerca-azione che mapperà l'interesse e le esigenze degli enti locali coinvolti; sulla condivisione dei risultati della fase preliminare della sperimentazione e sul coinvolgimento dei partecipanti in sessioni di apprendimento, formazione e di scambio di buone pratiche.

Lo sforzo e l’interesse a rafforzare questo tipo di rete non vuole infatti limitarsi a promuovere il nuovo modello di integrazione EMBRACIN, ma punta piuttosto a offrire una nuova prospettiva di collaborazione congiunta tra le reti esistenti al fine di migliorare lo scambio, il dibattito e il discorso pubblico sulla migrazione e l'integrazione.


Riferimenti

Sito del Progetto EMBRACIN

Sito di AM Progettazione di Alterevo, società di innovazione sociale italiana, partner a supporto del progetto

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