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Impariamo davvero di più ufficializzando l’apprendimento?

06/02/2015
po Mary-Clare O'CONNOR
Jezik: IT
Document available also in: EN FR DE PL BG

Vorrei presentare un punto di vista critico sulla distinzione tra apprendimento formale, non formale e informale, che riguarda non tanto la distinzione in sè (che comunque è opinabile), quanto la tendenza a rendere formale quello che è non-formale e informale.

A volte le cose si sgretolano quando si tenta di ufficializzarle e definirle. Prendiamo ad esempio un’emozionante opera d’arte o uno stimolante spettacolo teatrale. Siamo in grado di esprimere fino in fondo a parole cosa succede sulla tela o sul palcoscenico? Le cose possono sembrare meno belle, preziose, stimolanti e significative quando cerchiamo di descriverle verbalmente (non ho mai visto nessuno piangere leggendo la descrizione di un’opera o il retro della copertina di un libro).

Non voglio aprire un dibattito filosofico (chi è interessato può cercare su Google Hans-Georg Gadamer), ma lo stesso vale per l’apprendimento: possiamo descrivere chiaramente a parole quello che gli studenti hanno imparato? Molto probabilmente no, è ovvio, eppure cerchiamo in ogni modo di ufficializzare e definire l’apprendimento.

Formale, non-formale e informale? Qual è la differenza?

Ripassiamo prima la terminologia. La Commissione europea, nel suo memorandum sull’apprendimento permanente (CE, 2000) distingue tra:

  • apprendimento formale che porta all’ottenimento di diplomi e qualifiche riconosciute. L’apprendimento formale degli adulti è fornito in istituti di istruzione pubblici per giovani, istituti pubblici specifici per gli adulti, organizzazioni non governative, ambienti basati sulla comunità e fornitori commerciali.
  • apprendimento non-formale che non comporta in genere il rilascio certificazioni ufficiali. L’apprendimento degli adulti non-formale si svolge in diversi ambienti, in istituti di istruzione ufficiali e in un’ampia gamma di organizzazioni non governative senza scopo di lucro, tra cui le organizzazioni della società civile. I luoghi di apprendimento sono: istituti di istruzione come scuole, atenei e università; centri di formazione professionale, associazioni di istruzione, università popolari, centri legati alla chiesa, sindacati, istituti di partiti politici legati alle camere di commercio, associazioni professionali, imprese, organizzazioni padronali, imprese per l’istruzione e la formazione commerciale, sedi delle organizzazioni della società civile, musei e biblioteche pubblici e privati, centri sociali, culturali e per il tempo libero. L’apprendimento degli adulti non-formale avviene anche a distanza, con mezzi virtuali e in tantissime altre forme.
  • apprendimento informale che accompagna naturalmente la vita quotidiana. A differenza dell’apprendimento formale e non-formale, l’apprendimento informale non è necessariamente una forma intenzionale di apprendimento e quindi può anche non essere riconosciuto - neanche dagli individui stessi - come un contributo alle loro conoscenze e capacità.

Tendenza all'ufficializzazione dell'apprendimento

Si tende a ufficializzare l’apprendimento. Lo sviluppo più marcato di questa tendenza è l’istituzione di quadri di qualificazione e accreditamento delle competenze acquisite. Entrambe le iniziative si basano sul presupposto che l’apprendimento possa essere descritto in termini di risultati dell’apprendimento.

Pensare in termini dei risultati dell’apprendimento non è sbagliato. Permette di chiarire che cosa imparano le persone, guida lo sviluppo dei programmi di apprendimento e permette il riconoscimento delle competenze acquisite rispetto agli standard concordati.

Ma ufficializzando, impariamo di più?

La preoccupazione è che mettendo in rilievo l’apprendimento definibile in termini di risultati, si tenda a dimenticare una grande quantità di apprendimento che non si può definire, il che porta a una concezione limitata dell’apprendimento.

Quello che non si può contare, conta! In questa prospettiva, non dovremmo fare il contrario? Se veramente vogliamo integrare l’apprendimento e la vita, forse dovremmo cercare di formalizzare meno le cose: trasformare l’ambiente in cui viviamo e lavoriamo in un ambiente di apprendimento senza che chi impara si accorga di acquisire nuove conoscenze, abilità e competenze.

Così facendo, potremmo tutti imparare un po’ di più, anche se ciò che impariamo non è definito da risultati formali di apprendimento.

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Simon Broek ha partecipato a numerosi progetti di ricerca europei sull'istruzione, le problematiche del mercato del lavoro e il settore assicurativo. È stato consulente della Commissione europea, del Parlamento europeo e delle agenzie europee per gli aspetti legati alle politiche dell'istruzione, l'apprendimento permanente e il mercato del lavoro. È inoltre Managing Partner dell'Istituto di supporto alle politiche di Occam.

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  • Slika korisnika Claudio MARQUES

    Yes. In my opinion it's important to formalise the learnings. Adults want it and they feel that it's more serious if we do it on this way. Otherwhise they feel that they dont need to send them kids to school. We just has to see how we formalise the process but it's very important that it's clear.

    On my professional experiences with adults the point was always if we need to transform an experience more than this. If the experience is enought in the knowledge process.

     

  • Slika korisnika Aleksandra Jasek
    Moim zdaniem, jak najbardziej zasadne jest uwzględnienie podziału uczenia się na formalne, nieformalne oraz pozaformalne. Takie rozróżnienie pozwala na dogłębną analizę oraz dostrzeganie perspektyw i możliwości rozwoju edukacyjnego jednostek zarówno w instytucjach formalnych, organizacjach pozarządowych, a także w procesie doświadczeń związanych z życiem codziennym uczestników procesu edukacyjnego. Formalizacja edukacji niesie ze sobą szansę opracowania i uporządkowania ram kwalifikacji, wiedzy i doświadczeń jednostek biorących udział w procesie kształcenia. Zgadzam się z autorem w kwestii postępującego procesu formalizacji efektów edukacji, żyjemy w czasach, kiedy największe znaczenie przypisuje się formalnym potwierdzeniom uczestnictwa w kolejnym etapach procesu edukacyjnego - dyplomom czy certyfikatom. Taka próba nadawania ram kwalifikacji niesie jednak za sobą ryzyko pominięcia efektów uczenia się, które trudno zmierzyć lub takich, których formalne potwierdzenie jest niemożliwe. Wskutek owego postępowania umniejszona zostaje rola i ranga wiedzy, umiejętności i doświadczeń zdobytych na drodze procesu niezamierzonego, bezpośrednio związanego z doświadczaniem życia codziennego, które również niesie za sobą zdobywanie osiąganie kompetencji i kwalifikacji - równie istotnych i rozwojowych, jednak niemożliwych do formalnego potwierdzenia ich kształtowania i rozwoju. Uważam więc, że przypisując dużą rolę uczeniu się formalnemu oraz przy założeniu, że uczenie się definiują jego efekty, należy jednocześnie baczniej obserwować uwarunkowania oraz efektywność także uczenia się w nieformalnym procesie edukacji. Być może dokładniejsze skupienie się na nieformalnych elementach procesu edukacyjnego pozwoli w przyszłości na stworzenie narzędzia umożliwiającego badanie oraz charakterystykę kwalifikacji i kompetencji zdobytych na tej właśnie drodze rozwoju i edukacji...
  • Slika korisnika Andrew McCoshan
    Simon, your interesting idea about the formalising effect of learning outcomes points to an interesting question about the potential for learning outcomes to impact upon the learning process. Of course, one of the premises on which learning outcomes have been implemented is that they are “neutral" with respect to the type of learning leading to them. But it is known that assessment methods can have what is called a “backwash" effect on both what is taught (the curriculum) and how (pedagogy). So the same may be true of learning outcomes if, as you suggest, they are a force for formalisation. Learning outcomes vary quite a lot across Europe in terms of their “granularity" (for example, how many hours it takes to achieve a given learning outcome) and how they are written (for example, whether they break down a skill or competence in great detail or are more holistic). Therefore we might ask: might specific and more detailed learning outcomes have a more formalising effect on adult learning than others? If the answers is 'yes' this would indeed be an interesting development, since it would be an unintended consequence of their use and run counter to their intention. I guess in many countries it is far too early to tell but perhaps it should be monitored. It would be interesting to know what light members of the platform community could shed on this from their experience.
  • Slika korisnika Christin Cieslak

    I can only agree on the remarks given in the article above. Formalisation is a highly important topic of the field of adult education. As I have analysed the effects of a learning offerings (Grundtvig Learning Partnerships) myself, I am convinced about of the efficaciousness of potential learning environments with a small extent of formalisation have for adult learner.

    It is not only that these kind of learning offerings are highly individualized - that is to say, customised on a level you barely create by keep formalising learn settings but also that they imply a very low-threshold access to education.

    Accordingly, there is a risk in overemphasising the need for more regulation and formalisation, which ought not be underestimated. Developing common educational standards in Europe by sharing values and norms is an important instrument to achievement greater equality of opportunity and comparable results in education. But in so doing, the need for individual access to and treatment in education must not be lost from sight.

  • Slika korisnika Claudio MARQUES

    You said everything:
    "the need for individual access to and treatment in education must not be lost from sight."