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Sala de prensa

Geragogia e lingue straniere in Italia

09/07/2019
Idioma: IT

In alcuni documenti pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica nel 2018 relative al nostro paese emerge con forza un quadro socio economico che vede gli apprendenti adulti italiani ed europei in generale aumentare considerevolmente la loro età anagrafica.

Lo stesso andamento emergente appare nella maggior parte dei paesi ad alto tasso di industrializzazione. Il concetto stesso di terza età in questo momento storico viene giocoforza ad assumere sfumature differenti rispetto al passato.

Se pensiamo al significato implicito di “educazione durante tutto l’arco della vita” (lifelong), non è difficile comprendere quanto poco si investa sul campo dell’educabilità della terza età e quanto, quindi, anche la prospettiva dell’educabilità linguistica sia ridotta per i soggetti in questa fascia d’età (si può optare nei migliori dei casi a corsi in università aperte, percorsi universitari standardizzati, materiali di studio, e così via).

Tuttavia, questi percorsi di formazione difficilmente vengono pensati e realizzati ad hoc per gli apprendenti over 65; ancora più raro trovare sul territorio enti di qualità che si occupano proprio di questo fenomeno geragogico-linguistico.

Da altri studi dello stesso ente statistico emerge, inoltre, che le persone di terza età sono dotati generalmente di un reddito disponibile più altro di quelle in altre fasce anagrafiche e che hanno maggiore tempo libero. Insieme a questa tendenza, in alcuni cross-studies socio-medico-economici si nota quella di assumere più farmaci e a fare ricorso più spesso a strutture sanitarie per sopperire alle problematiche motorie e/o di salute spesso presenti nella vita quotidiana delle persone over 65.

Questo fenomeno è facilmente intuibile nel contesto nazionale, dal momento che le relazioni familiari ed amicali intraprese nel corso della vita evolvono e mutano ovunque, ma specialmente negli ultimi decenni la senilità ha assunto in Italia ruoli e funzioni nuove.

Molte persone in senilità sentono su di loro il peso degli anni non solo in termini fisici, ma spesso più squisitamente psicologici e sociali (es. i figli compongono nuovi nuclei familiari, che richiedono loro tempo e cure che prima potevano dedicare al genitore, i figli possono vivere in un’altra città, gli amici e le relazioni amicali possono avere routine differenti, o il tempo disponibile è ad orari diversi, l’invecchiamento fisico può produrre situazioni di malessere psicologico, o, semplicemente, la persona anziana può trovarsi in una condizione di solitudine); si vedano in merito i numerosi studi di psicologia (ad es. N.Natoli, Allegrucci, S. Alladi, F.I.M. Craik, E. Bialystok) o sociologia (M.Maione, D. Giori, P. Laslett, M.L. Mirabile, L. Breveglieri) in una rassegna bibliografica essenziale.

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Assistiamo infatti a due principali atteggiamenti psicologici: il primo è quello di “evitamento” e di mancata accettazione della propria esistenza (che può anche sfociare in patologie psicologiche e neuronali come depressione, Alzheimer, Parkinson e veri e propri crolli di personalità), mentre il secondo è quello di completa accettazione, di rielaborazione del sé e della propria esistenza, coltivando prospettive di vita nuove, denominato successful aging.

Tutti i suddetti motivi aprono loro nuove prospettive di apprendimento in classe e socializzazione che da esso scaturisce. A questo proposito, per quanto concerne l’apprendimento linguistico è imperativo nominare i lavori di studiosi quali A. Villarini, M. La Grassa, A. Calvani, Danuta Gabrys-Barker, della World Health Organization, M. Knowles e molti altri.  

In questi lavori emerge come il lavoro in classe implichi componenti di riflessione sociali, che possono creare quelle dinamiche virtuose non solo ai fini dell’apprendimento linguistico tout-court, ma per la persona stessa.

In questo scenario di “sopravvivenza protratta” degli Italiani e degli Europei si colloca inoltre una dimensione educativa accessoria per tutti quei soggetti che sono portatori di uno spostamento di matrice culturale, in seguito a percorsi migratori.

L’età media dei migranti che giungono nel nostro paese, sempre da dati dell’Istituto statistico, si colloca verso l’alto rispetto agli standard europei e spesso è riscontrabile in persone adulte con poca dimestichezza nelle lingue straniere europee. A tal proposito è interessante menzionare i lavori di A. Valentini, T. De Mauro, V. Regan, C. Diskin, del Consiglio Europeo, con gli studi di H. Krumm, V. Plutzar, D. Mallows, solo per citarne alcuni. 

Anche questo secondo elemento ci porta a considerare l’apprendimento linguistico tra persone con un diverso background culturale come socialmente e umanamente arricchente, nonché auspicabile.

Tenendo ciò a mente, va inoltre precisato che la persona della terza età, a seguito delle esperienze maturate nel corso della vita, tende ad avere una maggiore conoscenza universale del mondo e a trovare più proficua e immediatamente spendibile la nuova conoscenza e competenza linguistica acquisita, rendendo, de facto, l’apprendimento stesso più interattivo e personalizzabile.

Per le ragioni sinora menzionate e per un discorso di più ampio respiro, pare all’autrice pertanto irrinunciabile analizzare il prima possibile lo scenario dell’apprendimento linguistico e le possibilità per l’educazione e la valorizzazione della persona umana in Italia, rimarcando la possibilità e l’importanza pedagogica dell’educabilità linguistica nella terza età, intesa essa come elemento fondante e di ampio respiro tra comunità adulta presente sul territorio nazionale e comunità futura. A questo proposito, si potrà trarre vantaggio dallo studio dei saperi linguistici, pedagogici, psicologici, sociologici e antropologici più pregnanti sulla disciplina per trarne un quadro accurato e a disposizione di studi e approfondimenti futuri.  

Per quanto riguarda questo ambito, uno dei fattori di principale interesse è proprio quello dell’educabilitá lungo tutto l’arco della vita come auspicato dalle moderne teorie delle neuroscienze e dai policy makers a livello internazionale.

Se il lifelong learning (e così il lifewide learning e il lifedeep learning) è in atto e prospetta in Europa uno scenario didattico e dell’apprendimento a lungo termine, esso riveste un ruolo di primaria importanza specialmente in quegli scenari geografici (come l’Italia) che si stanno lentamente e faticosamente, ma stabilmente, co-costruendo una nuova immagine sociale e culturale. L’apprendimento delle lingue straniere, che in Italia per decenni ha costituito un importante punto di incontro e un collante sociale tra generazioni, viene pertanto gioco forza a rivestire un ruolo primario.

Tuttavia, nonostante dibattiti accademici e non, in Italia non esiste alcun percorso lineare per l'apprendimento linguistico in età avanzata.

Concludendo, l’autrice ritiene che le lingue (e il loro apprendimento/insegnamento) possano svolgere da collante sociale e personale, che rivestano un ruolo di primaria importanza nella società odierna e che tale processo di insegnamento/apprendimento linguistico non possa essere lasciato in mano alla casualità e alla pianificazione unilaterale dei pochi soggetti interessati.

 

Giada Guastalla

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