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Sistemi di qualità nell’apprendimento degli adulti: uno scontro tra culture?

20/07/2015
por Andrew McCoshan
Idioma: IT
Document available also in: EN FR DE PL

Se la cultura è il pezzo mancante nel puzzle della qualità – come discusso nel mio ultimo blog sull’argomento – sembra che siano anche “comuni le lamentele di insegnanti e formatori sugli approcci tecnico-burocratici alla garanzia della qualità” (QALLLitative Report).

Perché avviene questo? Secondo gli autori della relazione da cui è tratta questa citazione, il motivo sta in parte nell’insegnamento e nell’apprendimento stessi, poiché “non possono essere indirizzati dalla normale gestione di processo … (cosa fare, quando e come e come misurare la riuscita nel corso delle attività)”. La relazione identifica tuttavia anche una tendenza secondo la quale i sistemi di qualità sono imposti “dall’alto verso il basso” e la corrispondente esigenza di bilanciare tale tendenza con un “coinvolgimento dal basso verso l’alto”. Queste osservazioni mettono in luce il bisogno di esaminare non solo gli aspetti organizzativi dei sistemi di qualità, ma anche le differenze culturali riguardo il modo in cui tali sistemi vengono percepiti.

L’influente lavoro di Charles Handy suggerisce che le organizzazioni sono un misto di culture e sono strettamente legate al modo in cui le attività vengono organizzate. Handy non si occupa direttamente dei sistemi di qualità ma il suo pensiero fornisce utili punti di partenza per capire perché gli insegnanti degli adulti potrebbero essere contrari ad alcune forme di sistemi di qualità.

Handy identifica quattro modelli culturali. Le culture del ruolo esistono dove devono svolgersi attività regolari; i ministeri governativi ne sono un buon esempio. Sono caratterizzate da regole e procedure formali. Le culture del club esistono dove un individuo domina un’organizzazione e le lealtà personali sono importanti, come ad esempio nelle piccole imprese. Le culture della persona mettono in risalto l’individuo sulla collaborazione di gruppo e si trovano in organizzazioni come studi legali o facoltà universitarie, dove le competenze di un individuo hanno un valore superiore a tutto il resto. Le culture dell’obiettivo esistono dove le attività non possono essere proceduralizzate, dove le squadre devono formarsi in modi flessibili per risolvere problemi, dove ci sono piani piuttosto che procedure.

Non è facile dedurre da questi modelli quale potrebbe essere l’approccio alla qualità nelle diverse culture. Le culture del ruolo potrebbero essere le più facili da interpretare per mezzo delle “lenti” dei sistemi di qualità: sono l’unico modello nel quale Handy si riferisce in modo esplicito alla qualità, osservando che esse “sono ricche di standard, controlli della qualità”. Sono questi i tipi di sistemi “tecnico-burocratici” ai quali gli insegnanti e i formatori sembrano essere contrari. Nelle culture del club, la centralizzazione delle responsabilità sotto un singolo leader potrebbe comportare che questi si assuma personalmente la responsabilità della qualità. Nelle culture della persona, i singoli esperti devono conservare la propria reputazione e quindi potrebbero considerarsi garanti della qualità del proprio lavoro. Contrari alla gestione in generale, le persone di queste culture possono spesso trattare in modo sprezzante i sistemi di qualità.

Le culture dell’obiettivo sembrano le più difficili da collocare per quanto riguarda la qualità. Questo potrebbe essere importante per l’apprendimento degli adulti. Anche se non abbiamo sufficienti prove, Handy ha scoperto che gli insegnanti nel Regno Unito sembrano preferire questo tipo di cultura: preferiscono lavorare in piccole squadre; i loro “obiettivi” sono gruppi di studenti, ognuno dei quali ha le proprie esigenze. Generalizzare è rischioso, ma se fosse vero, in un contesto più ampio potrebbe essere questa la fonte delle tensioni che ho espresso all’inizio di questo blog? Gli istituti dell’apprendimento degli adulti sono principalmente un misto di culture del ruolo e dell’obiettivo, con elementi di altre culture? Gli istituti d’istruzione, soprattutto quelli più grandi, hanno bisogno delle procedure formali della cultura del ruolo per funzionare. Ma forse gli insegnanti, nei loro gruppi basati sull’obiettivo, si chiederanno cosa significa veramente qualità per l’apprendimento.

È un settore complesso e questi pensieri non sono che punti di partenza. Spero che costituiscano un modo utile per considerare la qualità in termini “culturali”. Rivelano la necessità di una riflessione da parte dei fornitori di apprendimento degli adulti sulle proprie culture organizzative in quanto parte dello sviluppo della qualità. Suggeriscono inoltre che potrebbe essere utile guardare al di fuori dell’apprendimento degli adulti verso organizzazioni nelle quali si ritiene che le culture dell’obiettivo siano dominanti – c’è un’ampia scelta, dalle agenzie pubblicitarie alle imprese edilizie.

Andrew McCoshan ha lavorato nel campo dell’istruzione e della formazione per oltre 20 anni. Negli ultimi 10 anni si è specializzato negli studi di sviluppo di politiche e valutazioni per l’UE e prima era un consulente nel Regno Unito. Andrew è al momento un consulente freelance, collabora con l’Higher Education Academy del Regno Unito, è un esperto ECVET per il Regno Unito e membro dell’Education & Employers Taskforce Research Group nel Regno Unito.

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