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La ricetta per il cambiamento che ci aspetta? Competenza, talento e comunicazione

07/04/2020
- GABRIELLA RUSSO
Sprog: IT

Tutto il mondo sta sperimentando in queste settimane, in questi mesi, sulla propria pelle gli effetti del cambiamento forzato e necessario dato dalla diffusione del coronavirus. Un completo rivoluzionamento di approccio e prospettiva che ha trovato l’intera comunità globale in affanno, impreparata e sorpresa.

Sono già passati diversi giorni, siamo a metà cammino e abbiamo già affrontato diverse fasi: l’incredulità, l’ostinazione (a non voler credere che fosse tutto vero), la reazione (a pensare che si ammalassero solo in pochi), ed ora siamo nella staticità.
L’esperienza umana vuole che la staticità sia necessaria per prendere consapevolezza del potenziale che porta con sé questa crisi mondiale.
La consapevolezza, è invece, indispensabile per procedere all’azione! 

Ora che siamo stati forzati a “resettare” abbiamo forse davanti un foglio bianco su cui ridisegnare il futuro, dobbiamo perdere le brutte abitudini, ristrutturare sistemi educativi e lavorativi inefficienti ed insostenibili, favorire l’adozione di nuove procedure e metodologie che permetterebbero un’immediata ottimizzazione del processo produttivo e di crescita culturale.

Siamo a metà cammino e per intravedere la luce alla fine del tunnel potremmo aver bisogno del cosidetto Scaffolding di Vygotskij.
Ci serve per riscoprire i talenti che abbiamo dimenticato di avere o che ancora non ri-conosciamo in noi. E ci serve per costruire Know-how diversi. Saperli comunicare e usare.

Negli ultimi giorni, sui social, gira l’immagine delle zone di sviluppo prossimale made in Covid-19.

Vygotskij, considerava il bambino come dotato di un potenziale che gli permette di acquisire nuove conoscenze nel momento in cui entra in contatto con soggetti aventi una maturazione cognitiva e una cultura maggiore di quella presentata dal bambino stesso. Questo scambio di competenze avviene nella zona di sviluppo prossimale e l’aiuto e il supporto fornito al bambino da un adulto (genitore o tutor) prende il nome di scaffolding.

Tutti noi siamo un po' bambini e un po' adulti davanti a questa pandemia che sappiamo solo inseguire. 
Per non inseguire il passato ma usare questo tempo, davvero, per cambiare ed essere pronti per il futuro, abbiamo bisogno di sostegno e di visione, sia per l’apprendimento a scuola che sul lavoro.
Nel rincorrere la fine del tunnel abbiamo imparato velocemente a convivere con parole nuove per la nostra quotidianità: “restrizione”, “lavoro agile”, “smart working”, “conference call” “protezione individuale” e altre espressioni ormai non solo appannaggio per pochi.

Ciò che è successo, è che ci siamo formati tutti (docenti e formatori-progettisti) molto velocemente. Stiamo adattandoci ad un meccanismo che possa includere veramente tutti (con provvedimenti veloci da parte del Ministero dell’Istruzione e delle aziende), al fine di superare quei vincoli culturali che avrebbero potuto fermare il Paese. Insegnanti, educatori, studenti e lavoratori hanno imparato ad utilizzare velocemente la tecnologia (sostenendosi gli uni con gli altri in un lavoro in cui la scuola e il lavoro sono entrati nelle case delle persone), grazie anche alla condivisione di queste tecnologie che erano già disponibili e che ora lo sono molto di più. Ecco che il termine Scaffolding ha una sua valenza concettuale che ben si applica alla nostra situazione attuale. 
Abbiamo bisogno di una ricetta facile e veloce per passare dalla consapevolezza all’azione. 
Per non rimanere nel passato, un passato che non troverà più lo stesso sistema. E per imparare a gestire il cambiamento attraverso strategie di adattamento trasformazione ed evoluzione.

La scuola come il lavoro deve imparare ora a valutare le competenze per obiettivi raggiuntie deve realizzare attività didattiche-formative che stimolino a costruire progetti intorno a ciò che si apprende”.
Sopravvive chi attua piani. Sopravvive ed esce dal tunnel pronto e preparato, chi costruisce sia per la scuola che per il lavoro strutture di supporto necessarie alla “ricostruzione del sé”, dopo aver raccolto e riconosciuto i propri talenti, insegnato a comunicarli e ad usarli nel nuovo mondo.  

Il termine scaffolding deriva dalla parola inglese scaffold, che, letteralmente, indica “impalcatura” o “ponteggio”, ovvero attrezzi usati dagli operai per svolgere un lavoro di costruzione. Quindi, così come gli operai costruiscono una casa, l’adulto o il tutor aiuta “il bambino” a costruire le proprie competenze cognitive. In psicologia e pedagogia, insomma, il termine scaffolding è usato per indicare l’aiuto, il sostegno, dato da una persona competente a un’altra, per apprendere nuove nozioni o abilità (Wood, Bruner, & Ross, 1976).
Ognuno possiede un potenziale cognitivo che può essere arricchito e corredato per mezzo dell’interazione con una persona più competente. Lo spazio dell’interazione, zona di sviluppo prossimale, costituisce una area di apprendimento in cui le capacità cognitive “del bambino” aumentano e possono essere sviluppate delle nuove forme di conoscenza.

Per passare dalla staticità all’azione, abbiamo bisogno dello scaffolding.
Abbiamo bisogno di raccogliere il knwo-how di tutti e condividerlo, adattarlo, trasformarlo ed evolverlo. Questo potrebbe essere il vero cambiamento!

Lo dobbiamo usare quando uno studente o discente è in difficoltà nell’ambito dell’acquisizione di nuove nozioni in ambito scolastico o lavorativo. Dobbiamo sostenere le richieste di aiuto (ancora troppo silenziose) e riportarle alle persone che svolgono specificamente il ruolo di tutor nell’apprendimento, il cui scopo finale è far diventare autonomo l’allievo nell’attuazione del metodo acquisito. In questo modo entrano in gioco sia lo scaffolding sia il fading. 

Alla fine dell’attuazione di queste procedure, lo studente-discente presenterà una maggiore fiducia nelle proprie capacità cognitive e comportamentali, fino a sentirsi più esperto nel sapere in generale. Chiaramente, questa prassi porta a incrementare anche l’autostima e la fiducia in se stessi, ottima medicina per affrontare al meglio gli ostacoli e le incertezze di questo periodo.
La tecnologia e l’uso di strumenti digitali per non perdere la relazione umana, ha attuato un cambiamento anche nei processi di apprendimento. Infatti, la relazione tra tutor e studente è stata mediata dall’interazione tra macchina e studente-discente.

Grazie a questo nuovo binomio tecnologia-tutor è possibile apprendere e immagazzinare informazione in memoria attraverso tecniche diverse dalle precedenti. Sicuramente è la nuova era dell’apprendimento e della conoscenza che porta all’acquisizione più immediata e repentina di processi. Questa nuova modalità è stata già definita dimensione ‘tecnologica dello scaffolding (Pea, 2004).

Se riusciamo a portare nuovamente l’uomo e la natura, insieme, al centro, introducendo il concetto di cura della persona, conoscenza e riconoscimento dei propri talenti, arriveremmo ad una nuova prosperità, quale sinonimo anche di rigenerazione. 

Gabriella Russo
Ambasciatrice EPALE

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